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	<title>AcomeAvventura &#187; Terzani</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Aggiungere poesia alla vita</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 21:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<description><![CDATA[31 dicembre 2011, Francia, Mediterraneo
Un mare e a un cielo luminosi come mai, un improbabile caldo sole invernale. Fine anno, momento di riflessione e di inevitabili bilanci su un altro anno che se ne va. Rileggo Terzani, “Un indovino mi disse”: &#8221;La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Francia-Cape-Ferrat.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5195" title="Francia-Cape-Ferrat" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Francia-Cape-Ferrat-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>31 dicembre 2011, Francia, Mediterraneo</p>
<p>Un mare e a un cielo luminosi come mai, un improbabile caldo sole invernale. Fine anno, momento di riflessione e di inevitabili bilanci su un altro anno che se ne va. Rileggo Terzani, “<em>Un indovino mi disse</em>”: &#8221;<em>La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare il mondo con occhi nuovi, di rileggere i classici, di riscoprire che il sole sorge, che in cielo c’è la luna e che il tempo non è solo quello scandito dagli orologi. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare…&#8221; </em>Aveva 55 anni Terzani quando ha dato una svolta al suo lavoro e alla sua vita. E a 65 se ne è andato.<a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Anna-2011-dic-Francia_011.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5202" title="Anna-2011-dic-Francia_01" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Anna-2011-dic-Francia_011-112x150.jpg" alt="" width="112" height="150" /></a></p>
<p>Guardo indietro, a questo 2011 difficile. Un anno sofferto ma non inutile. Ora  devo trovare il tempo di arare i miei campi, di seminare e poi di guardare crescere il grano. E&#8217; la mia ultima occasione e non posso lasciarmela scappare.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>Un&#8217;<a title="Terzani" href="http://www.youtube.com/watch?v=uQTg-AHlvhI" target="_blank">intervista</a> a Terzani ancora profondamente attuale. Cosa è davvero importante?</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Faggiungere-poesia-alla-vita%2F&amp;title=Aggiungere%20poesia%20alla%20vita"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Con l&#8217;augurio di un pieno di passione</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 05:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato sul il reporter &#8211; Parole Nomadi &#8211; P come Passione
L’ultimo post prima delle partenze estive è un augurio che accompagni viaggiatori e lettori durante questo mese in cui il reporter si fermerà per ritornare a settembre ricco di nuovi spunti, incontri e immagini.E’ un augurio per i viaggiatori di lungo corso, vittime di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/07/Vai-dove-ti-porta-il-cuore-Lei.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4931" title="Vai-dove-ti-porta-il-cuore-Lei" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/07/Vai-dove-ti-porta-il-cuore-Lei-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato sul <em>il reporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="Parole Nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/p-come-passione" target="_blank">P come Passione</a></p>
<p>L’ultimo post prima delle partenze estive è un augurio che accompagni viaggiatori e lettori durante questo mese in cui il reporter si fermerà per ritornare a settembre ricco di nuovi spunti, incontri e immagini.E’ un augurio per i viaggiatori di lungo corso, vittime di una certa abitudine al viaggio, come per i giovani alle prime armi, ma già “navigati” e meno facili a entusiasmi e stupori. L’augurio inizia con la lettera P come Partenza, come Piacere, ma soprattutto come Passione, nel suo significato più bello, quello del latino classico di “emozione” e “turbamento dell’animo”.</p>
<p>Partiamo dunque e viaggiamo leggeri. Godiamo dei tanti doni che ogni viaggio ci sa regalare, lasciamo a casa stress, ansie e preoccupazioni e non vittimizziamoci per imprevisti e difficoltà. Non dimentichiamo che passione in fondo è anche un poco “pathos”, patimento.Non uccidiamo il nostro viaggio caricandolo di problemi e di aspettative, accendiamo invece l’entusiasmo e soprattutto la passione.Ritroviamo l’emozione della prima volta, quella curiosità e quella voglia di scoperta che guidava i viaggiatori del passato. Lasciamo che i chilometri e i giorni scorrano seguendo solo il piacere dell’altrove, vicino o lontano che sia, dando il tempo alle cose di accadere. Apriamoci al diverso, abbandoniamoci a nuove esperienze sensoriali e umane, lasciamoci sorprendere, risvegliamo i sensi atrofizzati, guardiamo con occhi attenti cogliendo i dettagli, gustiamo i luoghi, osserviamo i colori, ascoltiamo i suoni. Semplicemente, immergiamoci nella bellezza del mondo.<span id="more-4930"></span></p>
<p>Non ultimo, scegliamo compagni speciali per il nostro viaggio. Joyce ci farà da guida a Dublino, Pessoa a Lisbona, Kapuściński in Africa, Rimbaud ad Harar, Aime nel Sahel e Alain Laurent nei deserti del mondo. In Asia seguiamo le orme di Marco Polo lungo la Via della Seta, di Tiziano Terzani sulle strade d’Oriente e di Fosco Maraini in Tibet. Kerouac sarà il nostro compagno lungo le strade degli States e Severgnini nelle città nordamericane. In America Latina Cacucci ci guiderà in Messico, Amado per le vie di Bahia, Maruja Torres lungo il “gringo trail”, Sepúlveda e Coloane nel sud del continente. E seguiremo Chatwin nell’outback australiano lungo le vie dei canti e Hugo Pratt nei mari del sud.A tutti voi che partite o che restate, un augurio di buoni viaggi e buone letture. E soprattutto di un pieno di passione!</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fcon-laugurio-di-un-pieno-di-passione%2F&amp;title=Con%20l%26%238217%3Baugurio%20di%20un%20pieno%20di%20passione"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Dimmi se sei felice</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 20:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Felicità]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter &#8211; Parole Nomadi
“Decise che avrebbe fatto il giro del mondo e dappertutto avrebbe cercato di capire che cos&#8217;è che rende la gente felice o infelice… se un segreto della felicità esisteva, avrebbe certo finito col trovarlo&#8221;. Così Hector, il giovane psichiatra protagonista del romanzo di Francois Lelord, inizia il suo viaggio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/10/Bhutan-bambino.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4384" title="Bhutan " src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/10/Bhutan-bambino-150x105.jpg" alt="" width="150" height="105" /></a>Pubblicato su <em>il reporter &#8211; <a title="Parole Nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/f-come-felicita" target="_blank">Parole Nomadi</a></em></p>
<p>“Decise che avrebbe fatto il giro del mondo e dappertutto avrebbe cercato di capire che cos&#8217;è che rende la gente felice o infelice… se un segreto della felicità esisteva, avrebbe certo finito col trovarlo&#8221;. Così Hector, il giovane psichiatra protagonista del romanzo di Francois Lelord, inizia il suo viaggio. E come la sua, anche le nostre partenze sono una ricerca, forse non sempre così consapevole, di quell’elusivo oggetto del desiderio che si chiama felicità.</p>
<p><span id="more-4383"></span></p>
<p>Viaggiando in paesi dove secondo i nostri parametri ci sarebbe ben poco di cui rallegrarsi, ci capita di scoprire con un po’ di stupore che la gente non sembra essere infelice come “dovrebbe”. Sondaggi e ricerche confermano che lo scarto fra paesi ricchi e paesi poveri nel livello di felicità percepito è minimo e che depressione, noia e suicidi sono molto più diffusi nella nostra parte di mondo. Dunque se il PIL è direttamente proporzionale alla durata della vita, non sembra esserlo alla felicità della stessa. Forse perché è un indice quantitativo che ha a che fare con produzione e consumi, ma si sa, non sempre quantità e qualità vanno a braccetto. La felicità è qualcosa di sfuggente e di difficilmente misurabile: certo è più facile dire quando manca che quando c’è.Terzani ne aveva dato una definizione sicuramente frutto della sua esperienza di viaggiatore: “uno che si accontenta è un uomo felice”. Ossia, felice è chi vede il bicchiere mezzo pieno, se lo fa bastare e ne è soddisfatto. Noi occidentali, se non proprio infelici, non ci sentiamo neppure felici. Non solo tendiamo a vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto, ma ne beviamo anche il contenuto a grandi sorsi, pur senza riuscire ad appagare la nostra sete. Fuor di metafora: diamo per scontati i beni necessari, e sempre più anche quelli superflui, così quando mancano ci provocano infelicità, quando tutti i “bisogni” vengono soddisfatti, si ha immediata assuefazione e se ne creano di nuovi in una spirale consumistica infinita. Eppure la conquista della felicità potrebbe essere semplice. Secondo i comandamenti stilati dall’ONU per essere felici sono necessari: una razione di cibo e sufficiente acqua potabile, un tetto, istruzione per almeno sei anni, un lavoro, tre vestiti e tre paia di scarpe a testa; e poi una radio, delle pentole e una bicicletta per famiglia, una TV ogni cento abitanti, cinquanta letti d’ospedale ogni centomila abitanti, assistenza a vecchi e malati. Sicuramente a noi non manca nulla di tutto ciò, ma la felicità è relativa e la sua percezione dipende dalla realtà in cui si è inseriti. La nostra “soglia di felicità” è molto più alta. Forse la risposta che ci potremmo riportare a casa dai nostri viaggi è questa. Che, soltanto per essere casualmente nati nella parte giusta del pianeta, siamo dei privilegiati. Che per noi la felicità non è solo un diritto, come recita la costituzione americana, ma dovrebbe essere un obbligo morale, visto che disponiamo del necessario e anche del superfluo. E che è possibile limitare i nostri bisogni. Anche perché le risorse non sono illimitate e una parte di mondo sta pagando il prezzo del nostro più o meno triste benessere in termini di miseria e di ingiustizie. Morale: allontanarsi un poco dal proprio mondo aiuta almeno a rendersi conto di poter essere felici.</p>
<p>Consiglio di lettura: “Il viaggio di Hector o la ricerca della felicità” di Francois Lelord</p>
<p>E se volete vedere le statistiche dei paesi più felici, cliccate <a title="felicità" href="http://worlddatabaseofhappiness.eur.nl/hap_nat/nat_fp.php" target="_blank">qui</a>.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fdimmi-se-sei-felice%2F&amp;title=Dimmi%20se%20sei%20felice"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Cara, piccola, vecchia Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 06:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter- Europa
E’ sempre più semplice guardare e giudicare gli altri che noi stessi. Forse è per questo che non mi è facile parlare d’Europa, della piccola vecchia &#8211; e cara &#8211; Europa. Che poi così vecchia e piccola non è, visto che in mezzo secolo si è svecchiata e allargata forse più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/03/Z1-Parigi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3566" title="Pace in tutte le lingue del mondo" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/03/Z1-Parigi-225x300.jpg" alt="Pace in tutte le lingue del mondo" width="225" height="300" /></a>Pubblicato su <em>il reporter- <a title="Europa" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/e-come-europa" target="_blank">Europa</a></em></p>
<p>E’ sempre più semplice guardare e giudicare gli altri che noi stessi. Forse è per questo che non mi è facile parlare d’Europa, della piccola vecchia &#8211; e cara &#8211; Europa. Che poi così vecchia e piccola non è, visto che in mezzo secolo si è svecchiata e allargata forse più di ogni altro continente, passando dalle macerie della seconda guerra mondiale attraverso il crollo del muro di Berlino a un’Unione Europea che guarda sempre più a est.</p>
<p><span id="more-3565"></span></p>
<p>Mi trovo in India, avvolta dal suo disordine rumoroso, e da qui è forse più facile ripensare all’Europa. Non lo dico con quel pizzico di snobismo tipico di ogni viaggiatore, ma perché la distanza aiuta a mettere a fuoco e la frequentazione di culture altre ci rivela aspetti della nostra altrimenti dati per scontati. Anche se, vista da questo punto di osservazione dove tutto sembra precario o rimediato, inevitabilmente l’Europa, Italia compresa, mi appare fin troppo ordinata e funzionale e anche un po’ grigia e triste nella sua efficienza.</p>
<p>“Mi aveva colpito da quando ero arrivato in Europa, come questo continente portava bene la sua età, come non era affannato a darsi un’altra faccia, anzi com’era a volte fiero di quella che aveva e di come si sforzava di conservarla”, scrive Terzani di ritorno dall’Asia. L’Europa non nasconde le rughe degli anni, piuttosto, prigioniera del suo passato, fatica a conciliare il suo immenso patrimonio con la modernità. Così, se sperimenta nuove soluzioni architettoniche a Berlino o a Londra, rimane fedele alla tradizione a Roma. Nella sua espressione migliore è bellezza e cultura, armonia di paesaggi e città, buon gusto e buon vivere. Non è semplicemente l’Unione Europea dei ragionieri e della moneta unica, un’istituzione finanziario-economico-politica, ma la casa comune di popoli ricchi di identità, lingue e culture radicate e sedimentate nella sua memoria. E’ un continente frutto di una storia densa di distruzioni e sovrapposizioni, di incontri fecondi e di scontri anche tragicamente recenti.</p>
<p>L’Europa ha sempre avuto confini fluidi, non come altri continenti-isola, circondati dall’oceano. Il Mediterraneo più che dividerla la unisce all’Africa, la Russia nella sua immensità da sempre si stempera verso l’Asia. Se i confini sono incerti e molte le identità culturali, ci sono valori profondi che connotano ciò che siamo. Valori che dall’antica Grecia attraverso Roma, la cristianità, il rinascimento e l’illuminismo, formano le radici di quello che chiamiamo Occidente: la ragione come strumento di comprensione del mondo, l’uguaglianza di tutti gli uomini, la laicità dello stato, la dignità della persona, la libertà dell’individuo e la democrazia. E io aggiungerei due altri elementi: il dubbio e una certa dose di pessimismo e/o scetticismo, forse i due fattori che più ci distinguono dai cugini americani e che rendono l’Europa più complessa ma anche più fragile.</p>
<p>Certo, c’è anche un’Europa imprigionata dalla burocrazia, che fatica a superare i nazionalismi e a trovare un’identità comune, che rimane vincolata a una visione eurocentrica ma di fatto è subalterna agli USA e non trova una voce propria, che importa idee e modelli e fatica a produrne di propri, che si chiude a difesa di un benessere che non è nostro esclusivo diritto.</p>
<p>L’Europa è però oggi consapevole di essere una civiltà e non la civiltà. Se, pur relativizzando il proprio posto nel mondo, sarà capace di non tradire le proprie radici, potrà, per la sua storia e la sua geografia, relazionarsi e convivere con altre culture meglio di altri continenti. Forse sarà proprio quest’Europa così ricca e stratificata, la forza capace di difendere il mondo e l’Occidente stesso dall’omologazione e dallo strapotere della globalizzazione, mantenendo vivi quei valori di tolleranza e rispetto per le differenze che le appartengono.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fcara-piccola-vecchia-europa%2F&amp;title=Cara%2C%20piccola%2C%20vecchia%20Europa"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;arte del ritorno</title>
		<link>http://acomeavventura.com/larte-del-ritorno/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 06:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Arte del Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Terzani]]></category>

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		<description><![CDATA[
Pubblicato su il reporter : Ritorno (2)
Ci sono due tipi di viaggiatori, quelli che si affezionano a dei paesi o a dei paesaggi e lì tendono a ritornare, come se l’Africa, l’Oriente o il deserto fossero una seconda casa o una seconda pelle e quelli alla ricerca di destinazioni sempre nuove. I primi preferiscono riassaporare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/11/Ritorno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3102" title="Ritorno" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/11/Ritorno-150x104.jpg" alt="Ritorno" width="150" height="104" /></a></p>
<p>Pubblicato su <a title="Ritorno" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/r-come-ritorno-2" target="_blank"><em>il reporter</em> </a>: Ritorno (2)</p>
<p>Ci sono due tipi di viaggiatori, quelli che si affezionano a dei paesi o a dei paesaggi e lì tendono a ritornare, come se l’Africa, l’Oriente o il deserto fossero una seconda casa o una seconda pelle e quelli alla ricerca di destinazioni sempre nuove. I primi preferiscono riassaporare emozioni e ritrovare il piacere di geografie familiari, i secondi cercare sempre l’eccitazione della prima volta.</p>
<p><span id="more-3101"></span></p>
<p>Ulisse, che del viaggiatore è l’archetipo, certo apparteneva a quest’ultimo tipo, tanto da trasformare anche il ritorno a casa in un lungo errare nell’ignoto. Così come la dimensione della scoperta è stata nei secoli la molla che ha spinto tanti esploratori a giocarsi la vita. Ancora oggi, benché il mondo sia stato ampiamente mappato e raccontato, la curiosità per il nuovo rimane per molti di noi appassionati, parte integrante del piacere del viaggio. Sperimentare qualcosa per la prima volta è sempre una grande emozione, perché quello sguardo è unico e irripetibile. Come lo è il primo bacio o la prima volta che i nostri occhi accarezzano la morbida superficie delle dune o i nostri sensi si immergono nell’umido della selva. Rimane però il dubbio che questa continua ricerca di mete sempre diverse e di spunti originali sia in fondo una sorta di collezionismo di luoghi, anch’esso parte di quella spinta al consumo che caratterizza la nostra società.</p>
<p>Un utile esercizio adatto ai viaggiatori bulimici e a quelli che in viaggio sono frustrati e delusi se il nuovo giorno non offre anche una qualche novità, è quello di praticare l’arte del ritorno. Non del ritorno a casa, ma nei luoghi già visti o lungo sentieri già percorsi. Scrive Saramago: “Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quello che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l&#8217;ombra che non c&#8217;era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.”</p>
<p>Il primo consiglio è di riflettere sull’antica massima di Eraclito, secondo cui non è possibile scendere due volte nello stesso fiume. Il ritorno è sempre in un luogo diverso da quello custodito nel ricordo, perché la percezione del reale muta in base a molte variabili, dal nostro stato d’animo, alla velocità del nostro passaggio, ai compagni di viaggio, alle condizioni ambientali. Ma soprattutto su quello spazio e su di noi ha agito la variabile del tempo: il luogo è probabilmente cambiato e anche i nostri occhi sono diversi e forse più riluttanti allo stupore. Il rischio del ritorno in luoghi conosciuti è la delusione per non ritrovare più gli stessi paesaggi e le stesse persone, spesso mitizzati nel ricordo. Necessario allora, come per qualsiasi viaggio, ma ancor di più quando si ritorna in un luogo, spogliarsi dalle aspettative. Diversi libri raccontano i ritorni in paesi dove l’autore aveva vissuto anni prima. Penso a “Segreto Tibet” di Maraini, inevitabilmente nostalgico, ma forse soprattutto a “Un indovino mi disse”, dove Terzani trova nuovi stimoli e nuovi spunti nel ripercorrere le strade di quelle città che l’hanno visto per anni inviato speciale. Se non è possibile, e non lo è, inseguire le emozioni della prima volta, cerchiamone altre, che non siano solo il frutto un po’ acerbo della novità. Altrimenti qualsiasi viaggio, anche quello in paesi sconosciuti, diviene inevitabilmente “déjà vu”, perché i deserti e le montagne e il mare e gli animali e sempre di più anche le persone, alla fine si assomigliano. </p>
<p>Un consiglio di lettura: Tiziano Terzani, <em>Un indovino mi disse</em>, TEA</p>
<p>A.M.</p>
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