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Questo bimbo lo chiamerò Jonàs, riprendendo il titolo di un vecchio film, “Jonàs che avrà vent’anni nel 2000”.
Jonàs ha mosso qui, su questi prati della brughiera, i suoi primi passi lo scorso autunno.
Riguardo una mia vecchia foto in bianco e nero, sono passati, anno più anno meno, cinquant’anni. Anch’io ho imparato a camminare e a correre su questi prati. C’erano solo campi, boschi e risorgive. Qui ho trascorso tutte le mie estati da bambina e da ragazza. Ricordo quando non c’era l’acqua corrente, si andava a prenderla con i secchi al pozzo e ci si lavava in una tinozza di ferro, ricordo la trebbiatura del grano, la vendemmia di un piccolo vigneto, le vacche da pascolare dopo l’ultimo taglio. Allora c’erano i mucchi di fieno e i contadini lo raccoglievano con la forca, al posto deit trattori c’era un cavallo da tiro di nome Gris. Oggi ci sono moderni macchinari e rotoballe.
Ma il profumo del fieno tagliato è lo stesso. E anche il mio amore per questa terra, condiviso con chi qui vive e lavora. Cinquant’anni fa intorno c’erano pochissime case, solo vecchie cascine, spesso cadenti: Ca’Nova, Pelada, Chigollo (o Imbirone come la chiamavamo noi…), Cascina Comune, Cassinazza, tutte terreno dei miei giochi di allora. Adesso ci sono parecchie ville nascoste nel verde, ma ancora prati e boschi aperti a tutti e non recintati. Qualche cascina è stata demolita, ma la maggior parte sono incredibilmente sopravvissute grazie alla passione e all’iniziativa di privati. Per quanto tempo resisteranno? Il sacrificio per mantenerle è enorme.




