febbraio 14th, 2010 at 6:09 pm

Jonàs, che avrà vent’anni nel 2030…

JonasPer un aggiornamento clicca su Salvabrughiera.

Questo bimbo lo chiamerò Jonàs,  riprendendo il titolo di un vecchio film, “Jonàs che avrà vent’anni nel 2000”.
Jonàs ha mosso qui, su questi prati della brughiera, i suoi primi passi lo scorso autunno.

Riguardo una mia vecchia foto in bianco e nero, sono passati, anno più anno meno, cinquant’anni. Anch’io ho imparato a camminare e a correre su questi prati. C’erano solo campi, boschi e risorgive. Qui ho trascorso tutte le mie estati da bambina e da ragazza. Ricordo quando non c’era l’acqua corrente, si  andava a prenderla con i secchi al pozzo e ci si lavava in una tinozza di ferro, ricordo la trebbiatura del grano, la vendemmia di un piccolo vigneto, le vacche da pascolare dopo l’ultimo taglio. Allora c’erano i mucchi di fieno e i contadini lo raccoglievano con la forca, al posto deit trattori c’era un cavallo da tiro di nome Gris. Oggi ci sono moderni macchinari e rotoballe.
Ma il profumo del fieno tagliato è lo stesso.  E anche il mio amore per questa terra, condiviso con chi qui vive e lavora. Cinquant’anni fa intorno c’erano pochissime case, solo vecchie cascine, spesso cadenti: Ca’Nova, Pelada, Chigollo (o Imbirone come la chiamavamo noi…), Cascina Comune, Cassinazza, tutte terreno dei miei giochi di allora. Adesso ci sono parecchie ville nascoste nel verde, ma ancora prati e boschi aperti a tutti e non recintati. Qualche cascina è stata demolita, ma la maggior parte sono incredibilmente sopravvissute grazie alla passione e all’iniziativa di privati. Per quanto tempo resisteranno? Il sacrificio per mantenerle è enorme.

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gennaio 23rd, 2010 at 7:27 pm

Un prezzo che non vogliamo pagare

Brughiera-autostrada

E’ difficile trovare in tutta la Brianza un abitato che sia rallegrato da una più ampia bellezza di paese, che goda di solitudini vegetali più leggiadre e pittoresche. Massime verso levante dove il colle canturino scende per una serie di lente e vaste poggiate verso le bassure del Pian d’Erba. Là per parecchie miglia è un avvicendarsi di folte pinete, di solitarie radure, di colli boscosi interrotti da lunghe piane deserte e dove ancor pare sentir alitare lo spirito selvaggio dei vecchi druidi.” E’ una descrizione di Cantù e delle sue campagne scritta nel 1926, meno di cent’anni fa, da Carlo Linati sul Corriere della Sera. Cosa possiamo scrivere oggi? Cosa ci è rimasto di quel prezioso patrimonio naturale, paesaggistico e architettonico descritto da Linati e fatto di colline, boschi e cascine che le generazioni precedenti erano state capaci di salvaguardare tramandare? Purtroppo è rimasto poco e anche quel poco è ora minacciato dal MOSTRO…

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