gennaio 15th, 2011 at 12:50 am

NIMBY (Not in My BackYard)

Una lettera aperta rivolta a chi ama le critiche sterili che solo servono a giustificare il non far nulla, svalutando l’impegno altrui. Con un grazie di cuore a tutti coloro che portano le proprie idee e le proprie critiche, ma sempre in modo propositivo per la salvaguardia della brughiera.

“Not in My BackYard”, ossia, se volete costruire un’autostrada (ma vale anche per un centro di smaltimento rifiuti o una centrale nucleare), fate pure, ma non “nel mio cortile”. Una logica diffusa e comprensibile (chi vorrebbe un’autostrada a sei corsie davanti alla porta di casa?) ma sicuramente opportunistica. Una logica che non è né la mia né quella degli amici di Salvabrughiera, al di là di un comprensibile e profondo dispiacere se domani la nostra brughiera fosse sfregiata da un nastro d’asfalto. Essendo però un’accusa che ci è stata rivolta per il semplice fatto che molti di noi abitano in vicinanza del tracciato ipotizzato della VA-CO-LC, preferisco parlarne direttamente senza nascondermi dietro a sigle. E più delle parole preferisco parlare di fatti.

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agosto 6th, 2010 at 8:42 pm

Home sweet home?

“Casa”: un altro pezzo di cascina ristrutturato, da così a così… e non è ancora terminato…

    

Ma dopo due anni di lavoro, problemi infiniti, costi altissimi e, dulcis in fundo, con la prospettiva della brughiera devastata da un’autostrada, mi chiedo se davvero ne sia valsa la pena.

Mollo tutto e scappo, Anna

PS:  … e poi c’è anche qualcuno che mi chiede che lavoro faccio…

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gennaio 23rd, 2010 at 7:27 pm

Un prezzo che non vogliamo pagare

Brughiera-autostrada

E’ difficile trovare in tutta la Brianza un abitato che sia rallegrato da una più ampia bellezza di paese, che goda di solitudini vegetali più leggiadre e pittoresche. Massime verso levante dove il colle canturino scende per una serie di lente e vaste poggiate verso le bassure del Pian d’Erba. Là per parecchie miglia è un avvicendarsi di folte pinete, di solitarie radure, di colli boscosi interrotti da lunghe piane deserte e dove ancor pare sentir alitare lo spirito selvaggio dei vecchi druidi.” E’ una descrizione di Cantù e delle sue campagne scritta nel 1926, meno di cent’anni fa, da Carlo Linati sul Corriere della Sera. Cosa possiamo scrivere oggi? Cosa ci è rimasto di quel prezioso patrimonio naturale, paesaggistico e architettonico descritto da Linati e fatto di colline, boschi e cascine che le generazioni precedenti erano state capaci di salvaguardare tramandare? Purtroppo è rimasto poco e anche quel poco è ora minacciato dal MOSTRO…

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