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	<title>AcomeAvventura &#187; Africa</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Etiopia. Outsider a tempo determinato</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[L come Letture]]></category>
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&#160;
Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato di Massimo Rossi
 Mimesis 2011 &#8211; € 24.00
Pubblicato su il reporter 
A Natale non sono andata in Africa. O forse sì. A Natale sono ritornata nel sud dell’Etiopia. Sono stata fra le tribù al confine con Sudan e Kenya, camminando sulle tracce della spedizione Bòttego del 1894, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Etiopia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5206" title="Etiopia" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Etiopia-100x150.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato di Massimo Rossi</strong></p>
<p><strong> </strong>Mimesis 2011 &#8211; € 24.00</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/libri/etiopia-saggio-di-un-outsider-a-tempo-determinato" target="_blank">il reporter </a></em></p>
<p>A Natale non sono andata in Africa. O forse sì. A Natale sono ritornata nel sud dell’Etiopia. Sono stata fra le tribù al confine con Sudan e Kenya, camminando sulle tracce della spedizione Bòttego del 1894, navigando lungo il corso del basso fiume Omo, accompagnata da un viaggiatore di nome Massimo Rossi.</p>
<p>Può un libro sostituire un viaggio? Certo che no. Ma in qualche raro e felice caso un libro può diventare esso stesso un viaggio. A me è successo con “Etiopia &#8211; Saggio di un outsider a tempo determinato”, di Massimo Rossi da poco pubblicato per Mimesis. Un libro che consiglio a chi, in quel lembo d’Africa scoperto dal turismo da non molti anni, già c’è stato. Per lui sarà un interessantissimo ritorno. E a chi pensa di andarci. Per lui sarà una guida precisa, stimolante, ricca di approfondimenti e di rimandi a testi di esploratori del passato e di altri viaggiatori. E lo consiglio anche a chi ama viaggiare, ma già sa che lì non ci andrà mai perché non può o perché preferisce evitare l’afa, la malaria, le mosche tse tse, le notti in tenda… Per lui sarà l’occasione di conoscere anche quel fragile pezzo d’Africa, un mosaico di culture dove sopravvivono popolazioni rimaste a lungo isolate e integre.<span id="more-5205"></span></p>
<p>Per tutti questa lettura sarà comunque un prezioso momento di riflessione. Perché è un libro a cavallo fra il saggio e il racconto, capace di un continuo spostamento spazio-temporale fra ieri e oggi, dentro e fuori, vicino e lontano, simile e diverso, loro e noi… L’empatia di cui l’autore è profondamente dotato, gli permette di dialogare, e far dialogare anche i lettori, con le genti da lui incontrate lungo il cammino, di tessere corrispondenze fra i viaggiatori del presente e quelli del passato, farenji e tribali, visitatori e visitati (qualche volta anche in un non facile capovolgimento di ruoli), fra i turisti che cercano di uscire dalla “bolla ambientale” e gli antropologi che raccontano di questi incontri mancati…</p>
<p>Quella dell’incontro è una dimensione rara, mai scontata, ma ancora magicamente possibile come questo racconto dimostra, quando in un viaggio si è alla ricerca di somiglianze oltre che di differenze o peggio di facili esotismi, quando funziona l’alchimia di luoghi e persone, quando un viaggio è preparato, è vissuto senza snobismi da novelli Indiana Jones, è partecipato col cuore e sperimentato sulla pelle. L’incontro può avvenire quando si viaggia con la consapevolezza di essere semplici ospiti, una “tribù in transito” di quell’altrove sognato e desiderato, ma anche con la profonda coscienza di una comune appartenenza. Può avvenire quando si viaggia senza certezze da vendere, soltanto con un bagaglio di domande e chissà, al ritorno, qualche risposta.  Ma forse la domanda ultima per noi viaggiatori è sempre la stessa: “Cosa ci faccio io qui?” E bella è la risposta di Massimo Rossi, nella solitudine della sua tenda sotto il cielo d’Africa: “Sono felice di essere qui, a casa. Forse il mal d’Africa è questo”. Essere viaggiatori è sentirsi a casa nel mondo e in quell’angolo sperduto del mondo, anche se outsiders, anche se a tempo determinato.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fetiopia-outsider-a-tempo-determinato%2F&amp;title=Etiopia.%20Outsider%20a%20tempo%20determinato"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>D come Donne</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 06:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[S come Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Meriani]]></category>
		<category><![CDATA[Ellen Johnson Sirleaf]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Leymah Gbowee]]></category>
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		<category><![CDATA[Tawakkul Karman]]></category>
		<category><![CDATA[Wangari Maathai]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter - Parole Nomadi -Donne
Il 25 novembre del 1961 le sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, furono assassinate perché si opponevano al regime dittatoriale del loro Paese. La loro storia è diventata un simbolo e in loro ricordo la data di oggi, 25 novembre, è stata scelta come “Giornata Internazionale per l’Eliminazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/futuro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5153" title="futuro" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/futuro-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su <a title="parole nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/d-come-donne" target="_blank"><em>il reporter</em> </a>- Parole Nomadi -Donne</p>
<p>Il 25 novembre del 1961 le sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, furono assassinate perché si opponevano al regime dittatoriale del loro Paese. La loro storia è diventata un simbolo e in loro ricordo la data di oggi, 25 novembre, è stata scelta come “Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne”.Il 10 dicembre scorso, giornata mondiale dei diritti umani, è stato consegnato il Nobel per la Pace alla liberiana Ellen Johnson Sirleaf, prima presidente donna di uno stato africano, alla sua compatriota Leymah Gbowee, attivista pacifista, e a Tawakkul Karman, pasionaria yemenita per i diritti civili. Due paesi i loro che conoscono la violenza: la Liberia ha visto una guerra civile lunga 14 anni che ha fatto centomila morti e lo Yemen vive una profonda conflittualità politica e sociale. Il Nobel è stato assegnato a queste tre donne proprio &#8220;per la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace&#8221;. Entrambi questi fatti parlano di donne, di pace e di nonviolenza: tre parole che naturalmente “viaggiano” insieme. Perché le donne da sempre sono impegnate per la pace e contro la violenza per la loro stessa intrinseca natura che le porta a creare e donare la vita e quindi ad amarla e a rispettarla.<span id="more-5148"></span></p>
<p>Conosco donne con gli stessi valori e capaci di grande forza. Molte di loro le ho incontrate nei miei viaggi. Donne semplici e piene di dignità, donne abituate a fare i conti con la quotidiana sfida della sopravvivenza, donne capaci di farcela anche da sole, donne che si prendono cura del mondo, donne che sanno guardare avanti in un tempo in cui in molti volgiamo nostalgicamente lo sguardo al passato o consumiamo il presente incapaci di futuro. E’ guardando al loro esempio di forza e coraggio, di sacrifico e dignità, che possiamo ritrovare fiducia nel futuro. E magari piantare anche noi degli alberi, come faceva la kenyota Wangari Maathai, la “signora degli alberi” premio Nobel per la Pace 2004 spentasi due mesi fa. Lei con le donne del suo movimento, il Green Belt Movement, aveva piantato più di venti milioni di alberi in Africa. Perché credeva nella vita e, come scrive il poeta turco Nazim Hikmet, “la vita non è uno scherzo… prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant&#8217;anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia.”</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Olivia-e-Anna.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5154" title="Olivia-e-Anna" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Olivia-e-Anna-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>Consigli di lettura: Chiara Meriani “Donne in viaggio”, The Little Pink Book – Astraea Editrice 2011.</p>
<p>Dedico quest’articolo all’amica Olivia Molteni Piro, madre di figli dalla pelle di tante sfumature diverse, nonna, appassionata d’Africa, ma soprattutto una donna con un cuore grande. Leggete la bella <a title="MAG" href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Olivia-Piro.pdf" target="_blank">pagina</a> da lei scritta su MAG, il magazine de “La Provincia” di Como di novembre, dove parla proprio del “coraggio di inventare l’avvenire”. E diamole una mano per portare a compimento il sogno ormai diventato realtà del Centro di maternità a <a title="Bilogo" href="http://www.progettobilogo.blogspot.com/" target="_blank">Bilogo</a>, in Burkina Faso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fd-come-donne%2F&amp;title=D%20come%20Donne"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Mama Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 05:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
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		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
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Aggiornamento: il 6 ottobre è stato consegnato il premio Nobel per la Pace a tre donne africane: Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul  Karman. La campagna &#8220;Noppaw&#8221; (vedi sotto) aveva proposto  di assegnarlo a  tutte le donne africane, ma la scelta  di queste tre donne che per la pace hanno fatto tanto va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/02/Etiopia-Madre.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4625" title="Etiopia-Madre" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/02/Etiopia-Madre-112x150.jpg" alt="" width="112" height="150" /></a></p>
<p>Aggiornamento: il 6 ottobre è stato consegnato il premio Nobel per la Pace a tre donne africane: Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul  Karman. La campagna &#8220;Noppaw&#8221; (vedi sotto) aveva proposto  di assegnarlo a  tutte le donne africane, ma la scelta  di queste tre donne che per la pace hanno fatto tanto va comunque in questa  direzione. Leggi l&#8217;articolo sul <a title="Nobel per la Pace 2011" href="http://www.elle.it/Sorelle-Italia/premio-nobel-per-la-pace-2011-assegnato-a-tre-donne" target="_blank">Nobel per la Pace </a></p>
<p>Pubblicato su<em> il reporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/m-come-mama-africa" target="_blank">Mama Africa</a></p>
<p>Con l’8 marzo che si avvicina, il pensiero va a tutte le donne, ma in particolare alle donne africane, donne piene di dignità, nonostante tutto. Nonostante vivano in una società maschilista. Nonostante ottomila bambine ogni giorno siano sottoposte all’infibulazione soprattutto in Africa. Nonostante milioni di africane sembrano donne uguali a noi, ma sono state mutilate, tagliate e cucite per una tradizione perversa che nulla centra con la religione. Nonostante guerre fra tribù e fra stati divisi da frontiere improbabili le lascino sole a seppellire figli e mariti, padri e fratelli. Nonostante siano considerate bottino di guerra e su di loro si scateni la violenza peggiore, quella dello stupro. Nonostante l’AIDS le uccida, due volte vittime, della malattia e della promiscuità dei loro uomini. Cose che succedono non solo, ma soprattutto in Africa.<span id="more-4624"></span></p>
<p>Nonostante tutto, le donne africane continuano a lottare perché si usino anticoncezionali e perché almeno i figli che hanno in grembo possano nascere sani e non HIV-positivi. Nonostante i pozzi siano lontani, i raccolti devastati dalle piogge o bruciati dalla siccità, loro continuano a camminare, con le taniche in bilico sopra la testa e il figlio più piccolo legato sulle spalle. Sorridono con i loro denti bianchissimi, riprendono in mano la loro vita e lavorano per la pace. “L’Africa cammina con i piedi delle donne”: con questo slogan l’Associazione Noppaw ha chiesto che venga assegnato il Premio Nobel per la pace 2011 alle donne africane. Perché sono umili, coraggiose e forti.</p>
<p>Noi donne nate in un paese e in un tempo in cui godiamo di libertà e di uguali diritti rispetto agli uomini, possiamo imparare tanto da loro e dalla loro dignità. Perché anche ciò che è garantito sulla carta va testimoniato quotidianamente e difeso dalla minaccia di un potere catodico e dal diffondersi di una cultura che più che maschilista è decadente. Allora ripartiamo dalle donne. Dalle donne d’Africa. “Asante Mama Africa”, grazie tante Mamma Africa.</p>
<p>Consiglio di lettura: “Dall&#8217;Etiopia a Roma, Lettere alla madre di una migrante in fuga”, a cura di Michele Colloca e Mussie Zerai Yosief, Terre di Mezzo. Ti scava dentro.</p>
<p style="text-align: left;">Firma la petizione per assegnare il Premio Nobel per la pace 2011 alle donne africane. Guarda il <a title="noppaw" href="http://www.noppaw.org/" target="_blank">video</a>.</p>
<p style="text-align: left;">Dai il tuo contributo al Progetto Salute di Mehala per un Centro Maternità a <a title="Bilogo" href="http://www.progettobilogo.blogspot.com/" target="_blank">Bilogo</a> in Burkina Faso.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fmama-africa%2F&amp;title=Mama%20Africa"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Un mondo perduto</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 07:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Walter Bonatti]]></category>

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		<description><![CDATA[A 81 anni se ne è andato, è partito per il suo viaggio in terre lontane. Walter Bonatti ci ha fatto sognare mondi ancora lontani e ci ha regalato forse le ultime,
possibili avventure.
Anna

Walter Bonatti, In terre lontane, B.C. Dalai Editore, 2008, € 11,90
Pubblicato su il reporter
Ero una bambina negli anni sessanta e allora non c’erano le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A 81 anni se ne è andato, è partito per il suo viaggio in terre lontane. Walter Bonatti ci ha fatto sognare mondi ancora lontani e ci ha regalato forse le ultime,<br />
possibili avventure.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/11/In-terre-lontane-AcA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4460" title="In-terre-lontane" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/11/In-terre-lontane-AcA-112x150.jpg" alt="" width="112" height="150" /></a></p>
<p>Walter Bonatti, In terre lontane, B.C. Dalai Editore, 2008, € 11,90</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="Bonatti" href="http://www.ilreporter.com/libri/in-terre-lontane" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>Ero una bambina negli anni sessanta e allora non c’erano le tante riviste di viaggi che oggi spuntano dagli scaffali delle edicole. Così, con lo stupore dei miei dieci anni, leggevo e conservavo religiosamente gli inserti del settimanale Epoca dove Walter Bonatti raccontava le sue esplorazioni negli angoli più selvaggi e incontaminati della terra. Da allora sono trascorsi, anno più anno meno, oltre quarant’anni. Il mondo è diventato accessibile, è stato mappato, raccontato e fotografato. Internet ha moltiplicato le informazioni. E anch’io ho trasformato in realtà i miei sogni di bambina viaggiando il mondo.<span id="more-4459"></span></p>
<p>Questo prologo solo per raccontare il mio stupore rileggendo oggi quegli stessi resoconti di Bonatti raccolti nel volume “In terre lontane” (o nel gemello “Un mondo perduto”, diverso solo nel titolo). Un libro, lo confesso, acquistato più per nostalgia, con l’intenzione di sfogliarlo e poi riporlo sullo scaffale a testimonianza dei miei primi sogni di viaggio che proprio di quei racconti si erano nutriti.</p>
<p>Perché il mio rinnovato stupore? Perché rileggendo questi scritti a distanza di anni ritrovo la stessa tensione e la stessa intensità di allora. Possibile, perché quelle di Bonatti sono avventure vere. Anche lui viaggiando non ha fatto altro che dare corpo ai suoi sogni di bambino, quando giocando lungo le rive del Po fantasticava di deserti e di oceani. Ma che abisso fra le sue esplorazioni e i miei viaggi, anzi, credo di poter dire i “nostri” viaggi, senza che nessuno si offenda.</p>
<p>Affinato da anni di alpinismo estremo, forte dei propri limiti e della propria determinazione, armato solo di rispetto e coraggio, prendendosi il tempo necessario ma capace anche di abbandonare l’impresa, Bonatti penetra paesaggi primordiali e avvicina popolazioni isolate per imparare a vivere dentro una natura spesso difficile, mai ostile, al massimo indifferente. Si immerge dentro di essa per un confronto alla pari, senza ricorrere alla tecnica, ma lasciando spazio a umanissimi dubbi, incognite e in ultima analisi proprio all’avventura.</p>
<p>Il suo messaggio? Anche se su terreni già percorsi, è possibile avvalersi ancor oggi dei soli mezzi umani e riaprire così enormi spazi all’esplorazione e all’introspezione. L’avventura è ancora possibile. Ma non si compera in agenzia viaggi.</p>
<p>Ascolta l&#8217;intervista con Fabio Fazio (<a title="Interv 1" href="http://www.youtube.com/watch?v=ZAtKZioUjXQ" target="_blank">parte 1</a> &#8211; <a title="interv 2" href="http://www.youtube.com/watch?v=dFEXKQvbQ5U" target="_blank">parte 2)</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fun-mondo-perduto%2F&amp;title=Un%20mondo%20perduto"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Una donna coraggiosa: Sindiwe Magona</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 22:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[D come Dispari]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[Sindiwe magona]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il miglior regalo per una diciottenne? Un vibratore”… Leggi l’articolo ( tratto da Marie Claire, maggio 2010 di Federica Tourn)
Biografia di Sindiwe Magona
Sindiwe Magona, nata nel Transkei, è cresciuta nei duri sobborghi di Città del Capo. I suoi scritti ricordano la difficile giovinezza in Sud Africa e le sue lotte, personali e politiche, di donna nera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/05/Sindiwe-Magona.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3927" title="Sindiwe Magona" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/05/Sindiwe-Magona-100x150.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a>“Il miglior regalo per una diciottenne? Un vibratore”… Leggi l’<a title="Donne" href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/05/01-Donne-e-Africa.pdf" target="_blank">articolo</a> ( tratto da Marie Claire, maggio 2010 di Federica Tourn)</p>
<p>Biografia di Sindiwe Magona</p>
<p>Sindiwe Magona, nata nel Transkei, è cresciuta nei duri sobborghi di Città del Capo. I suoi scritti ricordano la difficile giovinezza in Sud Africa e le sue lotte, personali e politiche, di donna nera sudafricana vissuta sotto la segregazione, cercando di realizzare l’armonia razziale e sessuale nel suo Paese. Questa donna straordinaria ha svolto i suoi studi per corrispondenza, dovendo occuparsi da single dei tre figli, senza disporre di una residenza fissa e lavorando come domestica. Si è quindi laureata all’Università del Sud Africa e ha svolto un master in Scienze dell’Organizzazione Sociale del Lavoro presso la Columbia University. Nel 1993 l’Hartwick College le ha assegnato un dottorato in Human Letters e nel 1997 è stata accolta nella Foundation of Arts Fellow nella categoria non-fiction. L’impegno politico della Magona è stato finalmente riconosciuto nel 1976, quando è stata chiamata a Bruxelles a far parte del Tribunale Internazionale per i crimini contro le donne, e nel 1977, quando fu fra le dieci finaliste per il Woman of the Year Award. Al culmine del suo impegno politico ha deciso che la penna può fare di più della spada; così attraverso la sua scrittura cerca di sfidare e influenzare l&#8217;opinione pubblica del suo paese, spingendo i giovani neri, soprattutto le donne, a svolgere un ruolo attivo nella crescita del nuovo Sud Africa. Recentemente ha lasciato il suo incarico presso l’ONU, svolto per molti anni, ed è tornata a vivere a Città del Capo.</p>
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