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	<title>AcomeAvventura &#187; Povertà</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Non sono solo numeri&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 19:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Global Issues]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Sud del mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Preferisco le parole ai numeri. Ma certe volte i numeri servono più delle parole.
Anna

Over 24,000 children die every day around the world.  That is equivalent to:
1 child dying every 3.6 seconds
16-17 children dying every minute
A 2010 Haiti earthquake occurring almost every 9-10 days
A 2004 Asian Tsunami occurring almost every 10 days
An Iraq-scale death toll every [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Preferisco le parole ai numeri. Ma certe volte i numeri servono più delle parole.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/06/Etiopia-elemosina.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4005" title="Etiopia elemosina" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/06/Etiopia-elemosina-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a></p>
<p>Over 24,000 children die every day around the world.  That is equivalent to:<br />
1 child dying every 3.6 seconds<br />
16-17 children dying every minute<br />
A 2010 Haiti earthquake occurring almost every 9-10 days<br />
A 2004 Asian Tsunami occurring almost every 10 days<br />
An Iraq-scale death toll every 16–40 days<br />
Just under 9 million children dying every year<br />
Some 79 million children dying between 2000 and 2007<br />
The silent killers are poverty, hunger, easily preventable diseases and illnesses, and other related causes. In spite of the scale of this daily/ongoing catastrophe, it rarely manages to achieve, much less sustain, prime-time, headline coverage.<br />
Da <a href="http://www.globalissues.org">www.globalissues.org</a> &#8211; Anup Shah</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fnon-sono-solo-numeri%2F&amp;title=Non%20sono%20solo%20numeri%26%238230%3B"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Voyeurismo della miseria?</title>
		<link>http://acomeavventura.com/voyeurismo-della-miseria/</link>
		<comments>http://acomeavventura.com/voyeurismo-della-miseria/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 06:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[T come Turismo Responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Miseria]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[
Pubblicato su il reporter
I paesi più poveri sono la destinazione privilegiata di molti dei nostri viaggi. Qualcuno ci va attratto dal minor costo della vita per potersi concedere qualche lusso altrimenti fuori budget. Altri sono mossi dal desiderio di trovare il sole in inverno o di lasciarsi alle spalle per un paio di settimane stress [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2257" href="http://acomeavventura.com/voyeurismo-della-miseria/etiopia-elemosina/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2257" title="Elemosina" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/07/etiopia-elemosina-150x104.jpg" alt="Elemosina" width="150" height="104" /></a></p>
<p>Pubblicato su<em> <a title="Parole Nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/p-come-poverta" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>I paesi più poveri sono la destinazione privilegiata di molti dei nostri viaggi. Qualcuno ci va attratto dal minor costo della vita per potersi concedere qualche lusso altrimenti fuori budget. Altri sono mossi dal desiderio di trovare il sole in inverno o di lasciarsi alle spalle per un paio di settimane stress e città congestionate.</p>
<p><span id="more-2256"></span></p>
<p>In entrambi i casi si tratta di persone motivate soprattutto dal desiderio di relax o dall&#8217;immersione nella natura e probabilmente opteranno per l&#8217;esclusività di un villaggio turistico o le bellezze di parchi e isole lontano dalla folla. Altri viaggiatori partono spinti da un genuino interesse per l&#8217;ambiente umano e le culture locali, anzi, per molti è proprio questa la motivazione principale. Ma costoro sono anche i più esposti al rischio di una delusione, perché è sempre più difficile cogliere quella diversità e quella genuinità che cercano. Anche se il concetto di autentico riferito a una cultura merita un&#8217;analisi più approfondita, è innegabile che i paesi poveri, bersagliati dai nostri canali televisivi, rincorrano il nostro modello di sviluppo e ne imitino spesso gli aspetti più deteriori.</p>
<p>Se la globalizzazione è ormai, a torto e a ragione, un capro espiatorio buono per ogni occasione, non è però la sola colpevole. Siamo vittime anche di stereotipi e false aspettative reciproci. In barba ai nostri tentativi di non comportarci da turisti, è così che siamo percepiti dai locali: turisti e ricchi. D&#8217;altra parte è difficile dar loro torto: non rinunciamo mai alle nostre sicurezze, siamo sempre forniti di beni altrove scarsi (tipo carte di credito, apparecchiature e medicine, quando non anche il cibo di scorta) e per una notte in hotel, anche di medio livello, spendiamo una somma con cui loro sopravvivrebbero un mese. Anzi, hanno ragione, perché secondo le statistiche apparteniamo al 4% privilegiato della popolazione mondiale che ha un lavoro, guadagna più di due dollari al giorno, sa leggere, gode di un trattamento previdenziale adeguato e di fondamentali libertà politiche. Cose per noi scontate, ma non per il rimanente 96% di mondo.</p>
<p>Noi a nostra volta siamo nutriti dagli stereotipi di un immaginario turistico che spaccia come vero un mondo che non c&#8217;è, o non più. Certe volte ci assale la sensazione che l&#8217;unica diversità sia una povertà più diffusa. Inevitabile incontrarla nei nostri viaggi nel sud del mondo. La peggiore si concentra dentro il tessuto stesso delle città o appena ai suoi margini, in quegli slums, in crescita incontrollata e rapidissima a causa della tendenza mondiale all&#8217;inurbamento e dei tanti profughi di guerre e carestie. E&#8217; una miseria senza speranza che all&#8217;assenza dei beni primari assomma un degrado ambientale devastante e la distruzione di quei legami familiari che da sempre in questi paesi fanno la differenza fra vita e morte. Se però il nostro viaggio si trasforma in un safari nella miseria, diventa una sorta di voyeurismo dove i soggetti più comuni sono quei bambini randagi che ti seguono con insistenza mormorando come un ritornello le loro richieste affamate. La reazione può essere di compassione, impotenza e senso di colpa, altre volte di irritazione e alla fine in genere di assuefazione.</p>
<p>La soluzione non è rinunciare a viaggiare, anche perché il turismo, se è resaponsabile e non è predatorio, è un&#8217;importante strumento di<a rel="attachment wp-att-2258" href="http://acomeavventura.com/voyeurismo-della-miseria/self-esteem/"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2258" title="autostima" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/07/self-esteem-150x104.jpg" alt="autostima" width="150" height="104" /></a> sviluppo per i paesi poveri. Ma visto che le nostre foto probabilmente non concorreranno per il World Press Photo, forse sarebbe meglio cercare di evitare le zone più misere, che dovrebbero essere l&#8217;obiettivo delle ONG più che delle nostre ferie. Se siamo interessati alle persone, meglio cercare di vivere da spettatori quali siamo la quotidianità della gente che si incontra al mercato, per strada, al ristorantino o grazie alla mediazione di una guida locale. Come mi ha ricordato un amico indiano, nonché guida turistica, &#8220;la povertà non è romantica&#8221;.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fvoyeurismo-della-miseria%2F&amp;title=Voyeurismo%20della%20miseria%3F"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Salza: &#8220;Niente&#8221; ovvero &#8220;Per chi suona lo sciacquone?&#8221;</title>
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		<comments>http://acomeavventura.com/salza-niente-ovvero-per-chi-suona-lo-sciacquone/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 11:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[L come Letture]]></category>
		<category><![CDATA[T come Turismo Responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Salza]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Alberto Salza &#8211; Niente. Come si vive quando manca tutto. Antropologia della povertà estrema &#8211; Sperling &#38; Kupfer &#8211; 2009 &#8211; € 18,00
Pubblicato su il reporter
Al libro &#8220;Niente&#8221; di Salza avrei messo come sottotitolo una frase del libro stesso: &#8220;Per chi suona lo sciacquone?&#8221;. E in copertina un disegno tipo questo. Perché alla base della sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2232" href="http://acomeavventura.com/salza-niente-ovvero-per-chi-suona-lo-sciacquone/sifone/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2232" title="chi ha tolto il tappo?" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/07/sifone-104x150.jpg" alt="chi ha tolto il tappo?" width="104" height="150" /></a>Alberto Salza &#8211; Niente. Come si vive quando manca tutto. Antropologia della povertà estrema &#8211; Sperling &amp; Kupfer &#8211; 2009 &#8211; € 18,00</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="Niente" href="http://www.ilreporter.com/libri/niente" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>Al libro &#8220;Niente&#8221; di Salza avrei messo come sottotitolo una frase del libro stesso: &#8220;Per chi suona lo sciacquone?&#8221;. E in copertina un disegno tipo questo. Perché alla base della sua teoria c&#8217;è proprio la metafora di un gabinetto (modello occidentale, il che non è un caso). La tazza del water è il mondo: chi sta in alto respira aria pulita e guarda verso il cielo, chi sta nella strettoia centrale cerca di galleggiare sulla schiuma, chi sta sotto la curva del sifone, nonostante gli sforzi, può solo finire espulso in un mare di escrementi.</p>
<p><span id="more-2231"></span></p>
<p>Niente è un libro &#8220;a togliere&#8221;. Parla di assenze: niente cibo, acqua, salute, soldi, terra, pace, casa, patria, diritti, <a rel="attachment wp-att-2233" href="http://acomeavventura.com/salza-niente-ovvero-per-chi-suona-lo-sciacquone/salza-niente/"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2233" title="Salza-Niente" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/07/salza-niente-104x150.jpg" alt="Salza-Niente" width="104" height="150" /></a>istruzione, infanzia, vecchiaia, storia, sogni. Niente tempo. Trentadue anni scarsi è l&#8217;aspettativa di vita in Swaziland. Un niente che è un&#8217;accusa. Alberto Salza, viaggiatore e antropologo irriverente, per quarant&#8217;anni ha vissuto a contatto con la miseria, dalle periferie delle nostre città agli slum delle megalopoli di Africa e Asia, alle aree colpite da ricorrenti siccità o dilaniate da guerre interne. &#8220;La miseria ti entra dentro come una penetrazione sessuale violenta&#8221; scrive, anzi, con queste parole chiude il libro. Forse per questo, per cercare di sopravvivere senza impazzire a questo quotidiano contatto con una miseria priva di speranza, si dichiara anaffettivo, poco empatico e poco propenso all&#8217;amicizia. In lui non c&#8217;è traccia di quello spirito di condivisione che spinge altri a farsi poveri fra i poveri. Anzi. Dice che bisognerebbe usare più il cervello e meno il cuore. Difende la sua &#8220;comfort zone&#8221; e per questo non esita a tirare qualche pedata ai postulanti sulle scalinate di Varanasi. Il suo linguaggio è diretto, con un&#8217;ironia che sfiora il cinismo. &#8220;Non voglio condividere la merda degli abitatori di slum&#8230; Io voglio costruire un cesso dove non c&#8217;è. Non me ne importa un cazzo di abbracciare e consolare chi caca per strada.&#8221;</p>
<p>Racconta come si vive, o meglio si sopravvive, alla miseria nel terzo mondo. Quella di un miliardo e mezzo di persone che se la cava con meno di un dollaro al giorno. Ma fa frequenti incursioni nell&#8217;Occidente ricco, che non si fa mancare i suoi poveri. Se del suo libro ne facessero un film avrebbe successo perché sembra fantascienza. Invece sono pezzi di mondo reale, raccontati da un antropologo e avvalorati con dati e date, combinando esperienza e teorie scientifiche, aneddoti e statistiche. E&#8217; in corso, come nella favola del principe ranocchio, una mutazione, ma questa volta alla fine non &#8220;vivranno tutti felici e contenti&#8221;. Qualcuno si estinguerà. Era già toccato ai dinosauri. Qualcuno muterà, perché se la povertà può essere combattuta e sconfitta, nella miseria ci si può solo estinguere o evolvere. E non in meglio. Salza ipotizza una speciazione verso l&#8217;Homo nihil, il povero più misero. Sta avvenendo negli slum delle megalopoli del terzo mondo, dove secondo le proiezioni si avrà il 95% dell&#8217;incremento di umanità. Lì alla miseria si aggiunge un degrado ambientale devastante e la distruzione dei legami sociali, con perdita d&#8217;identità, mercificazione, isolamento e violenza.</p>
<p>Salza non offre ricette risolutorie o risposte consolatorie. Non c&#8217;è scampo, per una parte del mondo è troppo tardi per tornare indietro. D&#8217;altra parte è così, senza scampo, che ogni giorno si sente chi è sotto la curva del sifone. Il divario fra il mondo di chi è senza e quello di chi ha è ormai incolmabile. La guerra alla povertà si sta trasformando in guerra ai poveri. Niente. Un libro sconsigliato a chi preferisce continuare a ballare sul Titanic. Consigliato a chi crede, come Salza, che la condivisione, e non la costruzione di muri, possa essere la sola, forse impossibile, via di sopravvivenza per tutti.</p>
<p>A.M. </p>
<p>Alcune righe dal libro:</p>
<p><em>«Sniffato troppa colla», suggerì Nyakeke. L&#8217;odore della plastica fusa era dappertutto. Serviva come sostituto della colla. In Sierra Leone, nella tarda notte del 10 settembre 2000, più nessuno si dava al modellismo. Da tempo. Molte persone non avevano più neppure le mani o le braccia: difficile incollare i pezzi, di conseguenza. Così i ragazzi, per drogarsi, si dovevano accontentare dei fumi esalati da bidoni di plastica in fusione lenta, davanti a focherelli di sterpi.</em></p>
<p>Ascolta l&#8217;intervista su <a title="Intervista" href="http://212.162.68.18/player/player.cfm?Q_CANALE=http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/archivio_2009/audio/intervista2009_03_19.ram" target="_blank">Radio 3</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fsalza-niente-ovvero-per-chi-suona-lo-sciacquone%2F&amp;title=Salza%3A%20%26%238220%3BNiente%26%238221%3B%20ovvero%20%26%238220%3BPer%20chi%20suona%20lo%20sciacquone%3F%26%238221%3B"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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