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	<title>AcomeAvventura &#187; Hugo Pratt</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Volare</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 06:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Aereo]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter &#8211; Parole Nomadi &#8211; Volare
Il 20 Maggio cadrà l’ottantesimo anniversario della prima trasvolata atlantica in solitaria compiuta da Charles Lindbergh sullo “Spirit of Saint Louis”. Una tappa fondamentale in quella lunga strada che ha trasformato in realtà uno dei sogni più antichi dell’umanità, quello di volare.
Non è trascorso neppure un secolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/05/014-Per-volare.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4803" title="volare" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/05/014-Per-volare-150x105.jpg" alt="" width="150" height="105" /></a>Pubblicato su <em>il reporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; Volare</p>
<p>Il 20 Maggio cadrà l’ottantesimo anniversario della prima trasvolata atlantica in solitaria compiuta da Charles Lindbergh sullo “Spirit of Saint Louis”. Una tappa fondamentale in quella lunga strada che ha trasformato in realtà uno dei sogni più antichi dell’umanità, quello di volare.<br />
Non è trascorso neppure un secolo da quello storico volo, ma prendere un aereo è oggi diventata un’azione quasi scontata, che ha perso molto del fascino di cui godeva solo pochi decenni fa, quando i media avevano ribattezzato “jet society” l’alta società e fare l’hostess era il sogno di tutte le adolescenti.</p>
<p><span id="more-4802"></span><br />
L’aereo è diventato anche il bersaglio delle critiche di molti “veri viaggiatori”, perché cancella la dimensione dell’attraversamento dei luoghi facendo perdere il senso delle distanze e modificando la percezione dello spazio, tanto che questo non si misura più in chilometri ma in ore di volo. La risposta è fin troppo facile: se nel passato il viaggio via terra o via mare era una costrizione necessaria, oggi abbiamo libertà di scelta e possiamo combinare velocità e lentezza, raggiungendo rapidamente in aereo la nostra meta per poi spostarci senza fretta. E naturalmente chi lo desidera può continuare a muoversi a breve raggio o a prendersi il tempo necessario, se ne dispone, per avvicinarsi lentamente al paese meta del suo viaggio. Ma l’aereo è diventato anche un bersaglio degli ambientalisti, in questo caso a ragione, visto che una sola trasvolata atlantica genera la metà dell’anidride carbonica che ciascuno produce in un anno e sappiamo che la CO2 è la causa principale del cambiamento climatico. Le risposte a questa critica sono in parte tecnologiche (ci sono nuovi modelli con un impatto sull’ambiente decisamente inferiore) e in parte personali (ad esempio evitare le tentazioni dei voli low-cost per viaggi mordi e fuggi e riscoprire invece il piacere di un weekend fuoriporta). Inutile però demonizzare il mezzo, diventato parte integrante della nostra vita: l’importante è farne un buon uso.<br />
Personalmente, lo confesso, amo volare, tanto che solo quando sono incastrata fra un americano straripante e un bimbo esuberante posso dare qualche segno di insofferenza. Nonostante i molti viaggi, non so abituarmi alla magia di vedere il mondo dall’alto. Mi piace guardare dall’oblò albe e tramonti, nuvole e catene di montagne, l’increspatura delle onde dell’oceano e la vera forma delle isole e delle coste, i paesaggi nuovi o quelli familiari, ma tutti visti da un’angolazione inedita e davvero speciale.<br />
Mi piace sentire il motore rullare e aspettare il momento magico in cui le ruote si staccano dalla pista quasi senza che me ne accorga, se non guardando fuori dal finestrino e vedendo il vecchio mondo sotto di me allontanarsi e rimpicciolire. Chiudo alle mie spalle una porta metaforica e mi godo una pausa in uno di quelli che Marc Augé definisce “nonluoghi”. Forse l’aereo è proprio il nonluogo per eccellenza, visto che davvero si è sospesi nel tempo e nello spazio, senza poter dire dove si sia o che ora sia, aggiungendo o togliendo, anche se solo virtualmente, ore alla propria vita.<br />
Il volo rappresenta per me una sorta di rito di passaggio verso il nuovo mondo che mi aspetta. L’aereo diviene uno spazio interiore e astratto, necessario per staccare da persone e luoghi, problemi e impegni. Appena salgo a bordo regolo subito le lancette dell’orologio con l’orario della destinazione, così da iniziare a entrare in sintonia, anche se solo temporale, con la mia meta. Poi, quando la porta dell’aereo si riapre, mi scopro altrove. Annuso l’aria e i nuovi odori, sento sulla pelle una temperatura diversa, ascolto i suoni di un’altra lingua. Sono in viaggio.</p>
<p>Consiglio di lettura: Hugo Pratt, “L’Ultimo Volo” Di Lizard Edizioni, 2004: il racconto illustrato della fine leggendaria di Saint-Exupéry, grande scrittore e appassionato di volo, abbattuto con il suo aereo in una missione durante la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p><em>Anna</em></p>
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		<title>Vacanzaaaaa!!!</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 06:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Pratt]]></category>
		<category><![CDATA[Otium]]></category>
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		<category><![CDATA[Piacere]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Louis Stevenson]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su  il reporter - Vacanza
Partire per un viaggio presuppone un itinerario, una meta e spesso una certa dose di fatica. Andare in vacanza è invece sinonimo di voglia di divertirsi e rilassarsi. Una componente ludica questa comunemente accettata, ma spesso vissuta con un malcelato senso di colpa da chi, come me, è figlio degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/11/Take-it-easy.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3133" title="Take-it-easy" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/11/Take-it-easy-150x104.jpg" alt="Take-it-easy" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su  <a title="Vacanza" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/v-come-vacanza" target="_blank"><em>il reporter</em> </a>- Vacanza</p>
<p>Partire per un viaggio presuppone un itinerario, una meta e spesso una certa dose di fatica. Andare in vacanza è invece sinonimo di voglia di divertirsi e rilassarsi. Una componente ludica questa comunemente accettata, ma spesso vissuta con un malcelato senso di colpa da chi, come me, è figlio degli anni dell’impegno e di una morale cristiana che condanna l’ozio o “accidia” in quanto “padre di tutti i vizi”.</p>
<p><span id="more-3132"></span></p>
<p>Nella cultura classica invece il piacere era un valore positivo e l’otium era considerato superiore al negotium. Certo, una concezione fortemente elitaria e possibile solo perché alle necessità dei “cittadini” provvedevano folle di schiavi. Ma studi antropologici rivelano che anche in società meno sofisticate il lavoro non è necessariamente elevato a valore in se stesso, come è il caso dei boscimani Kung del Kalahari, che cacciavano solo sei ore la settimana, il resto del tempo si raccontavano storie seduti sotto gli alberi di acacia.</p>
<p>E’ interessante l’etimologia delle parole “divertimento” e “vacanza”. Divertimento viene dal latino “divertere”, cioè allontanarsi dal centro, volgere l’attenzione altrove. Vacanza viene da “vacuum”, cioè vuoto, svuotamento. Ma il vuoto ci fa paura, così cerchiamo sempre di riempirlo, mentre potrebbe essere una pausa rigenerante di evasione anche da se stessi oltre che dagli impegni e dalla ripetitività del quotidiano. Il risultato non sarebbe la noia, anzi di norma è proprio la ripetitività che fa che le cose vengano a noia. E comunque anche la noia è in fondo la levatrice di quei cambiamenti capaci di riconciliarci ai nostri bisogni più veri e profondi. Così come l’ozio è necessario alla creatività, e questa è nemica delle preoccupazioni. La nostra società invece, oltre a una certa visione penitenziale della vita che accomuna piacere a peccato, ha trasformato il tempo libero in un’industria e attività come lo sport e il viaggio in veri business con il conseguente pressante invito a consumare. In realtà il nostro tempo libero può rimanere tale senza dover essere a tutti i costi riempito di itinerari da percorrere, vette da scalare, musei da visitare e realtà locali da incontrare, per essere in qualche modo produttivi.</p>
<p>Rivendico il diritto alla vacanza. Non nel senso che è un “diritto costituzionale”, anzi, soprattutto in tempi di crisi, può rimanere un sogno per molti e un privilegio per pochi. Nel senso invece di liberarsi dai complessi di colpa se, potendo, si opta per una semplice vacanza di dolce far niente. Non bisogna giustificarsi, non è peccato divertirsi e non è obbligatorio trasformare l’ozio in lavoro, imponendosi anche in vacanza ritmi non così dissimili da quelli spesso esasperati del quotidiano. Se invece partiamo per un viaggio, ricordiamoci che comunque è “di piacere”, e il piacere può bastare a se stesso. E che anche il viaggio dovrebbe avere una componente di trasgressione di orari, obblighi e abitudini per aprirsi a diverse visioni della realtà. Il suo successo non si misura in fatica, chilometri percorsi e confini varcati.</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/11/Relax.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3134" title="Relax" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/11/Relax-150x104.jpg" alt="Relax" width="150" height="104" /></a>“Dobbiamo rivalutare il significato di ozio dandogli la connotazione positiva di ricerca del piacere all&#8217;interno del difficile mestiere di vivere”, scrive Stevenson. Hugo Pratt, uno che di viaggi e di libertà dagli obblighi se ne intendeva, uno che è stato capace di cercare e di trovare la sua isola del tesoro, aggiunge: “quando oggi ripenso a coloro che mi accusavano di essere inutile, e a quello che invece giudicano utile, allora, a loro confronto, non solo provo piacere a essere inutile, ma ne sento addirittura il desiderio”.</p>
<p>Per finire: tutto quanto scritto sopra è un sincero tentativo di auto-convincimento perché rimango una stakanovista del viaggio e anche quando cerco di fare la turista in versione spiaggia, parto con una valigia piena di libri invece che di completini mare firmati La Perla.</p>
<p> A.M.</p>
<p>Due i consigli di lettura: Robert Louis Stevenson “Elogio dell&#8217;ozio”<em>, </em>scritto di getto nel 1877, ma forse ancora più attuale oggi e “Il desiderio di essere inutile” di Hugo Pratt.</p>
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