febbraio 3rd, 2012 at 7:30 am

Amarcord

Pubblicato su il reporter – Parole Nomadi – A come Amarcord

Riflettendo nei post precedenti sul confronto transgenerazionale fra viaggiatori, sul viaggio che cambia e noi che cambiamo modo di viaggiare negli anni, ripensavo ai vecchi tempi.

E così ho ripreso in chiave di viaggio gli amarcord che a ondate invadono internet, quelli per intenderci della serie “noi che eravamo bambini negli anni ’50 o ’60… come abbiamo fatto a sopravvivere?” E allora, vai!

Noi che avevamo solo il numero di telefono di casa e la cornetta era legata alla base con un filo e vivevamo bene anche senza cellulare…

Noi che in viaggio non telefonavamo mai a casa e nessuno si preoccupava…

Noi che non avevamo i navigatori satellitari…

Noi che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci (fortuna che i canali erano solo due)…

Noi che non avevamo il computer, ma non ci annoiavamo mai…

Noi che le ricerche le facevamo sui libri perché google non c’era…

Noi che “navigare” voleva dire andare per mare…

Noi che scrivevamo le cartoline…

Noi che le lettere le imbucavamo nelle cassette della posta… Continua »

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gennaio 21st, 2012 at 2:19 pm

Turisti 2.0

 

Pubblicato su ilreporter – Parole Nomadi – Internauti

Tre generazioni a confronto. Quella dei “Grandi Viaggiatori” vissuti in un mondo capace di regalare ancora l’emozione della scoperta di luoghi sconosciuti ai più. Quella di mezzo degli “Imperfetti Viaggiatori“, in bilico fra voglia di viaggio e mercato del turismo. E infine le nuove generazioni, armate di tecnologia, ma orfane di quella magia che rendeva il mondo ancora capace di stupire. Come chiamare questi nuovi viaggiatori? “Internauti”, “turisti 2.0”, “tecno-nomadi”: tutte definizioni azzeccate, visto che viaggiano prima di tutto nel web e non potrebbero vivere senza smartphone, i-pad, computer portatili e la “nuvola” che li segue ovunque. Continua »

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gennaio 12th, 2012 at 2:51 pm

Etiopia. Outsider a tempo determinato

 

Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato di Massimo Rossi

Mimesis 2011 – € 24.00

Pubblicato su il reporter

A Natale non sono andata in Africa. O forse sì. A Natale sono ritornata nel sud dell’Etiopia. Sono stata fra le tribù al confine con Sudan e Kenya, camminando sulle tracce della spedizione Bòttego del 1894, navigando lungo il corso del basso fiume Omo, accompagnata da un viaggiatore di nome Massimo Rossi.

Può un libro sostituire un viaggio? Certo che no. Ma in qualche raro e felice caso un libro può diventare esso stesso un viaggio. A me è successo con “Etiopia – Saggio di un outsider a tempo determinato”, di Massimo Rossi da poco pubblicato per Mimesis. Un libro che consiglio a chi, in quel lembo d’Africa scoperto dal turismo da non molti anni, già c’è stato. Per lui sarà un interessantissimo ritorno. E a chi pensa di andarci. Per lui sarà una guida precisa, stimolante, ricca di approfondimenti e di rimandi a testi di esploratori del passato e di altri viaggiatori. E lo consiglio anche a chi ama viaggiare, ma già sa che lì non ci andrà mai perché non può o perché preferisce evitare l’afa, la malaria, le mosche tse tse, le notti in tenda… Per lui sarà l’occasione di conoscere anche quel fragile pezzo d’Africa, un mosaico di culture dove sopravvivono popolazioni rimaste a lungo isolate e integre. Continua »

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dicembre 16th, 2011 at 7:30 am

Se non ora, quando?

Pubblicato in Parole Nomadi – Il reporterP come Presente

P come Presente o P come Passato? Lo spunto è l’ultimo  film di Woody Allen, “Midnight in Paris”, una poetica (e per nulla patetica) ricerca dell’età dell’oro attraverso una sorta di fiaba-sogno che si ripete puntuale allo scoccare della mezzanotte. Proprio come in “Corte Sconta” di Hugo Pratt i veneziani: “aprendo le porte che stanno nel fondo di quelle corti, se ne vanno per sempre in posti bellissimi e altre storie…”.

Come sempre accade, anche in questo caso l’età dell’oro è altrove nello spazio, Parigi, e nel tempo, gli anni ’20 o la “belle epoque”, dipende dai gusti, ma comunque in un passato più o meno remoto. E non potrebbe essere diversamente soprattutto oggi, viste le ombre che gravano sul nostro presente incerto e che si allungano anche sul futuro. Slogan come “vogliamo tutto e subito”, “qui e ora”, appartengono a un tempo archiviato. E quelli della mia generazione che li gridavano non molti lustri fa, possono capire che i giovani di oggi si sentano scippati del diritto al futuro perché, come ha sintetizzato perfettamente un cabarettista tedesco, “un tempo il futuro era migliore”. Alla fine però il protagonista del film di Allen non si rifugia nel sogno del passato e neppure nella prigione di un futuro di apparenze e di effimero successo, ma sceglie il presente. Dunque “l’hic et nunc” dei latini, il “qui ed ora” della filosofia zen? Non esattamente, visto che lascia Hollywood, promessa sposa e lavoro, per vivere a Parigi, scegliendo sì il tempo presente ma un luogo diverso da quello in cui abitava.  Continua »

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novembre 4th, 2011 at 7:30 am

E come Entronauti

Pubblicato su il reporter – Parole Nomadi – Imperfetti Viaggiatori

Nell’ultimo post riflettevo su Bonatti e su quei “grandi viaggiatori” nati durante la seconda guerra mondiale o immediatamente dopo, tempi certo più difficili di quelli toccati in sorte a noi che siamo cresciuti durante il boom economico degli anni ‘60. “Giro… vedo gente… mi muovo… conosco… faccio cose”: queste parole del film Ecce Bombo di Moretti potrebbero essere il manifesto della mia generazione. La carica alternativa del decennio fra il ’60 e ’70 ci aveva aperto la strada e noi l’abbiamo percorsa, trasformando il viaggio in una dichiarazione di libertà e di indipendenza. Abbiamo iniziato presto a viaggiare e con ogni mezzo: in autostop e con la tessera inter-rail, su una due cavalli o con il “magic bus”. Siamo andati in Marocco e in Messico, a Goa e a Kathmandu, abbiamo attraversato gli States verso ovest e i paesi del Medio Oriente verso est, leggendo Kerouac, Hesse e Castaneda, ascoltando le canzoni di Joan Baez e di Bob Dylan, dei Beatles e dei Pink Floyd.

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ottobre 21st, 2011 at 11:36 am

I Grandi Viaggiatori di oggi

Pubblicato su il reporterParole Nomadi

C’è un’età per andare e una per stare? Con gli anni cambiamo le nostre mete e i modi di viaggiare? O le diversità di stili di viaggio dipendono invece dalla generazione di appartenenza e ce li portiamo dietro nel cammino della vita? Chi sono i grandi viaggiatori di oggi? Sono riflessioni di questi giorni nate da spunti diversi.

Prima una bellissima proiezione video di un amico viaggiatore, un uomo dal fisico asciutto che certo non ne rivela l’età, uno che prende la bici ed esce di casa a Lugano per andare a Pechino. In bici ovviamente.

Poi la mail di un mitico compagno di viaggi, anche lui oltre le settanta primavere, reduce da trentasei giorni di una “lunga passeggiata spagnola” come l’ha definita lui: la “ruta de la plata”, cui, già che c’era, ha aggiunto altre tappe sino a Capo Finisterre. Le sue parole? “L’inizio è stato durotto per i 38 gradi… Le gambe bene, sono saltate alcune unghie ma niente di grave. Tra qualche anno voglio ripetere questa esperienza con altri percorsi. Mai pensare alla carta d’identità!”.

Per ultimo, un bell’incontro in ricordo di Walter Bonatti organizzato dal TCI, dove gli oratori raccontavano che il grande esploratore si licenziò ormai cinquantenne da Epoca perché gli fu chiesto di scrivere reportage meno avventurosi e più adatti al grande pubblico… Bonatti, si sa, non fa testo (non me ne vogliano i miei due amici se sono un poco parziale… ma lui è stato il primo a farmi sognare i viaggi attraverso i mitici inserti di Epoca). Era unico, uno che lasciò la verticalità dell’alpinismo estremo per buttarsi nell’esplorazione delle terre estreme con la stessa lealtà verso la natura che aveva verso la montagna.

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ottobre 7th, 2011 at 7:30 am

Viaggiare e raccontare

Pubblicato su il reporter – Parole Nomadi – Letteratura di Viaggio

“Scrivere è spostare i limiti, scoprire nuovi spazi, esplorarli” affermava qualche anno fa in un’intervista Claudio Magris. E sono proprio i racconti dei grandi viaggiatori ad aver messo le ali all’immaginario di molti di noi, spronandoci ad andare alla scoperta di quei luoghi sognati. E ora? Cosa è cambiato in questa manciata di anni che separa due secoli e certo due epoche?

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settembre 30th, 2011 at 12:04 am

Incontri e confronti di viaggio

Doctor Livingstone, suppongo, Incontri e confronti di viaggio- A cura di Renata Discacciati - Archinto Ed. - 2011 -  € 12.00 - 9788877685674

Pubblicato su il reporter

“Da sola, in mezzo a una popolazione rude per non dire selvaggia, conoscendo nella loro lingua solamente poche parole e frasi banali, lontana da tutti i consoli o gli agenti di ogni governo civile…”. Così scrive la Baronessa inglese Lady Dufferin nel 1863 dall’Egitto. E le fa eco un’altra donna, l’esploratrice Osa Johnson, in viaggio con il marito nel 1944 nelle remote isole Salomone: “dopo due anni di perseveranza, avevamo ottenuto quello per cui eravamo venuti; avevamo assistito a un banchetto cannibale e avevamo le fotografie da mostrare al mondo”.

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settembre 23rd, 2011 at 7:30 am

A come Avere

Pubblicato su il reporter- Parole Nomadi – A come Avere

Riflettevo sulla frase di un amico, un grande viaggiatore “del dentro e del fuori” (sì, proprio come Terzani), Pierluca Rossi: “andando in giro per il mondo ho capito che le cose ti possono appartenere anche senza essere tue”.
Il viaggio è una scuola per abituarsi a godere delle cose senza necessariamente possederle. Non possediamo, ma diventano parte di noi, i luoghi che visitiamo e che ci emozionano. Proprio come le persone che incontriamo e che ci regalano un sorriso o che ci aprono le loro case o che condividono con noi un tratto di strada.
“A come Avere”, o forse come “Acquistare”. Mi sembra necessario tornare a riflettere su questo tema già affrontato in “L come Leggerezza”, visti i tempi confusi in cui viviamo, con il modello di vita consumistico in crisi per la recessione che impoverisce larghe fasce di popolazione e soprattutto perché la terra non può sopportare il peso di una popolazione che aumenta di numero come nei consumi.
Anche chi era abituato a un certo benessere si ritrova a dover risparmiare e a ritornare ad abitudini di vita più semplici per far quadrare i conti. E queste sono rinunce per molti inevitabili. Poi ci sono le rinunce frutto di scelta e di consapevolezza, perché tutti dovremmo cercare di condurre una vita a basso impatto per salvaguardare l’ambiente. In entrambi i casi queste scelte, obbligate o libere che siano, non possono non aggravare la crisi di un sistema che per reggersi ha sempre incentivato il consumo, usando in modo indiscriminato risorse ambientali limitate.
Siamo diventati un po’ tutti “shopaholics”, tanto che sul piacere del possesso prevale ormai il “semplice” gusto dell’acquisto compulsivo che si esaurisce in se stesso. La dicotomia di Fromm “avere o essere” si è trasformata dapprima in “siamo ciò che abbiamo” e poi in “siamo ciò che acquistiamo”. Così riempiamo le nostre case e le nostre vite di oggetti inutili o comunque di duplicati che ci sommergono e ci soffocano.
Quante cose ci servono per vivere? E quante di queste devono essere possedute o potrebbero essere condivise, scambiate, affittate, prestate…?

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luglio 29th, 2011 at 7:30 am

Con l’augurio di un pieno di passione

Pubblicato sul il reporter – Parole Nomadi – P come Passione

L’ultimo post prima delle partenze estive è un augurio che accompagni viaggiatori e lettori durante questo mese in cui il reporter si fermerà per ritornare a settembre ricco di nuovi spunti, incontri e immagini.E’ un augurio per i viaggiatori di lungo corso, vittime di una certa abitudine al viaggio, come per i giovani alle prime armi, ma già “navigati” e meno facili a entusiasmi e stupori. L’augurio inizia con la lettera P come Partenza, come Piacere, ma soprattutto come Passione, nel suo significato più bello, quello del latino classico di “emozione” e “turbamento dell’animo”.

Partiamo dunque e viaggiamo leggeri. Godiamo dei tanti doni che ogni viaggio ci sa regalare, lasciamo a casa stress, ansie e preoccupazioni e non vittimizziamoci per imprevisti e difficoltà. Non dimentichiamo che passione in fondo è anche un poco “pathos”, patimento.Non uccidiamo il nostro viaggio caricandolo di problemi e di aspettative, accendiamo invece l’entusiasmo e soprattutto la passione.Ritroviamo l’emozione della prima volta, quella curiosità e quella voglia di scoperta che guidava i viaggiatori del passato. Lasciamo che i chilometri e i giorni scorrano seguendo solo il piacere dell’altrove, vicino o lontano che sia, dando il tempo alle cose di accadere. Apriamoci al diverso, abbandoniamoci a nuove esperienze sensoriali e umane, lasciamoci sorprendere, risvegliamo i sensi atrofizzati, guardiamo con occhi attenti cogliendo i dettagli, gustiamo i luoghi, osserviamo i colori, ascoltiamo i suoni. Semplicemente, immergiamoci nella bellezza del mondo. Continua »

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luglio 22nd, 2011 at 8:16 am

Il viaggio come cura


Travel Therapy - Come scegliere il viaggio giusto al momento giusto di Federica Brunini -Editore Morellini, 2011 – Prezzo € 9,90 – Ean: 9788862981002

Pubblicato su il reporter

Un “ricettario” per orientarsi nel mondo usando il viaggio come terapia per curare ansie, insoddisfazioni, solitudine e abbandoni. Perché viaggiare fa bene…
Cosa hanno in comune mete turistiche come le Eolie e Seattle? Barcellona e Bali? Roma e il Dodecaneso? La Basilicata e le Isole Mascarene? Tallin e la Polinesia? Torino e Marrakech? L’Alta Val Badia e il Masai Mara? Nulla in apparenza, ma certo qualche aspetto più segreto, visto che la scrittrice e “travel therapist” Federica Brunini le ha sperimentate, scelte e abbinate come possibili rimedi per curare uno stesso malessere.Il titolo del suo nuovo libro “Travel Therapy”, potrebbe far pensare a un manuale su come affrontare i malanni tipici del viaggio, dalla dissenteria alla malaria. E’ invece l’esatto contrario, un libro su come utilizzare i poteri taumaturgici del viaggio per curare varie e diffuse patologie (ansie, insoddisfazioni, solitudine, abbandoni…).

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giugno 24th, 2011 at 7:30 am

IF

Pubblicato su il reporter - Parole Nomadi – Se

Se torniamo a sognare il viaggio…
Se lasciamo a casa dipendenze e abitudini, pregiudizi e certezze…
Se rinunciamo alle aspettative eccessive…
Se al tradizionale-originale-autentico-esotico preferiamo il reale…
Se guardando sotto la superficie dell’uniformità diffusa, ritroviamo grazia e magia, storie e culture…
Se riscopriamo la bellezza nelle sue molteplici espressioni…
Se siamo ancora capaci di meraviglia e repulsione, di stupore ed emozione…
Se ci mettiamo in gioco…
Se attiviamo tutti i sensi…
Se restituiamo attenzione allo sguardo…
Se il viaggio diviene nutrimento per il corpo, la mente e anche lo spirito…
Se ascoltiamo il silenzio…
Se viaggiamo leggeri…
Se ritroviamo anche il piacere del camminare…
Se qualche volta rinunciamo al programma stabilito…
Se dimentichiamo la fretta…
Se sappiamo godere anche dell’attesa…
Se ci diamo tempo per fermarci ad ascoltare e a parlare…
Se accettiamo i tempi morti come preziosi spazi per la riflessione e l’incontro…
Se non cerchiamo solo di “collezionare cartoline” del viaggio…
Se la macchina fotografica diventa un grimaldello, non un diaframma fra noi e la realtà…
Se impariamo almeno dieci parole nella lingua locale…
Se riscopriamo la gentilezza…
Se torniamo a sorridere…
Se non ci dimentichiamo mai di ringraziare…
Se accettiamo che altrove ritmi ed efficienza possono essere diversi dai nostri abituali…
Se sappiamo accettare gli imprevisti come parte ineludibile del viaggio…
Se ci facciamo bastare, almeno in viaggio, l’indispensabile…
Se ritroviamo il piacere della semplicità…
Se non facciamo l’abitudine alla miseria che incontriamo…
Se ci lasciamo guidare dalla curiosità e non dai timori…
Se perdiamo ogni tanto la strada senza temere di smarrirci…
Se usiamo la guida per orientarci nella geografia dei luoghi, ma non in quella delle emozioni…
Se cerchiamo domande e non solo risposte…
Se al ritorno non dimentichiamo tutto subito…
Se… nostra “è la Terra e tutto ciò che vi è in essa”.

Per continuare la lettura: “Se” (“If”), celeberrima poesia di Joseph Rudyard Kipling, cui ho rubato il titolo e la frase finale.

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gennaio 21st, 2011 at 8:30 am

Elemosine e dignità

Pubblicato su il reporter- Parole Nomadi – Elemosina

Lascio la Dancalia, la torrida depressione salata nell’oriente del l’Etiopia che solo da poco si è aperta al turismo, e risalgo la scarpata per raggiungere l’aria sottile e frizzante dell’altopiano. Mi ricollego all’itinerario della rotta storica, che invece è ormai da anni inserito in molti circuiti turistici. E’ sufficiente accostare a bordo strada per scattare una foto allo splendido scenario di vallate e terrazzamenti che mi si apre davanti perché frotte di bambini mi corrano incontro tendendo le mani. “You, you”, “ferengi”, “birr”, “give me pen”: le richieste di elemosina, sporadiche in Dancalia, qui si fanno assillanti. Inevitabile riflettere sull’impatto del turismo. Inevitabile sentirsi sempre comunque a disagio, qualsiasi comportamento si adotti. Continua »

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novembre 26th, 2010 at 8:30 am

Partire? Perché no

Un’amica un giorno mi ha scritto le parole di vecchio contadino suo amico: “Viaggia chi non sta bene a casa propria, chi non ha casa viaggia per trovarsela, viaggia chi non ha soldi e chi ne ha troppi, viaggia chi non è felice perché non ha trovato il proprio posto. Io conosco solo due cose, la mia terra e le mie bestie e loro conoscono me, e sono un uomo felice”.La vita ha probabilmente offerto a quest’uomo due sole alternative, restare e sudare sulla terra o emigrare, e lui ha scelto la prima, elaborando una sua filosofia ricca di profonda saggezza contadina.

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novembre 20th, 2010 at 4:09 pm

Partire? Perché sì

Pubblicato su il reporter, Parole Nomadi – Perché sì

Uno degli ultimi post era un elenco di domande sul viaggio, cui ognuno dava le proprie risposte. Qui di seguito alcune delle possibili risposte, mie o rubate ad altri scrittori e viaggiatori, alla domanda che si erano posti Rimbaud e Chatwin: “Cosa ci faccio io qui?” e cioè, “Cosa continuo a cercare altrove che io non possa più facilmente trovare a casa?” o semplicemente “Perché viaggio?”

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novembre 12th, 2010 at 8:30 am

Viaggiare per se stessi

“Io vado via, perché sarebbe bello tornare qui, ma da turista”: una frase pronunciata da Roberto Saviano durante lo spettacolo “Vieni via con me” che vuole essere una battuta sull’Italia, ma che indirettamente lo è anche sul turismo e su quel senso di irresponsabilità che lo caratterizza. Infatti, nonostante gli sforzi sacrosanti di iniettare un po’ di responsabilità nel settore viaggi, non solo turisti e viaggiatori inevitabilmente sono portatori di tutta una serie di effetti collaterali non sempre salutari, soprattutto sono per loro stessa natura irresponsabili. Non perché necessariamente cattivi, insensibili, cinici o irrispettosi verso luoghi e culture, semplicemente perché sono ovunque in transito e sempre di passaggio. Non è un’accusa, è una semplice e onesta constatazione.

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novembre 5th, 2010 at 8:30 am

Cosa ci faccio io lì?

Pubblicato su il reporterDomande

“Il problema della vita non è la mancanza di risposte, ma piuttosto la capacità di individuare le domande giuste. Quando hai ben chiare le domande, le risposte arrivano sempre”. Così scrive James Redfield, anche se poi lui, e con lui tutti noi che ci sforziamo di tradurre pensieri in parole d’inchiostro, tendiamo a dare risposte e spacciare consigli. Se il viaggio è soprattutto ricerca, è invece proprio dalle domande che bisogna partire. E se queste sono spesso le stesse per tutti, le possibili risposte sono invece tante e ognuno deve trovare le proprie. Ecco trenta domande che parlano di viaggio. Qualcuna inventata qui per qui o lì per lì. Qualcuna rubata da un libriccino curioso e non banale sulla cui copertina troneggia un grande punto interrogativo e che dentro racchiude semplicemente 565 domande provocatorie e illuminanti, ma nessuna risposta… un poco come la psicanalisi, però a un costo ben più contenuto, meno di dieci euro.

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ottobre 29th, 2010 at 10:24 pm

Dimmi se sei felice

Pubblicato su il reporter – Parole Nomadi

“Decise che avrebbe fatto il giro del mondo e dappertutto avrebbe cercato di capire che cos’è che rende la gente felice o infelice… se un segreto della felicità esisteva, avrebbe certo finito col trovarlo”. Così Hector, il giovane psichiatra protagonista del romanzo di Francois Lelord, inizia il suo viaggio. E come la sua, anche le nostre partenze sono una ricerca, forse non sempre così consapevole, di quell’elusivo oggetto del desiderio che si chiama felicità.

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ottobre 22nd, 2010 at 8:30 am

Dialogo immaginario sul viaggio

Pubblicato su il reporter -  Parole Nomadi – Citazioni

“La felicità ha molte facce. Viaggiare, probabilmente è una di queste” (1).
“Per me viaggiare è decisamente un vizio. La tentazione di indulgervi è irresistibile” (2).
“La nostra natura consiste nel movimento. La quiete assoluta è morte” (3).
“Vivere in una sola terra, è prigionia” (4).
“Non sono nato per un solo luogo, la mia patria è tutto il mondo” (5).
“Come si può scegliere la propria saggezza senza aver frequentato le altre?” (6).
“Ecco perché il Piccolo Principe aveva dovuto lasciare la sua stella e la sua rosa. Per prendere a poco a poco conoscenza” (7).
“Che cosa mi consigliate di andare a visitare?”… “Il pianeta terra… ha una buona reputazione.” (8).
“Un viaggio lungo mille chilometri inizia con un piccolo passo” (9).
“Là dove si perde il vecchio sentiero, un paese nuovo si rivela con tutte le sue meraviglie” (10).
“E la fine di tutto il nostro esplorare / sarà arrivare dove siamo partiti / E conoscere il luogo per la prima volta” (11).
“Invecchiando non ho più le armi per lunghi percorsi. Mi stanno però crescendo le ali” (12).

Sono tutte citazioni rubate a scrittori che amo, fingendo un dialogo immaginario fra loro. Un gioco costruito a tavolino, o meglio a computer. Ma in fondo scrivere, ancor di più se si tratta di saggi e non di racconti, è anche giocare a questo gioco: citare, più o meno consapevolmente. Qualche volta, ricomponendo frammenti di letture e di esperienze, riusciamo ad aggiungere una goccia al grande mare del sapere universale. Nel XII secolo, il filosofo Bernardo di Chartres sintetizzava questo concetto in un famoso aforisma: “Siamo come nani sulle spalle dei giganti”. Dunque, se possiamo vedere più lontano è solo perché stiamo sulle loro spalle, perché, ripercorrendo sentieri già battuti, talvolta intravediamo nuove vie. Ma come in viaggio è sempre più rara la dimensione della scoperta, anche nella scrittura è difficile inventarsi cose nuove. Scrivere significa prima di tutto leggere altri libri, amarli, interiorizzarli. Chi scrive è solo uno dei tanti attori di un processo creativo a più mani, un anello della catena che unisce gli scrittori del passato ai futuri lettori. Scrivere è prendere in prestito pensieri e rimetterli in movimento, arricchendoli con l’esperienza del nostro viaggio esistenziale.
Chissà, forse anche queste mie parole sono tutte citazioni. Chi saprebbe più dirlo?

Ecco gli scrittori del “dialogo immaginario”… buona lettura!

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ottobre 1st, 2010 at 9:49 am

Arrivederci…

Pubblicato su il reporterParole Nomadi

A come “arrivederci”, A come “addio”… Se un tempo, quando eravamo paese di emigrazione, le partenze erano spesso anche per noi italiani addii irreparabili, un consegnare “a-dio” chi restava e chi se ne andava, oggi ci si saluta con un semplice “arrivederci”, viatico di un sicuro ritorno dal nostro viaggio.

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