novembre 20th, 2010 at 4:09 pm

Partire? Perché sì

Pubblicato su il reporter, Parole Nomadi – Perché sì

Uno degli ultimi post era un elenco di domande sul viaggio, cui ognuno dava le proprie risposte. Qui di seguito alcune delle possibili risposte, mie o rubate ad altri scrittori e viaggiatori, alla domanda che si erano posti Rimbaud e Chatwin: “Cosa ci faccio io qui?” e cioè, “Cosa continuo a cercare altrove che io non possa più facilmente trovare a casa?” o semplicemente “Perché viaggio?”

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novembre 5th, 2010 at 8:30 am

Cosa ci faccio io lì?

Pubblicato su il reporterDomande

“Il problema della vita non è la mancanza di risposte, ma piuttosto la capacità di individuare le domande giuste. Quando hai ben chiare le domande, le risposte arrivano sempre”. Così scrive James Redfield, anche se poi lui, e con lui tutti noi che ci sforziamo di tradurre pensieri in parole d’inchiostro, tendiamo a dare risposte e spacciare consigli. Se il viaggio è soprattutto ricerca, è invece proprio dalle domande che bisogna partire. E se queste sono spesso le stesse per tutti, le possibili risposte sono invece tante e ognuno deve trovare le proprie. Ecco trenta domande che parlano di viaggio. Qualcuna inventata qui per qui o lì per lì. Qualcuna rubata da un libriccino curioso e non banale sulla cui copertina troneggia un grande punto interrogativo e che dentro racchiude semplicemente 565 domande provocatorie e illuminanti, ma nessuna risposta… un poco come la psicanalisi, però a un costo ben più contenuto, meno di dieci euro.

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aprile 10th, 2010 at 8:35 am

Parliamone….

Laos-ospiti-di-una-casaPubblicato su il reporter - L come Lingua
“Conoscere una sola lingua, un solo costume, conoscere una sola logica, è prigione”, scriveva il poeta camerunense Njock Ngana. E mai come in un viaggio in paesi stranieri ci si sente prigionieri della propria lingua, si percepisce appieno la frustrazione di non poter comunicare appieno con l’altro attraverso lo strumento più umano che ci sia, la voce che si fa linguaggio.
Anche se si dispone di una lingua internazionale come l’inglese, anche se la comunicazione di sopravvivenza comunque può passare attraverso semplici segni e gesti, è in viaggio che frustrazione e difficoltà di comunicare ci fanno percepire appieno la forza della parola, chiave capace di aprire porte reali e metaforiche per avvicinare persone e culture altre.

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settembre 11th, 2009 at 8:30 am

Nomadi e stanziali, terra e libertà

Mongolia-Mungitura

Pubblicato su il reporter

 

L’uomo è nato nomade, cacciatore e raccoglitore, poi è divenuto stanziale con l’agricoltura e l’addomesticamento degli animali. L’alternativa nomade è sopravvissuta in particolare fra i pastori e non è un caso che in greco “nomos” significhi “pascolo”.  

Nomadi e stanziali sono stati per millenni due universi complementari, diventando sempre più conflittuali con l’espandersi dell’agricoltura e il diffondersi del modello urbano. Da una parte la “civitas”, dall’altra i senza fissa dimora, considerati barbari e guardati sempre con diffidenza. Oggi gli “uomini delle tende”, come li chiama la Bibbia, sono ormai residuali, in bilico fra emarginazione e assorbimento, sconfitti da un mondo sedentario che si annette sempre nuovi spazi e traccia confini sempre più invalicabili per persone e animali.

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