
Racconto di Lorenzo che con Marcello ha fatto questo viaggio davvero particolarissimo…
Zanzibar a piedi  è un giretto nato da un istantaneo e nevrotico bisogno di libertà totale; seppur concentrata, è stata la possibilità di fare un grande respiro, avido come il primo dopo che hai trattenuto a lungo il fiato. Solo due settimane ma di vera avventura, di quella che fa muovere il cervello.
Un conoscente di famiglia ha comprato terra e costruito un ristorante oltre che una piccola onlus a Zanzibar. Ecco il campo base! Nungwi a nord dell’isola maggiore. Palando con Learco senza alcuna cartina a disposizione scopro che l’isola è assimilabile ad un ellisse con un centinaio di chilometri come asse maggiore e come minore poco più di quaranta: “pensavo più vasta! Si potrebbe fare il periplo a piedi” pensavo tra me e me. Qualche mese dopo avevo un compagno, il biglietto ed un manuale di sopravvivenza in mano!! I preparativi elettrizzavano la nostra piccola spedizione a due e, fatto ancora più divertente è stato constatare dopo che incredibilmente tutto il viaggio aveva rispecchiato esattamente l’idea buttata inizialmente e mai troppo elaborata. Il giro è avvenuto esattamente in senso orario, partendo da nord, scendendo lungo la costa est per poi risalire dalla costa ovest, ma un po’ più all’interno. Incredibile come si sono formate le tappe perché a pensarci, fino al secondo giorno sull’isola non disponevamo ancora di una cartografia dettagliata (non sono pazzo è davvero fatta a mano quella migliore. e lo dice un alpinista). Si ragionava su una carta semplificata e basta. Fortuna e meraviglia ci hanno assistiti, è vero. Con questo non si creda che non fossimo preparati a tutto, certo come prima “spedizione” africana le dimensioni contenute, l’assenza di animali pericolosi, il rischio esiguo di contrarre malattie ha orientato la possibilità . È stato scelto quel posto perché c’era la sicurezza di un appoggio qual’ora si fossero incontrati problemi, e nient’altro. Per fortuna il percorso ha fugato mille dei problemi potenziali di cui accennano le guide … fugati i pericoli estremi, seppur con qualche attenzione. Girare a piedi permette di prendere le misure, da bravo architetto ho bisogno di proporzioni e obiettivi. La vera conoscenza dei luoghi passa assolutamente dal misurarli a passi lenti. Camminando con gli zaini, due uomini bianchi destano curiosità , uscendo decisamente (conciati come eravamo) dall’immaginario vacanziero da villaggio all inclusive che tanto noi italiani abbiamo contribuito a costruire. Quanti i saluti e mille altri detti pronunciati al giorno; sono stati infiniti durante i 300 km percorsi. Parlare durante la marcia, chiacchierare per procurarsi i pasti, l’acqua, le informazioni, di giorno, di notte!! Quando si vedono tutte le parti, allora si può giudicare l’intero. Luoghi magnifici e magici di cui s’intuisce subito una cosa: il turista medio non conosce nulla o peggio, vede parzialmente e riporta storpiando. Abbiamo dormito in spiaggia, camminato con il fresco della notte e presso una tribù, fatto mille bagni tutti davvero diversi, cucinato ovunque e bevuto caffè dalla mitica zanzi, la moka simbolo a completamento dei 18 kg di zaino. Il fuoco necessario, discreto e niente oltre.
Possiamo dire di aver fatto amicizia con una intera isola!!l’abbiamo solcata con passo leggero, coscienti di non aver lascito tracce pesanti. Un turismo cosciente, ecco il primo passo per un turismo sostenibile..poi se uno vuole portarsi tutto in spalla, tenda compresa, tanto meglio, sarò lieto di consigliargli qualche bel posto dove piantarla!
Ciao, Un abbraccio!
Lorenzo Sacchi – architetto, classe ’83 – Mantova (MN) sacchi.lorenzo@libero.it


