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	<title>AcomeAvventura &#187; Viaggiare</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Posto quindi sono</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 06:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter &#8211; parole Nomadi &#8211; F come Facebook
In questa manciata di anni il viaggio è mutato così radicalmente e repentinamente come mai nel passato. Solo marginalmente le cause del cambiamento sono riconducibili a eventi come la crisi economica, l’11 settembre, il prezzo del petrolio o le rivoluzioni del nord Africa. Il cambiamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/03/Libia-blog.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5343" title="Libia-blog" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/03/Libia-blog-150x108.jpg" alt="" width="150" height="108" /></a>Pubblicato su <em>il reporter</em> &#8211; parole Nomadi &#8211; <a title="ilreporter" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/f-come-facebook" target="_blank">F come Facebook</a></p>
<p>In questa manciata di anni il viaggio è mutato così radicalmente e repentinamente come mai nel passato. Solo marginalmente le cause del cambiamento sono riconducibili a eventi come la crisi economica, l’11 settembre, il prezzo del petrolio o le rivoluzioni del nord Africa. Il cambiamento più profondo e senza possibilità di ritorno è stato invece causato dall&#8217;avanzamento della società globale e dalla rivoluzione tecnologica, in particolare da quella informatica.<span id="more-5342"></span></p>
<p>E’ soprattutto internet ad aver rivoluzionato il viaggio, permettendo a tutti di accedere alle informazioni per scegliere e ritagliarsi su misura il proprio viaggio. Anche una volta partiti (ma si parte davvero?) la “nuvola” ci segue ovunque con una connessione permanente attraverso un hardware diventato poco hard e molto light e mobile. E’ sufficiente un semplice smartphone per avere aggiornamenti in tempo reale e aggiornare continuamente (e spesso innecessariamente) gli “amici” dei social networks. In un rettangolo di dieci per cinque centimetri e meno di uno di spessore, disponiamo di GPS, macchina fotografica, orologio, calcolatrice, convertitore di valuta, rubrica, agenda, lettore mp3, videoregistratore, torcia, guida, addirittura proiettore e presto useremo il telefonino intelligente per pagare al posto della carta di credito. E siamo solo all’inizio della fine: quanti altri apparati tecnologici scompariranno a breve fagocitati da questo oggetto cult?</p>
<p>Il vero e profondo cambiamento del nostro modo di viaggiare non è però solo l’uso dello strumento, ma anche le reazioni che genera nel nostro comportamento. Illuminante a questo proposito un recente articolo sul supplemento “Lettura” del Corriere, dal titolo esplicativo “Facebook dunque sono: vivere la vita per documentarla” di Nathan Jurgenson. I viaggiatori nativi digitali, i turisti 2.0, non solo sono sempre connessi con casa e amici quando sono altrove e viceversa con l’altrove quando sono a casa, non solo per loro vicino e lontano sono due variabili passate di moda (“ET… casa”… vi ricordate il film? Non è più così!). Sono passati dal viaggio come meta al metaviaggio, cioè a qualcosa che va oltre gli elementi contingenti dell&#8217;esperienza sensibile, ma esiste soprattutto, o addirittura solo, se raccontato e condiviso, trasformandosi così da esperienza reale in virtuale e mediatica. Chi utilizza i social networks in modo intensivo, osserva il mondo non come un viaggiatore tradizionale. Lo guarda attraverso lo specchio deformante, o comunque condizionante, di Facebook, un po’ come fa il fotografo con la macchina fotografica. Cerca nel viaggio (e nella vita) solo ciò che può condividere attraverso foto, video o post e sceglie soprattutto quegli elementi capaci di raccogliere un buon numero di “mi piace”. “Il vero potere dei social media è di cambiare il modo in cui la nostra coscienza percepisce il mondo, anche quando siamo disconnessi”, scrive Jurgenson. Ecco la vera grande mutazione che sta avvenendo sotto i nostri occhi o meglio sotto l’occhio di FB.</p>
<p>Consiglio di lettura: Mario Gerosa &#8211; Sara Magro, Nuovi Turismi, Morellini 2011</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fposto-quindi-sono%2F&amp;title=Posto%20quindi%20sono"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>C come (I) Care</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 06:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Pubblicato su il reporter -Parole Nomadi &#8211; I care
Viaggiare può essere fatale. Non intendo per i viaggiatori (quello è un rischio calcolato e inevitabile, presente poco o tanto in tutte le attività umane). Parlo dell’impatto su ambiente, società e culture altre. Il turismo si occupa di tempo libero, ma è un’industria sempre più pesante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/orme-spiaggia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5311" title="orme spiaggia" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/orme-spiaggia-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a> <a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/Spiaggia.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-5312" title="Spiaggia" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/Spiaggia-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su <em>il reporter -</em>Parole Nomadi &#8211; <a title="care" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/c-come-i-care" target="_blank">I care</a></p>
<p>Viaggiare può essere fatale. Non intendo per i viaggiatori (quello è un rischio calcolato e inevitabile, presente poco o tanto in tutte le attività umane). Parlo dell’impatto su ambiente, società e culture altre. Il turismo si occupa di tempo libero, ma è un’industria sempre più pesante e meno sostenibile, non fosse altro che per la quantità di persone che sposta da una parte all’altra del globo. Il naufragio della nave da crociera Concordia è l’esemplificazione di come i grandi numeri moltiplichino i rischi ambientali. Il paradosso del turismo è che ha un impatto negativo proprio su quel territorio e quelle culture che vorrebbe valorizzare, ma che in realtà scopre, consuma e poi abbandona o ‘declassa’, spostandosi su nuove mete destinate a subire la stessa sorte di progressivo degrado.</p>
<p><span id="more-5308"></span></p>
<p>Siamo tutti colpevoli, come canta de André: “anche se proviamo a crederci assolti, siamo tutti coinvolti”. Anche quando scegliamo le destinazioni ‘giuste’, natura incontaminata e popolazioni ‘autentiche’. Anzi, in questo caso gli effetti rischiano di essere ancora più pesanti rispetto a quelli di chi si chiude in un villaggio turistico per un paio di settimane. Non basta viaggiare in modo semplice e spartano, in certi luoghi bisogna proprio non andarci, con buona pace di novelli esploratori e improvvisati antropologi, di governi e T.O. Se poi il ‘progresso’ arriverà anche lì “perché così va il mondo” o perché così decidono le popolazioni che vi abitano, per lo meno non saremo stati noi gli irresponsabili responsabili. Per salvare gli ambienti più fragili e salvaguardare l’integrità fisica e culturale di chi ci vive, questi luoghi devono essere considerati ‘off limits’. Non è sempre necessario andare a vedere di persona così da poter dire “io ci sono stato”, collezionando istantanee da condividere nei social networks con un “Mi piace”. E’ ora che al semplice “Mi piace” sostituiamo un “I care”, o come diremmo noi &#8220;mi importa …mi sta a cuore…&#8221;. Perché se tutti dicessimo più spesso &#8220;I care&#8221;, forse potremmo dare realtà ai sogni e soprattutto un futuro alla terra e a chi verrà dopo di noi.</p>
<p>Come viaggiatrice mi disturba l’atteggiamento di tanta stampa turistica che decanta gli ultimi paradisi invitando a visitarli prima che sia troppo tardi e poi, raggiunto lo scopo (ricevuto il viaggio premio o l’inserzione pubblicitaria dall’ente turistico, venduti la rivista o il pacchetto), manda un inviato a testimoniare i probabili danni provocati dai turisti su quegli ambienti fragili, dandosi pure una patente ecologista e scaricando le colpe su chi ha solo seguito il loro consiglio.</p>
<p>La prognosi dell’impatto turistico non è necessariamente funesta: in molti luoghi è possibile compensarne i costi con i benefici o meglio ancora, far sì che ambiente e popolazioni residenti possano guadagnarci. La natura, là dove ‘paga’, ha più probabilità di sopravvivere ad altre e spesso più devastanti forme di sfruttamento come l’industria estrattiva e del legname, l’allevamento intensivo, le monoculture, la caccia indiscriminata… E’ questo un turismo dai molti aggettivi, ognuno con una sfumatura di significato diversa: responsabile, etico, sostenibile, verde, ecologico, sociale, rurale, accessibile, di comunità, equo e solidale… termini spesso abusati, ma che indicano la sola strada percorribile. Non è solo per viaggiatori alternativi, ma deve rivolgersi anche al turismo tradizionale che, muovendo i grandi numeri, ha una ricaduta maggiore su popolazioni e territori. Impresa difficile, perché, come diceva l’indimenticato Alex Langer, “Il turismo è compatibile con l’ambiente solo a dosi omeopatiche”.  Ma cambiare è necessario. Tutti noi in quanto ‘consumatori’ (ci piaccia o no, il vocabolo è appropriato) abbiamo un potere enorme, spesso sottostimato e poco esercitato, ma che ha la forza di condizionare il mercato: il potere di scelta. Usiamolo!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Lettura consigliata: “Il Turista Nudo” di Lawrence Osborne, tipico scrittore snob alla ricerca degli ultimi primitivi prima dell’arrivo dell’l’homo turisticus.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fc-come-i-care%2F&amp;title=C%20come%20%28I%29%20Care"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Viaggiare costa</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 06:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Federica Brunini,  Piccolo libro verde del viaggio – 250 consigli risparmiosi per voi e per l’ambiente - Morellini Editore 2010
Pubblicato su ilreporter
“Viaggiare è appassionante. Divertente. Utile. Indispensabile. Ma costa”, scrive Federica Brunini nel suo “Il piccolo Libro Verde”. Preoccupata per il risicato bilancio delle famiglie italiane in tempo di crisi? Per gli inevitabili tagli ai beni ‘superflui’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/Libro_verde_del_Viaggio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5303" title="Libro_verde_del_Viaggio" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/Libro_verde_del_Viaggio-100x150.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a>Federica Brunini,  Piccolo libro verde del viaggio – 250 consigli risparmiosi per voi e per l’ambiente - Morellini Editore 2010</p>
<p>Pubblicato su <em>ilreporter</em></p>
<p>“Viaggiare è appassionante. Divertente. Utile. Indispensabile. Ma costa”, scrive Federica Brunini nel suo “Il piccolo Libro Verde”. Preoccupata per il risicato bilancio delle famiglie italiane in tempo di crisi? Per gli inevitabili tagli ai beni ‘superflui’ dai viaggi al ristorante? Non esattamente. Continua l’autrice: “Costa all’ambiente e alla salute del mondo. A meno che… Non siate viaggiatori eco-consapevoli. Attenti alla natura e alle sue esigenze. Che sono, infine, anche le nostre”. E di seguito elenca 250 consigli per spostarsi alla scoperta del pianeta senza comprometterne (troppo) la bellezza e la vitalità. E per godersi la bellissima esperienza di viaggi a impatto zero (o quasi).</p>
<p>Personalmente tendo a essere sempre un po’ sospettosa quando viene usato (e frequentemente abusato, pur di assecondare una sempre più diffusa sensibilità ambientalista) il termine ‘eco’ con tutte le sue infinite varianti …eco-resort, eco-lodge, eco-operatore, eco-compatibile, ecc. I prodotti pubblicizzati hanno spesso poco o nulla di ecologico. In ambito turistico magari sono ‘verdi’ le destinazioni, parchi o paradisi naturali, ma non il loro sfruttamento che, al di là delle affermazioni, continua a seguire modalità poco rispettose dell’ambiente ed è causa di un degrado direttamente proporzionale al numero di visite.</p>
<p>Il lungo, conciso e variegato elenco di consigli ‘verdi’ di Federica Brunini (con tanto di link di approfondimento) è invece utile perché fornisce suggerimenti preziosi su come comportarci per limitare il nostro impatto sull’ambiente sia in viaggio che nella vita di tutti i giorni. Un elenco non solo di ciò che ciascuno di noi non deve fare, ma soprattutto ciò che dovrebbe fare. Perché, come diceva Gandhi, “dovete essere voi il cambiamento che volete vedere”.<span id="more-5302"></span></p>
<p>Sono necessari uno stile di vita più semplice e la rinuncia a qualche comfort, ma si tratta più che altro di fare scelte consapevoli. Scegliere è l’arma di cui disponiamo noi ‘consumatori’: un potere enorme, spesso sottostimato e poco esercitato, ma che ha la forza di condizionare il mercato. Come scrive l’autrice, le esigenze della natura sono anche le nostre. E alla fine risparmiamo tutti. Risparmio personale e risparmio ambientale coincidono, perché scegliere un turismo verde ed ecologico (o come si preferisce chiamare oggi ‘sostenibile’ in termini quantitativi e ‘responsabile’ in termini etici) conviene sia all’ambiente che alle nostre tasche. E’ finito il tempo dell’accumulo e del consumo indiscriminato, degli sprechi e dell’usa e getta. Cambiare atteggiamento è necessario perché le risorse della nostra madre terra non sono illimitate e non sempre sono rinnovabili. Questo piccolo libro verde ci suggerisce come fare. A partire da noi, per poter continuare a viaggiare “portando via solo ricordi e lasciando nient’altro che orme”.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fviaggiare-costa%2F&amp;title=Viaggiare%20costa"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Va dove ti porta il cuore</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 06:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[D come Dispari]]></category>
		<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su ilreporter &#8211; Parole Nomadi &#8211; C come Cuore
Secondo una famosa battuta di Churchill, uomo di spiccata misoginia, “le migliori società sono quelle che hanno un numero di soci dispari, la cui somma è inferiore a due”. Un’affermazione consolatoria per chi è single o dispari (ndr: un ‘dispari’ può essere o meno in coppia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/cuore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5263" title="cuore" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/cuore.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Pubblicato su <em>ilreporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="ilreporter" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/c-come-cuore" target="_blank">C come Cuore</a></p>
<p>Secondo una famosa battuta di Churchill, uomo di spiccata misoginia, “<em>le migliori società sono quelle che hanno un numero di soci dispari, la cui somma è inferiore a due</em>”. Un’affermazione consolatoria per chi è single o dispari (<em>ndr</em>: un ‘dispari’ può essere o meno in coppia, ma tale rimane perché la sua e una condizione mentale, mentre un ‘single’ è chi, per un periodo più o meno breve, non è in coppia). Un’affermazione, quella di Sir Winston, smentita dai fatti, perché l’uomo è un’animale sociale e, anche se colleziona insuccessi, continua a tessere relazioni e ad accoppiarsi.</p>
<p>Anche quando si viaggia, raramente si parte soli (o si rimane soli a lungo). E’ sterile stabilire gerarchie paragonando il viaggio in solitaria a quello in coppia o in gruppo. Ciascuno ha la sua bellezza o la sua necessità, i suoi pro come i suoi contro. Da una parte c’è libertà e disponibilità all’incontro, dall’altra supporto e condivisione, e in mezzo molte variabili e sfumature. Non solo ogni viaggiatore, ma ogni viaggio fa storia a sé. Ognuno parta dunque come vuole, come sa o come può. L’importante è non sprecare la grande occasione che il viaggio offre, fermo restando che è meglio essere soli, piuttosto che mal accompagnati, come ben sa la saggezza popolare. Confesso però che anche chi come me è irrimediabilmente dispari (condizione aggravata da un segno zodiacale gemelli), non può rifiutarsi dall’ammettere che i viaggi in coppia possono essere un buon compromesso fra il viaggio in solitaria e di gruppo.<span id="more-5262"></span></p>
<p>Forse perché San Valentino si avvicina e siamo tutti contagiati da una vena di romanticismo… O forse perché il viaggio in fondo assomiglia all’amore: lo stupore della prima volta in un luogo come il primo incontro, il misto di timore e attrazione per ciò che sta là fuori come per il partner, la curiosità della scoperta dell’altrove come dell’altro. E poi il piacere dell’avventura, il senso di leggerezza, l’abbandono a nuove emozioni ed esperienze sensoriali, gli occhi che si fanno attenti alle sfumature, il mondo che ha nuovi colori e sapori. Senza negare ansie, fatiche, patimenti e imprevisti di percorso, nel viaggio come nell’amore, perché passione è sempre anche “pathos”. Non manca poi il rischio inevitabile della delusione, perché da entrambi ci si aspetta sempre molto, forse troppo. E infine il piacere del ricordo, qualche volta anche migliore del vissuto, perché è dimostrato che la memoria tende a selezionare il bello e a rimuovere il resto.</p>
<p>Il viaggio può essere anche una valida alternativa all’amore, perché quando questo manca o sfugge, si può sempre partire per dimenticare, o per cercarne un nuovo o per ritrovare se stessi e ricomporre i pezzi del puzzle prendendo le giuste distanze dagli accadimenti. Il viaggio infine come surrogato più o meno consapevole dell’amore. Scriveva Hesse, con la sua sensibilità di artista e viaggiatore del dentro e del fuori: “<em>Noi nomadi siamo tutti così. Il nostro vagabondare è in gran parte amore, erotismo. Il romanticismo dei viaggi per metà non è altro che attesa dell’avventura. Ma per l’altra metà è l’inconscio impulso a trasformare e a dissolvere l’erotismo. Noi nomadi&#8230; distribuiamo quell’amore che spetterebbe alla donna, al villaggio e alla montagna, lago e burrone, ai bambini per via, ai mendicanti sul ponte, al bestiame al pascolo, all’uccello, alla farfalla</em>”. Per chiudere in bellezza un consiglio per innamorati e non, single, dispari, fidanzati e sposati: vai dove ti porta il cuore.</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/Viaggi-di-Miele.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5264" title="Viaggi di Miele" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/Viaggi-di-Miele-102x150.jpg" alt="" width="102" height="150" /></a>Un suggerimento per coniugare amore e viaggio: “<em>Viaggi di Miele &#8211; mete romantiche e alternative per amanti, fidanzati, sposi</em>” di Rossella Burattino, Casa Editrice Polaris. L’agile manuale tascabile, ricco anche di informazioni pratiche, raccoglie mete adatte per una fuga romantica, un viaggio di nozze o l’anniversario di matrimonio. Destinazioni classiche o insolite, per un ponte o un lunga vacanza, per tipi tranquilli o avventurosi, per gli appassionati d’arte o di natura. Comunque per innamorati. E per chi non lo fosse? Tocca darsi da fare e San Valentino può essere l’occasione per rivelarsi…</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>P.S. Per maggiori informazioni sui dispari vai al <a title="D come Dispari" href="http://acomeavventura.com/category/d-come-dispari/" target="_blank">D come Dispari</a> del mio blog o sul gruppo &#8220;<a title="non sono single ma dispari" href="https://www.facebook.com/groups/nonsonosinglemadispari/" target="_blank">Non sono Single ma dispari</a>&#8221; di FB&#8230; eravamo in 500 ma Facebook ha &#8220;migrato&#8221; il gruppo per rinnovarne l&#8217;aspetto in base ai suoi attuali standard e ci siamo ritrovati solo in 7 fedelissimi. Grazie magnifici 7! &#8230; Un dispari non si perde d&#8217;animo, con il passaparola troveremo nuovi amici&#8230;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fva-dove-ti-porta-il-cuore%2F&amp;title=Va%20dove%20ti%20porta%20il%20cuore"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Amarcord</title>
		<link>http://acomeavventura.com/amarcord/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 06:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter &#8211; Parole Nomadi &#8211; A come Amarcord
Riflettendo nei post precedenti sul confronto transgenerazionale fra viaggiatori, sul viaggio che cambia e noi che cambiamo modo di viaggiare negli anni, ripensavo ai vecchi tempi.
E così ho ripreso in chiave di viaggio gli amarcord che a ondate invadono internet, quelli per intenderci della serie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/post-it.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5235" title="post it" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/post-it-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su <em>il reporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="ilreporter" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/a-come-amarcord">A come Amarcord</a></p>
<p>Riflettendo nei post precedenti sul confronto transgenerazionale fra viaggiatori, sul viaggio che cambia e noi che cambiamo modo di viaggiare negli anni, ripensavo ai vecchi tempi.</p>
<p>E così ho ripreso in chiave di viaggio gli amarcord che a ondate invadono internet, quelli per intenderci della serie “noi che eravamo bambini negli anni ’50 o ’60… come abbiamo fatto a sopravvivere?” E allora, vai!</p>
<p>Noi che avevamo solo il numero di telefono di casa e la cornetta era legata alla base con un filo e vivevamo bene anche senza cellulare…</p>
<p>Noi che in viaggio non telefonavamo mai a casa e nessuno si preoccupava…</p>
<p>Noi che non avevamo i navigatori satellitari&#8230;</p>
<p>Noi che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci (fortuna che i canali erano solo due)…</p>
<p>Noi che non avevamo il computer, ma non ci annoiavamo mai…</p>
<p>Noi che le ricerche le facevamo sui libri perché google non c’era…</p>
<p>Noi che “navigare” voleva dire andare per mare…</p>
<p>Noi che scrivevamo le cartoline…</p>
<p>Noi che le lettere le imbucavamo nelle cassette della posta…<span id="more-5233"></span></p>
<p>Noi che “il tuo profilo” non era qualcosa da esibire nei social network..<strong>.</strong></p>
<p>Noi che l’Ipod non c’era e ascoltavamo la musica dei 45 giri di vinile nei mangiadischi…</p>
<p>Noi che le riviste di viaggi non c’erano e divoravamo i racconti di Bonatti nell’inserto di Epoca…</p>
<p>Noi che agosto lo passavamo in colonia…</p>
<p>Noi che la gita scolastica era un evento speciale&#8230;</p>
<p>Noi che i weekend andavamo in campagna e non a Praga o a Lisbona…</p>
<p>Noi che gli zaini erano quelli militari…</p>
<p>Noi che gli scarponi non erano ultraleggeri e in goretex, ma pesantissimi e in cuoio…</p>
<p>Noi che andavamo in montagna con calzettoni e guanti di lana fatti a mano&#8230;</p>
<p>Noi che il pile e la microfibra non c’erano, ma solo la lana per l’inverno e il cotone per l’estate…</p>
<p>Noi che bevevamo dalla stessa bottiglia e non ci prendevamo le malattie…</p>
<p>Noi che avevamo il nascondiglio segreto e la capanna sugli alberi…</p>
<p>Noi che se andavamo in strada non c’era pericolo…</p>
<p>Noi che il Ciao lo avviavamo pedalando…</p>
<p>Noi che andavamo in macchina senza cinture di sicurezza e senza airbag&#8230;</p>
<p>Noi che partivamo in autostop o con l’inter-rail o in quattro sulla duecavalli…</p>
<p>Noi che prendevamo il treno per Londra e vedevamo dal ferry le bianche scogliere di Dover…</p>
<p>Noi che andavamo in India in “magic bus”…</p>
<p>Noi che guardavamo con stupore chi tornava da un viaggio in Africa…</p>
<p>Noi che passavamo la frontiera con le vecchie lire nascoste nel tubetto del dentifricio a causa delle restrizioni valutarie…</p>
<p>Noi che scrivevamo il diario di viaggio sulla moleskine e non sul blog…</p>
<p>Noi che fotografavamo in bianco e nero…</p>
<p>Noi che contavamo i rullini prima di partire…</p>
<p>Noi che al ritorno facevamo gli album delle fotografie…</p>
<p>Noi che l’Apollo 11 il 21 luglio 1969 “Ha Toccato” “No non ha toccato”…</p>
<p>Noi che pensavamo di non invecchiare…</p>
<p>Noi che continuiamo a viaggiare…</p>
<p>Noi che, con un po’ di nostalgia per come eravamo, ci chiediamo come facessimo allora…</p>
<p>Noi che vorremo che i giovani avessero, come abbiamo avuto noi, fiducia nel futuro…</p>
<p>P.S.: Questa volta nessun consiglio di lettura, i protagonisti siamo noi, e ognuno può aggiungere un ricordo&#8230;</p>
<p><em>Anna</em></p>
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