marzo 2nd, 2012 at 10:20 am

Pioggia-fango-merda-sole-blues

Massimo Rossi, “Pioggia fango merda sole blues. Un’Amazzonia senza Sting”, Nuovi Equilibri – Stampa alternativa -1999

Pubblicato su il reporter

Un libro che non è un racconto di viaggio, ma un diario di quaranta giorni vissuti da medico volontario in un anonimo, caldissimo, umidissimo e dimenticato “buco di culo del mondo”, dove il fango è impastato in eguale quantità alla merda per la totale assenza di fogne. Benvenuti a Placido de Castro, Acre, Brasile, ai confini con Bolivia e Perù. Un libro “che puzza”, a partire dal titolo, un libro che si legge con tutti e cinque i sensi e forse con l’olfatto più della vista. Nel titolo c’è già tutto: pioggia-fango-merda-sole. E poi il blues, con quella sua carica di nostalgica tristezza che affonda le radici nelle canzoni degli schiavi neri d’America. Un luogo dimenticato in cui non si può non chiedersi “cosa ci faccio io qui?” O meglio cosa ci fa qui questa gente e perché non fugge da un non-luogo come questo.

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gennaio 14th, 2011 at 7:30 am

E come Emergency

Pubblicato su il reporterParole Nomadi – Emergency

O forse E come Eroi. Perché sono loro, e quelli come loro, i moderni eroi. Proprio con loro voglio iniziare il nuovo anno di Parole Nomadi, come augurio di pace e come invito alla solidarietà e alla convivenza.

Clicco sulla homepage di Emergency. In primo piano appare un messaggio semplice e immediato: “Ogni 2 minuti curiamo 1 persona”. Da quando fu fondata nel 1994 nei suoi ospedali e centri di riabilitazione sono state curate gratuitamente più di 4 milioni di persone. Sono questi i numeri che fanno capire cosa Emergency rappresenti oggi: una, spesso la sola, possibilità di cura in Paesi dove l’assistenza non è garantita. Si tratta di aree povere, martoriate da conflitti o devastate da cataclismi naturali, regioni dove la quotidianità assomiglia molto a quella che per noi è l’eccezionalità di una zona terremotata: proprio in questi luoghi, spesso anche logisticamente di difficile accesso, Emergency ha creato dai semplici posti sanitari a strutture d’eccellenza curate in ogni dettaglio. Oltre ai numeri c’è però in quel messaggio in homepage un’altra parola che fa la differenza, o meglio che NON fa la differenza: “persona”. Per Emergency ci sono soltanto “persone” bisognose di aiuto e di cure senza discriminazione di razza, ideologia, sesso o religione, senza distinzione fra amici e nemici. Molte di queste persone sono bambini, donne e anziani, perché le statistiche dicono che nei conflitti contemporanei il 90% delle vittime sono civili. E in cambio dell’aiuto dato non è richiesta alcuna adesione etico-religiosa e non vi è alcuna imposizione di valori altri.

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luglio 30th, 2010 at 7:30 am

Volontourism

Pubblicato su il reporterVolontourism

C’è il turismo tradizionale. C’è quello responsabile. E c’è quello solidale. Non la solidarietà di professione di missionari e operatori umanitari (i cosiddetti espatriati o “expats”), ma quella che con un neologismo è stata definita “volontourism”, che cerca cioè di coniugare il turismo al volontariato. Si tratta di turisti insoddisfatti dei “soliti viaggi” (e sono sempre di più), che decidono di impegnare le proprie ferie per lavorare sul campo con delle ONG.

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