Pubblicato su il reporter – Parole Nomadi – Emergency
O forse E come Eroi. Perché sono loro, e quelli come loro, i moderni eroi. Proprio con loro voglio iniziare il nuovo anno di Parole Nomadi, come augurio di pace e come invito alla solidarietà e alla convivenza.
Clicco sulla homepage di Emergency. In primo piano appare un messaggio semplice e immediato: “Ogni 2 minuti curiamo 1 persona”. Da quando fu fondata nel 1994 nei suoi ospedali e centri di riabilitazione sono state curate gratuitamente più di 4 milioni di persone. Sono questi i numeri che fanno capire cosa Emergency rappresenti oggi: una, spesso la sola, possibilità di cura in Paesi dove l’assistenza non è garantita. Si tratta di aree povere, martoriate da conflitti o devastate da cataclismi naturali, regioni dove la quotidianità assomiglia molto a quella che per noi è l’eccezionalità di una zona terremotata: proprio in questi luoghi, spesso anche logisticamente di difficile accesso, Emergency ha creato dai semplici posti sanitari a strutture d’eccellenza curate in ogni dettaglio. Oltre ai numeri c’è però in quel messaggio in homepage un’altra parola che fa la differenza, o meglio che NON fa la differenza: “persona”. Per Emergency ci sono soltanto “persone” bisognose di aiuto e di cure senza discriminazione di razza, ideologia, sesso o religione, senza distinzione fra amici e nemici. Molte di queste persone sono bambini, donne e anziani, perché le statistiche dicono che nei conflitti contemporanei il 90% delle vittime sono civili. E in cambio dell’aiuto dato non è richiesta alcuna adesione etico-religiosa e non vi è alcuna imposizione di valori altri.



