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	<title>AcomeAvventura &#187; viaggi</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Stare e andare &#8211; newsletter luglio 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 19:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[N come News e Newsletter]]></category>
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		<description><![CDATA[Benritrovati!
Vi invio questa newsletter di AcomeAvventura per un saluto “collettivo” prima delle partenze di agosto. In realtà le vostre partenze, perché personalmente non ne ho in vista, il resto dell’estate sarà dedicato a completare la riedizione della guida Polaris BOLIVIA, in attesa iniziare un altro interessantissimo progetto di scrittura con Polaris (?! per il momento vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/07/Arcobaleno-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4937" title="Arcobaleno-2" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/07/Arcobaleno-2-150x100.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>Benritrovati!</p>
<p>Vi invio questa newsletter di AcomeAvventura per un saluto “collettivo” prima delle partenze di agosto. In realtà le vostre partenze, perché personalmente non ne ho in vista, il resto dell’estate sarà dedicato a completare la riedizione della guida Polaris BOLIVIA, in attesa iniziare un altro interessantissimo progetto di scrittura con Polaris (?! per il momento vi dirò solo che si tratta sempre di Latinoamerica&#8230;), oltre che continuare a collaborare con la Casa Editrice occupandomi di Relazioni Esterne.</p>
<p>Di viaggi non “virtuali” si parlerà dopo l’estate. E’ iniziata per me la <a title="Tour Leaders" href="http://www.kel12.com/T11_People.aspx#contentshead" target="_blank">collaborazione</a> con il Tour Operator KEL12. Potete trovare alcune partenze già programmate e presenti nel catalogo in uscita a settembre sul <a title="partenze" href="http://www.kel12.com/kel12/NL2011/Calendario_partenze_2011_2012.pdf " target="_blank">sito</a> o sul mio blog sotto <a title="I Viaggi" href="http://acomeavventura.com/v-come-viaggi/" target="_blank">I VIAGGI</a>. Qui di seguito ve le riassumo. Come sempre, se volete informazioni, scrivetemi o chiamatemi!<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Bolivia-Cile &#8211; Toccando il cielo 29/10/11 &#8211; 12/11/11</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Peru-Bolivia-Brasile &#8211; Mosaico Sudamericano 23/12/11 &#8211; 07/01/12</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;altro Messico 02/02/12 &#8211; 14/02/12</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Honduras-Nicaragua-Costarica / Nel cuore del Centro America 23/02/12 &#8211; 08/03/12</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Bolivia Magica 25/03/12 &#8211; 10/04/12.</strong><strong> </strong></p>
<p>Per gli appassionati di fotografia e di viaggio: fate un salto sul sito del PolarisPhotoContest <a href="http://www.polarisphotocontest.it/">http://www.polarisphotocontest.it</a>, sono aperte le iscrizioni alla terza edizione del concorso.</p>
<p>E infine, per chi non parte, trovate recensioni di libri sul viaggio alla pagina <a title="Letture" href="  http://acomeavventura.com/category/l-come-letture" target="_blank">Letture</a> del mio blog . E se vi è piaciuto il mio libro “A come Avventura” e avete voglia di leggere altre riflessioni sul senso del viaggio, trovate oltre cento miei post nella rubrica “<a title="il reporter" href=" http://www.ilreporter.com/sezioni/parole-nomadi" target="_blank">Parole Nomadi</a>” de <em>il reporter</em>. L’ultimo, &#8220;<em>Con l&#8217;augurio di un pieno di passione</em>&#8220;, che trovate anche qui poco più sotto, è l’augurio a tutti voi per le prossime partenze.</p>
<p>A tutti buona strada!</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fstare-e-andare-newsletter-luglio-2011%2F&amp;title=Stare%20e%20andare%20%26%238211%3B%20newsletter%20luglio%202011"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Il fascino nascosto della Mongolia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 21:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[R come Reportages]]></category>
		<category><![CDATA[Cammello Battriano]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Pubblicato su il reporter
Per vedere il video clicca qui
Partire / Sperando / Di non arrivare mai. / E’ questo il viaggio / Infinito.
Anonimo mongolo
 
Guardo scorrere sul monitor del computer le foto scattate in Mongolia: colori puri e paesaggi sconfinati, difficili da racchiudere dentro la cornice di uno schermo. Così come mi trovo a corto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-Cavalli-Cocco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2875" title="Mongolia disegno di Giovanni Cocco" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-Cavalli-Cocco.jpg" alt="Mongolia disegno di Giovanni Cocco" width="430" height="300" /></a></em></p>
<p>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/reportage/il-fascino-nascosto-della-mongolia-1" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>Per vedere il video clicca <a title="Viaggio in Mongolia" href="http://www.youtube.com/watch?v=KDwqzKnoch4&amp;fmt=22 per il video" target="_blank">qui</a></p>
<p><em>Partire / Sperando / Di non arrivare mai. / E’ questo il viaggio / Infinito.</em><br />
Anonimo mongolo</p>
<p> </p>
<p>Guardo scorrere sul monitor del computer le foto scattate in Mongolia: colori puri e paesaggi sconfinati, difficili da racchiudere dentro la cornice di uno schermo. Così come mi trovo a corto di parole nel raccontare il paese. Forse perché a un primo sguardo la Mongolia sembra offrire poco da fare e poco da vedere.</p>
<p><span id="more-2874"></span></p>
<p>Una sensazione di disorientamento che provano un po’ tutti, anche i viaggiatori più sensibili, comunque abituati a programmi con tappe definite e siti da visitare. L’impressione è quella di andare senza una meta, scegliendo a caso una delle innumerevoli piste che si incrociano e si perdono all’infinito.</p>
<p>Cosa offre allora di così speciale la Mongolia per giustificare la fatica di un viaggio in questo paese immenso, con lunghi tempi di <a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-cavalli.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2876" title="Mongolia-cavalli" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-cavalli-150x104.jpg" alt="Mongolia-cavalli" width="150" height="104" /></a>percorrenza e un clima estremo che solo durante la breve estate concede temperature sopportabili? Le immagini che scorrono sullo schermo del computer risvegliano nella mia mente il ricordo di stupendi paesaggi lunari, di vallate che sembrano idilliaci scorci di paradiso e di cordoni di dune che si rincorrono all’orizzonte. Certo, qui il deserto non ha le dimensioni cui sono abituati molti di noi, anestetizzati dai ricordi di tanti altrove. Straordinario è però il gioco di contrasti fra la sabbia bianchissima, le montagne scure sullo sfondo e alla base un prato verde alimentato da un’improbabile sorgente, con mucche e cammelli al pascolo. Sembra un fotomontaggio che mescola un angolo di Sahara a un alpeggio svizzero.</p>
<p>La Mongolia, lasciata Ulaan Baatar dove si concentra oltre un terzo della popolazione, è per larga parte un grande spazio vuoto coperto dal mare d’erba della steppa o da infinite spianate di sassi. L’occhio non sa dove appoggiarsi, intorno solo terra e cielo e un orizzonte circolare così ampio che sembra di percepire la rotondità del globo. Il tutto avvolto da un profondo silenzio interrotto solo dal rumore del vento. Non ci sono barriere né recinti. Nessuna segnalazione, rare le strade e pochissime quelle asfaltate. La terra appartiene a tutti e nelle <em>gher</em>, le tipiche tende circolari dei nomadi, si entra senza bussare. Cosa ci può essere di più alieno di un siffatto paese per noi che passiamo le nostre giornate in ambienti artificiali e rumorosi, circondati dal superfluo, chiusi dentro case, uffici e automobili? Noi che viviamo in un continuum di città e paesi cementificati e attraversati da nastri d’asfalto? La Mongolia è una nazione immensa e vuota di gente. Pur essendo grande cinque volte l’Italia, il numero degli abitanti è venti volte inferiore e la densità è la più bassa al mondo. Non male per chi è alla ricerca di un altrove!</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-Cavalli2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2880" title="Mongolia-Cavalli2" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-Cavalli2-150x104.jpg" alt="Mongolia-Cavalli2" width="150" height="104" /></a>Se gli abitanti sono pochi, la fauna è invece abbondante, con un rapporto numerico di uno a venticinque, solo riferendosi agli animali d’allevamento. Una fauna che ci è abbastanza familiare, visto che condividiamo con la Mongolia il parallelo 45 dello stesso emisfero. A parte alcuni incontri con specie selvatiche, dai takhi, i progenitori del cavallo, ai branchi di gazzelle, si vedono soprattutto greggi di pecore, capre e cavalli ma anche yak e cammelli battriani, quelli “veri”, con due gobbe. Ne deriva che l’elemento forse più diffuso, mi si passi l’ineleganza, sia lo sterco. In mongolo esiste un nome proprio per definirne ogni varietà, da quella umana a quella dei diversi animali, forse perché ha un diverso potere di combustione e quindi, visto che spesso è il solo combustibile disponibile, c’è una prima e una seconda scelta…</p>
<p>Dove ci sono gli animali non lontano appaiono sempre una o due <em>gher</em> perse nel mezzo del nulla. Ci vivono nuclei familiari autosufficienti, ma non isolati come un tempo. Sempre più spesso all’esterno, accanto al cavallo, è parcheggiata una moto. E poco discosto un pannello solare dà energia alla grande parabolica che porta anche in questo sperduto angolo di mondo immagini di una realtà lontana e aliena. Per quanto tempo questi nomadi dai volti aperti e sorridenti, con un cappello da cowboy, stivaloni di cuoio e la tunica tradizionale stretta in vita da una fascia di seta, sapranno resistere alla seduzione della città e dei suoi beni di consumo? Il dialogo con loro è difficile e necessariamente filtrato da un’interprete, ma i sorrisi sono sinceri e l’ospitalità spontanea e sobria, come ormai sopravvive solo fra popolazioni nomadi e isolate.</p>
<p>Lungo le piste si incontra ogni tanto un <em>ovoo</em>, un mucchio di pietre con legata qualche sciarpa di seta blu, a indicare un luogo sacro dove sostare e ringraziare il padre cielo e la madre terra, divinità che forse ancor più del lamaismo incarnano la spiritualità tradizionale. Poche le altre testimonianze del passato, perché la Mongolia è da sempre terra di nomadi e si sa che i nomadi camminano leggeri senza lasciare tracce. La loro storia è fatta soprattutto di leggende e tradizioni. Purtroppo proprio le tradizioni più profonde, dalla religione all’alfabeto fino agli stessi patronimici e discendenze, sono state cancellate dai lunghi anni di comunismo filosovietico. Impossibile, come scrive Ilaria Maria Sala nel suo “Il dio dell’Asia”, ricuperare un’identità irrimediabilmente perduta, proiettarsi indietro di settant&#8217;anni, quando il paese era una specie di monarchia teocratica, per vedere che cosa esumare e che cosa invece abbandonare per sempre. Per riannodare i fili spezzati non basta “riabilitare”, dopo l’ostracismo sovietico, Chinggis Khan, mettendo la sua effige ovunque, dalle bottiglie di birra alle banconote.</p>
<p>Più che lo svolgersi della storia, viaggiando in Mongolia si percepisce il ripetersi del tempo, l’alternarsi del giorno con la notte, l’avvicendarsi dell’estate con l’inverno, l’arrivo della stagione degli accoppiamenti, poi della tosatura e delle nascite. E’ il ritmo della vita, quello che noi, nel giro di poche generazioni, abbiamo dimenticato. La Mongolia, come il deserto o il mare, può apparire monotona al viaggiatore distratto, al turista sempre ansioso di novità e di facili stupori, ma sa regalare momenti di grande bellezza e, forse soprattutto, la libertà degli spazi immensi. Un paese dove è davvero andando che si fa la strada. Un paese spiazzante, ma capace di sedurre.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fil-fascino-nascosto-della-mongolia%2F&amp;title=Il%20fascino%20nascosto%20della%20Mongolia"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Bolivia , Magia delle terre alte</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 06:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter 
Guarda il video Bolivia Terra Magica
La Bolivia è un paese dalla geografia difficile, senza uno sbocco sul mare e chiusa fra le cordigliere andine e la vegetazione esuberante dell’Amazzonia, ma sa ricompensare il visitatore con un’intensa esperienza di viaggio in un contesto naturale e umano rimasto ancora integro.

Nonostante sia un paese tropicale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2716" href="http://acomeavventura.com/bolivia-magia-delle-terre-alte/bolivia-laguna-colorada/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2716" title="Bolivia-Laguna-Colorada" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/09/Bolivia-Laguna-Colorada-150x104.jpg" alt="Bolivia-Laguna-Colorada" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/reportage/bolivia-magia-delle-terre-alte-1" target="_blank">il reporter </a></em></p>
<p>Guarda il video <a title="Terra magica" href="http://acomeavventura.com/video/" target="_blank">Bolivia Terra Magica</a></p>
<p>La Bolivia è un paese dalla geografia difficile, senza uno sbocco sul mare e chiusa fra le cordigliere andine e la vegetazione esuberante dell’Amazzonia, ma sa ricompensare il visitatore con un’intensa esperienza di viaggio in un contesto naturale e umano rimasto ancora integro.</p>
<p><span id="more-2715"></span></p>
<p>Nonostante sia un paese tropicale, con i due terzi del territorio occupati da un bassopiano coperto da foresta e pampa, è la regione andina la zona più conosciuta e visitata. D’altra parte non è facile sottrarsi all’incanto degli straordinari paesaggi delle “terre alte”. L’itinerario più spettacolare si snoda nell’estremo angolo meridionale del paese e dura circa una settimana. Si parte da Tupiza, a 2950 metri d’altitudine, circondata da aspre e selvagge quebradas, straordinarie formazioni rocciose e foreste di pietra dagli incredibili cromatismi. Intorno piante di cactus creano una perfetta scenografia da film western. E’ bello esplorarne i dintorni con calma, a piedi, in bicicletta o a cavallo, o per i più pigri, in fuoristrada. Lasciata Tupiza la pista continua a un&#8217;altitudine media di 4000 metri con passi che superano i 5000, lungo la via del sale, un tempo percorsa da carovane di lama con i loro carichi. Qui la vita non è molto cambiata nel corso dei secoli. Ai tempi della dominazione spagnola questi luoghi erano ricchi di miniere, mentre oggi la scarsa popolazione ha un&#8217;economia di sussistenza basata sull&#8217;allevamento dei lama. Poche ed essenziali le strutture turistiche. Ma è qui che l’altopiano boliviano nasconde i suoi gioielli più preziosi: il surreale e abbacinante Salar de Uyuni e le centinaia di lagune salmastre dalle tinte diverse, le cui tonalità variano nell’arco della giornata, passando dal rosso mattone al ruggine, dal blu cobalto al celeste e al turchese. L&#8217;aria è trasparente, il silenzio assoluto, la notte illuminata da milioni di stelle. Il paesaggio è quello della puna, la steppa delle altitudini intorno ai 4000 metri, con temperature notturne che possono scendere a -30° e venti violentissimi che soffiano ad intervalli regolari per gli sbalzi di termici fra giorno e notte. In questo deserto di rocce crescono radi cactus e la llareta, un arbusto che assomiglia ad un lichene e che costituisce il solo combustibile reperibile. Dove scorre l&#8217;acqua di scioglimento dei nevai o vicino alle lagune crescono ciuffi gialli di paja brava, sufficienti per la sopravvivenza di branchi di lama, alpaca e delle timide vigogne, un camelide selvatico protetto perché a rischio d’estinzione. Entriamo nella Reserva Nacional de Fauna Andina Eduardo Avaroa (REA) e finalmente appare, ai piedi del perfetto cono tronco del Volcán Licáncabur, la Laguna Verde, famosa per le sue metamorfosi di colore. E’ possibile pernottare nello spartano rifugio a 4400 metri d’altitudine, oppure proseguire verso nord fino a raggiungere la Laguna Colorada. Attraversiamo un’ampia vallata sabbiosa punteggiata da rocce lavorate dal vento e dal gelo che danno al paesaggio un aspetto surreale, tanto da essere note come Rocas de Salvador Dalí. Una sosta alle pozze termali di Aguas Calientes, dove ci si può immergere nell’acqua piacevolmente calda, e in mezzora siamo a Sol de Mañana, a quasi 5000 metri, fra fumarole, soffioni, geyser e pozze di fango ribollenti: un paesaggio primigenio e infernale, che diviene ancor più spettacolare all’alba, quando la bassa temperatura rende l’emissione dei fumi più potente. Un’altra ora di pista e appare la Laguna Colorada. E’ un luogo di bellezza assoluta. Centinaia di aristocratici fenicotteri dal collo sinuoso e dalle zampe lunghe e sottili, stazionano nelle acque poco profonde alimentandosi di alghe e minuscoli molluschi che filtrano con i loro grandi becchi. </p>
<p><a rel="attachment wp-att-2717" href="http://acomeavventura.com/bolivia-magia-delle-terre-alte/bolivia-salar/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2717" title="Bolivia-salar" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/09/Bolivia-salar-150x104.jpg" alt="Bolivia-salar" width="150" height="104" /></a>Dalla Laguna Colorada nel sud della Bolivia la pista continua attraverso il deserto rosso della Pampa de Siloli, dove il vento ha modellato le rocce in forme bizzarre che richiamano più i paesaggi del Tassili che quelli sudamericani. Lungo la pista si susseguono altre lagune dai diversi colori e non è raro incontrare la viscaccia, qualche timido ñandú e la volpe andina a caccia dei piccoli di fenicottero. Intorno, l’immenso e nitido orizzonte dell’altopiano chiuso da una corona di montagne dalle diverse sfumature di colore per i minerali affioranti. A Chiguana una sosta per il controllo passaporti in un fortino dove un piccolo contingente militare sta a guardia del nulla in un’atmosfera che ricorda il Deserto dei Tartari di Buzzati. Siamo ormai vicini al bordo meridionale del salar, meglio fermarsi per la notte, magari in un hotel de sal, dove tutto, ma proprio tutto, è costruito con blocchi di sale compresi tavoli, sedie e letti. Al mattino partenza prestissimo per vedere il sorgere del sole nell’abbagliante e sterminata distesa lunare del Salar de Uyuni, 12.000 chilometri quadrati di sale, originariamente chiamato Salar de Tunupa, nome di una divinità aymara e del vulcano che gli fa da sentinella. Quando piove la superficie di un bianco abbacinante si allaga, creando incredibili effetti ottici, riflettendo come in uno specchio il paesaggio circostante. Tutto raddoppia creando geometrie surreali, così che si prova la sensazione di volare fra le nubi sospesi nell&#8217;aria. In lontananza appare come un miraggio l’Isla Inkahuasi, una delle trentadue “isole” disabitate del salar. Sembra galleggiare nel cielo per il gioco di riflessi, poi si rivela essere una formazione rocciosa ricoperta di cactus. Dal punto più alto si gode un panorama stupendo sulla superficie piatta del salar che contrasta singolarmente con la verticalità dei cactus. L’isola è inserita in tutti i circuiti turistici in partenza da Uyuni, ma se vi arriverete all&#8217;alba o vi tratterrete fino al tramonto potrete ancora godervi in solitudine questo paesaggio unico al mondo. rmai il viaggio volge alla fine. Al margine settentrionale del salar raggiungiamo il villaggio di Coquesa ai piedi del Volcán Tunupa, dal cui mirador si gode una vista ineguagliabile soprattutto al tramonto. Poco distante è Uyuni, una città vagamente surreale, dalla strana atmosfera da day after, spazzata da venti gelidi e illuminata da un sole senza calore, ma dove si ritrovano le comodità della città: internet cafè, banche, alberghi e ristoranti e un ufficio del turismo. Nel salar ancora oggi si estrae il sale con mezzi primitivi, pale e picconi, per tagliarlo in blocchi regolari o raccoglierne lo strato superficiale in mucchi conici, poi lavorati e raffinati. Ma sotto questa crosta bianca è nascosta anche la più grande riserva mondiale del prezioso litio, un metallo utilizzato per la produzione di batterie e possibile alternativa al petrolio per la moderna industria automobilistica. La sua estrazione è solo agli inizi. Noi non possiamo che augurarci che lo sfruttamento delle risorse naturali e il turismo non abbiano un impatto devastante su questo fragile ecosistema, ma possano invece diventare una risorsa importante per quest’area desolata e bellissima.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fbolivia-magia-delle-terre-alte%2F&amp;title=Bolivia%20%2C%20Magia%20delle%20terre%20alte"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Sognare, viaggiare&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 06:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sogni]]></category>
		<category><![CDATA[utopia]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su  il reporter
&#8220;Non si va da nessuna parte senza prima aver sognato un luogo, e viceversa, senza viaggiare, prima o poi finiscono tutti i sogni o si resta bloccati per sempre nello stesso sogno&#8221;, scrive il regista Wim Wenders. Da sempre il viaggio si nutre di sogni che nascono dalla magia di un nome, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1993" href="http://acomeavventura.com/sognare-viaggiare/meditazione-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1993" title="chiudi gli occhi" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/06/meditazione-150x105.jpg" alt="chiudi gli occhi" width="150" height="105" /></a>Pubblicato su  <em><a title="Parole nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/s-come-sognare" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>&#8220;Non si va da nessuna parte senza prima aver sognato un luogo, e viceversa, senza viaggiare, prima o poi finiscono tutti i sogni o si resta bloccati per sempre nello stesso sogno&#8221;, scrive il regista Wim Wenders. Da sempre il viaggio si nutre di sogni che nascono dalla magia di un nome, dalle suggestioni di immagini, letture e racconti.</p>
<p><span id="more-1992"></span></p>
<p>Se non ci fosse quell&#8217;alone di leggenda ed esotismo che circonda l&#8217;altrove, sarebbero certo molti meno coloro che sono disposti a investire tempo e denaro, a correre rischi e ad affaticarsi per dire &#8220;io ci sono stato&#8221;. Globalizzazione e turismo diffuso stanno però cambiando anche il nostro immaginario. Ormai sono le occasioni e le offerte speciali, non i sogni, a spingere al viaggio. La formula del &#8220;last minute&#8221; non dà il tempo ai sogni per nascere e crescere. Il business del turismo invece li alimenta, ma solo per trasformarli in qualcosa di artificiale, una sorta di immaginario globalizzato già confezionato in un pacchetto tutto compreso dove &#8220;l&#8217;ignoto&#8221; che andremo a incontrare è descritto in dettaglio. Dobbiamo allora smettere di sognare? Rinunciare al sogno, equivale a uccidere il viaggio, perché l&#8217;attesa ne è parte essenziale. Ma anche rimanerne prigionieri significa alimentare illusioni e aspettative che si tradurranno in probabili delusioni. Di nuovo e come sempre, la risposta è nelle parole di un poeta. E&#8217; sufficiente rileggere &#8220;Le Voyage&#8221;. Baudelaire prima invita al racconto e al sogno: &#8220;Strabilianti viaggiatori&#8230; / fate scorrere sui nostri spiriti, tesi come tele, / i vostri ricordi incorniciati d&#8217;orizzonti. / Diteci, che avete visto?&#8221;. Poi rivela che l&#8217;altrove raccontato è un inganno, che la scoperta è un&#8217;illusione e partire o restare è indifferente: &#8220;Dai viaggi che amara conoscenza si ricava! / Il mondo monotono e meschino ci mostra, / ieri e oggi, domani e sempre, l&#8217;immagine nostra: / un&#8217;oasi d&#8217;orrore in un deserto di noia! / Partire? restare? Se puoi restare, resta; / parti, se devi.&#8221; Pure, il sogno è necessario per andare avanti e per non perdersi. E anche una certa dose di utopia aiuta a reagire a un&#8217;esistenza dove gli ideali non sembrano più avere spazio. Non sbagliano coloro che ogni tanto scelgono di mettersi alle spalle i problemi della quotidianità e di partire. Con consapevolezza, certo. Prima chiudendo gli occhi per sognare, poi riaprendoli per viaggiare e per confrontare i sogni con la realtà di un mondo spesso diverso da quello immaginato. E anche da come vorremmo che fosse. Perché, come scrive Saramago, l&#8217;isola sconosciuta, l&#8217;isola felice esiste, ma solo nella nostra mente, &#8220;è un luogo mobile che appare e scompare sulla carta della fantasia ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi&#8221;. Bello poterci approdare, senza però rimanerne prigionieri. Il viaggio è una valigia vuota: alla partenza la riempiamo di sogni, idee e desideri, poi durante il viaggio dobbiamo abbandonare aspettative e certezze per far posto agli spunti, agli incontri e alle immagini che la strada ci offre. Accettando il mondo per come è, senza autosuggestioni e finzioni, anche quando tradisce i nostri sogni.</p>
<p>A.M.</p>
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