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	<title>AcomeAvventura &#187; ritorno</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Come le rondini</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 12:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[﻿﻿“Come le rondini” è un mio racconto breve, vincitore del primo premio alla terza edizione del Festival del Turismo Responsabile “i.ta.cà, migranti e viaggiatori” in corso a Bologna e che aveva per tema il ritorno verso una casa simbolica o reale. Eccolo.
Ci sono viaggi di sola andata. Come quelli dei migranti: per molti di loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/05/Rondine-ANNA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4819" title="Rondine sulla mia spalla" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/05/Rondine-ANNA-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>﻿﻿“Come le rondini” è un mio racconto breve, vincitore del primo premio alla terza edizione del Festival del Turismo Responsabile “<a title="i.ta.cà" href="http://www.festivalitaca.net/?cat=6" target="_blank">i.ta.cà, migranti e viaggiatori</a>” in corso a Bologna e che aveva per tema il ritorno verso una casa simbolica o reale. Eccolo.</p>
<p>Ci sono viaggi di sola andata. Come quelli dei migranti: per molti di loro il ritorno rimarrà sempre soltanto un’acuta e inappagata nostalgia. E’ successo poco più di un secolo fa a molti dei nostri nonni: chi non poteva restare, emigrava, ma solo chi riusciva, tornava.<br />
E’ successo a mio nonno Rinaldo, da tutti soprannominato “Mericàn” per i suoi anni a Lima. Andò in Perù, giocò la sua carta fortunata e fu fra i pochi che tornarono a casa. Era partito con un biglietto di terza classe e un fagotto di speranze e sogni. Tornò da signore nella cabina di prima classe di un transatlantico, con una moglie e un figlio per mano, mio padre. Con lui aveva anche un grande baule che ancora conservo. Quando lo guardo penso alla duplice eredità che mi ha lasciato questo nonno eroe normale e viaggiatore per necessità: lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra.<br />
Forse è per questo mio essere un po’ nomade e un po’ stanziale che amo così tanto le rondini. &#8220;Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini&#8221;, scriveva Paul Morand. Ogni primavera guardo il cielo per salutarne <a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/05/rondini-8.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4820" title="rondini 8" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/05/rondini-8-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>l’arrivo. E nel rivederle provo sempre una grande emozione, quasi fosse un miracolo il loro istinto infallibile per la direzione, la loro capacità di ritrovare anno dopo anno i loro nidi qui nella cascina del nonno dove vivo. A settembre le guardo raggrupparsi e prepararsi alla nuova partenza, questa volta verso sud, ma sempre per tornare a casa. Con il loro volo leggero e veloce sembrano volermi invitare al viaggio. Il Mediterraneo e oltre, il deserto, e oltre, l’Africa…<br />
Anch’io, come loro, ho la tendenza a migrare, ma, potendo scegliere, preferisco non dover “e-migrare”. Viaggio sempre con un biglietto di ritorno in tasca e rientro così a pieno titolo nella categoria del &#8220;turista&#8221;, sia in senso etimologico (da tour, ‘giro’), sia soprattutto in base alla citatissima definizione di Bowles. E non mi dispiace. Soprattutto mi seccherebbe non ritornare. Come per le rondini e come per il nonno, anche per me il ritorno è necessario. Per avere un nido dove lasciare sedimentare esperienze e ricordi e soprattutto perché è qui che ci giochiamo la vita.<br />
Un mese o un anno altrove, ma poi, dietro a una leggera curva riappaiono sempre i luoghi a me familiari, rassicuranti custodi di storie, ricordi e legami. E’ un paesaggio intimo e segreto, un secondo imprinting che si è mescolato a quello genetico e che è diventato parte inscindibile di me.<br />
Io sono questa terra e quest’aria, questi orizzonti e questi profili di colline, questa lingua e questi sapori. Io sono come quest’albero, con le radici che affondano nel suolo e i rami che si allungano verso il cielo.<br />
L’importante è ripartire, sempre, come le rondini.<br />
<em> </em></p>
<p>Un consiglio di lettura? Il bellissimo “Viaggiatore notturno” di Maurizio Maggiani, dove il protagonista attende nel cuore del Sahara il passaggio delle rondini.</p>
<p><em>Anna<a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/05/itaca-per-sito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4818" title="itaca" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/05/itaca-per-sito-430x238.jpg" alt="" width="430" height="238" /></a></em></p>
<p>Pubblicato su <em><a href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/r-come-rondini" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em></em></p>
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		<title>L&#8217;arte del ritorno</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 06:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Arte del Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Terzani]]></category>

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Pubblicato su il reporter : Ritorno (2)
Ci sono due tipi di viaggiatori, quelli che si affezionano a dei paesi o a dei paesaggi e lì tendono a ritornare, come se l’Africa, l’Oriente o il deserto fossero una seconda casa o una seconda pelle e quelli alla ricerca di destinazioni sempre nuove. I primi preferiscono riassaporare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/11/Ritorno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3102" title="Ritorno" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/11/Ritorno-150x104.jpg" alt="Ritorno" width="150" height="104" /></a></p>
<p>Pubblicato su <a title="Ritorno" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/r-come-ritorno-2" target="_blank"><em>il reporter</em> </a>: Ritorno (2)</p>
<p>Ci sono due tipi di viaggiatori, quelli che si affezionano a dei paesi o a dei paesaggi e lì tendono a ritornare, come se l’Africa, l’Oriente o il deserto fossero una seconda casa o una seconda pelle e quelli alla ricerca di destinazioni sempre nuove. I primi preferiscono riassaporare emozioni e ritrovare il piacere di geografie familiari, i secondi cercare sempre l’eccitazione della prima volta.</p>
<p><span id="more-3101"></span></p>
<p>Ulisse, che del viaggiatore è l’archetipo, certo apparteneva a quest’ultimo tipo, tanto da trasformare anche il ritorno a casa in un lungo errare nell’ignoto. Così come la dimensione della scoperta è stata nei secoli la molla che ha spinto tanti esploratori a giocarsi la vita. Ancora oggi, benché il mondo sia stato ampiamente mappato e raccontato, la curiosità per il nuovo rimane per molti di noi appassionati, parte integrante del piacere del viaggio. Sperimentare qualcosa per la prima volta è sempre una grande emozione, perché quello sguardo è unico e irripetibile. Come lo è il primo bacio o la prima volta che i nostri occhi accarezzano la morbida superficie delle dune o i nostri sensi si immergono nell’umido della selva. Rimane però il dubbio che questa continua ricerca di mete sempre diverse e di spunti originali sia in fondo una sorta di collezionismo di luoghi, anch’esso parte di quella spinta al consumo che caratterizza la nostra società.</p>
<p>Un utile esercizio adatto ai viaggiatori bulimici e a quelli che in viaggio sono frustrati e delusi se il nuovo giorno non offre anche una qualche novità, è quello di praticare l’arte del ritorno. Non del ritorno a casa, ma nei luoghi già visti o lungo sentieri già percorsi. Scrive Saramago: “Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quello che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l&#8217;ombra che non c&#8217;era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.”</p>
<p>Il primo consiglio è di riflettere sull’antica massima di Eraclito, secondo cui non è possibile scendere due volte nello stesso fiume. Il ritorno è sempre in un luogo diverso da quello custodito nel ricordo, perché la percezione del reale muta in base a molte variabili, dal nostro stato d’animo, alla velocità del nostro passaggio, ai compagni di viaggio, alle condizioni ambientali. Ma soprattutto su quello spazio e su di noi ha agito la variabile del tempo: il luogo è probabilmente cambiato e anche i nostri occhi sono diversi e forse più riluttanti allo stupore. Il rischio del ritorno in luoghi conosciuti è la delusione per non ritrovare più gli stessi paesaggi e le stesse persone, spesso mitizzati nel ricordo. Necessario allora, come per qualsiasi viaggio, ma ancor di più quando si ritorna in un luogo, spogliarsi dalle aspettative. Diversi libri raccontano i ritorni in paesi dove l’autore aveva vissuto anni prima. Penso a “Segreto Tibet” di Maraini, inevitabilmente nostalgico, ma forse soprattutto a “Un indovino mi disse”, dove Terzani trova nuovi stimoli e nuovi spunti nel ripercorrere le strade di quelle città che l’hanno visto per anni inviato speciale. Se non è possibile, e non lo è, inseguire le emozioni della prima volta, cerchiamone altre, che non siano solo il frutto un po’ acerbo della novità. Altrimenti qualsiasi viaggio, anche quello in paesi sconosciuti, diviene inevitabilmente “déjà vu”, perché i deserti e le montagne e il mare e gli animali e sempre di più anche le persone, alla fine si assomigliano. </p>
<p>Un consiglio di lettura: Tiziano Terzani, <em>Un indovino mi disse</em>, TEA</p>
<p>A.M.</p>
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