novembre 18th, 2011 at 7:30 am
Pubblicato su il reporter -Parole Nomadi - Bambini
Sull’acrocoro etiope osservavo stupita decine di bambini materializzarsi dal nulla in luoghi apparentemente deserti. Gli sguardi intelligenti, pronti a captare pensieri e intenzioni dei “ferengi”, degli stranieri. Quali opportunità offre loro il futuro? Sopravvivere è già un successo. Africa, Asia, Latinoamerica… Il viaggio in questi altrove è anche un incontro con un mondo popolato da bambini. Noi, abituati a città abitate soprattutto da adulti e da anziani, in viaggio incrociamo decine, centinaia di occhi di bambini che ci osservano curiosi, di manine che ci toccano. Qualcuno più audace ci afferra un dito, lo stringe forte e non lo molla più, un po’ per desiderio di attenzione, un po’ perché sa che potremmo essere una risorsa utile almeno per quella giornata. E loro sono già piccoli adulti, abituati ad arrangiarsi sbarcando il lunario giorno dopo giorno.
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luglio 9th, 2010 at 8:30 am

Pubblicato su il reporter - Outdoor
“Outdoor”, letteralmente:“fuori dalla porta”. Un termine forse un po’ riduttivo e generico, scelto per indicare una variegata serie di attività ricreative e sportive all’aria aperta, dalle semplici camminate a pratiche più impegnative con i mezzi più diversi. Un termine che trasmette una connotazione positiva legata al mondo della natura, mentre mi ha sempre lasciata un po’ dubbiosa un’altra parola anglosassone spesso associata al viaggio, “no limits”, che invece richiama alla mia mente esperienze dove la fatica si trasforma in una sorta di via crucis per riuscire a superare sempre nuovi limiti (e talvolta anche i propri, con le prevedibili conseguenze).
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luglio 13th, 2009 at 1:06 pm
Alberto Salza – Niente. Come si vive quando manca tutto. Antropologia della povertà estrema – Sperling & Kupfer – 2009 – € 18,00
Pubblicato su il reporter
Al libro “Niente” di Salza avrei messo come sottotitolo una frase del libro stesso: “Per chi suona lo sciacquone?”. E in copertina un disegno tipo questo. Perché alla base della sua teoria c’è proprio la metafora di un gabinetto (modello occidentale, il che non è un caso). La tazza del water è il mondo: chi sta in alto respira aria pulita e guarda verso il cielo, chi sta nella strettoia centrale cerca di galleggiare sulla schiuma, chi sta sotto la curva del sifone, nonostante gli sforzi, può solo finire espulso in un mare di escrementi.
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