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	<title>AcomeAvventura &#187; Africa</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Donne al volante</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 10:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Donne Al Volante &#8211; Transafrica, di Mariella Carimini e Silvia Gottardi, Casa Editrice Polaris - 2012 -ISBN 978-88-6059-082-4
Pubblicato su il reporter 

“Le due cose importanti che ho imparato sono che ognuno ha la forza che ammette a se stesso di avere e che la parte più difficile è fare il primo passo, prendere la prima decisione&#8230; Avevo scoperto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Cop_DonneAlVolantecop.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5411" title="Cop_DonneAlVolantecop" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Cop_DonneAlVolantecop-102x150.jpg" alt="" width="102" height="150" /></a>Donne Al Volante &#8211; Transafrica, di Mariella Carimini e Silvia Gottardi, Casa Editrice Polaris - 2012 -ISBN 978-88-6059-082-4</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="Donne al volante" href="http://www.ilreporter.com/libri/donne-al-volante-transafrica" target="_blank">il reporter</a> </em></p>
<div>
<p>“Le due cose importanti che ho imparato sono che ognuno ha la forza che ammette a se stesso di avere e che la parte più difficile è fare il primo passo, prendere la prima decisione&#8230; Avevo scoperto in me una capacità e una forza che non avevo immaginato possibili&#8230; Avevo capito la libertà e la sicurezza. Essere liberi significa imparare, mettersi continuamente alla prova, scommettere. E non è affatto un gioco sicuro. Avevo imparato a usare le mie paure come scalini per procedere in avanti, e non come ostacoli”. Sono parole di<em> </em>Robyn Davidson, reduce da un’attraversata in solitaria del deserto australiano. Sembrano scritte per Mariella Carimini e Silvia Gottardi, le due Thelma e Louise italiane, protagoniste del viaggio in fuoristrada dall’Italia al Sudafrica da cui è nato questo libro, un diario di viaggio ricco di consigli, box di approfondimento, schede per ogni paese attraversato e tantissime foto. Nel 2010 la prima sfida: un raid benefico lungo i 14.000 chilometri del Mongol Rally da Milano a Ulaan Baatar, poi questa Transafrica e presto il ritorno in Asia, da Milano a Tokyo, sempre coniugando avventura e solidarietà. Sì, perché ad attenderle al termine del loro viaggio in Africa c’erano le 50 mamas della Casa del Sorriso Cesvi, vittime di violenza e malate di AIDS: a loro sono andati i 24.000 euro raccolti con la missione di “donne al volante”.<span id="more-5410"></span></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Donne-al-volante.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5412" title="Donne-al-volante" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Donne-al-volante-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>Un’avventura di due mesi da Milano a Cape Town, 16.000 km a bordo di un vecchio Land Rover Discovery ridipinto di rosa e sopranominato “Gazzamobile”, che per loro diventa compagna di viaggio, casa e complice di questa straordinaria avventura. Un viaggio “sporco e ruvido, a tratti molto faticoso e scomodo”, fra deserti, savane e giungle senza supporto meccanico né navigatore, affrontato con l&#8217;incoscienza del viaggiatore e con quella sensibilità tutta femminile che non è fatta solo di meccanica e motori, ma anche di cuore, curiosità e voglia di mettersi in gioco. Mariella e Silvia sono una coppia rosa e vincente, due “donne al volante” giovani, coraggiose, toste e amiche per la pelle. Una bionda e l’altra bruna, con in comune la voglia di avventura, una volontà e un fisico temprati dallo sport professionista, ma soprattutto uno spirito curioso e libero. Due donne-donne che non si spaventano né si arrendono davanti alle difficoltà e ai tanti contrattempi, ma affrontano con allegria scippi, guasti, fatica, notti in tenda sul ciglio della strada, pasti a base di scatolette mentre si guida, giorni senza poter fare una doccia, contrattazioni su qualsiasi cosa, interminabili attese alle dogane, alzatacce alla mattina, forature e inevitabili tensioni. Sempre sicure che dietro a ogni imprevisto si nasconde anche un’opportunità, un incontro, una soluzione, sempre ottimiste e sorridenti. Il segreto? Una frase magica: “no problem!”, come dicono gli africani…</p>
<p>Seguitele Mariella e Silvia sul  loro <a title="Donne al volante" href="http://www.donnealvolante.com/" target="_blank">blog</a>!</p>
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<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fdonne-al-volante%2F&amp;title=Donne%20al%20volante"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Etiopia. Outsider a tempo determinato</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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&#160;
Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato di Massimo Rossi
 Mimesis 2011 &#8211; € 24.00
Pubblicato su il reporter 
A Natale non sono andata in Africa. O forse sì. A Natale sono ritornata nel sud dell’Etiopia. Sono stata fra le tribù al confine con Sudan e Kenya, camminando sulle tracce della spedizione Bòttego del 1894, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Etiopia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5206" title="Etiopia" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Etiopia-100x150.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato di Massimo Rossi</strong></p>
<p><strong> </strong>Mimesis 2011 &#8211; € 24.00</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/libri/etiopia-saggio-di-un-outsider-a-tempo-determinato" target="_blank">il reporter </a></em></p>
<p>A Natale non sono andata in Africa. O forse sì. A Natale sono ritornata nel sud dell’Etiopia. Sono stata fra le tribù al confine con Sudan e Kenya, camminando sulle tracce della spedizione Bòttego del 1894, navigando lungo il corso del basso fiume Omo, accompagnata da un viaggiatore di nome Massimo Rossi.</p>
<p>Può un libro sostituire un viaggio? Certo che no. Ma in qualche raro e felice caso un libro può diventare esso stesso un viaggio. A me è successo con “Etiopia &#8211; Saggio di un outsider a tempo determinato”, di Massimo Rossi da poco pubblicato per Mimesis. Un libro che consiglio a chi, in quel lembo d’Africa scoperto dal turismo da non molti anni, già c’è stato. Per lui sarà un interessantissimo ritorno. E a chi pensa di andarci. Per lui sarà una guida precisa, stimolante, ricca di approfondimenti e di rimandi a testi di esploratori del passato e di altri viaggiatori. E lo consiglio anche a chi ama viaggiare, ma già sa che lì non ci andrà mai perché non può o perché preferisce evitare l’afa, la malaria, le mosche tse tse, le notti in tenda… Per lui sarà l’occasione di conoscere anche quel fragile pezzo d’Africa, un mosaico di culture dove sopravvivono popolazioni rimaste a lungo isolate e integre.<span id="more-5205"></span></p>
<p>Per tutti questa lettura sarà comunque un prezioso momento di riflessione. Perché è un libro a cavallo fra il saggio e il racconto, capace di un continuo spostamento spazio-temporale fra ieri e oggi, dentro e fuori, vicino e lontano, simile e diverso, loro e noi… L’empatia di cui l’autore è profondamente dotato, gli permette di dialogare, e far dialogare anche i lettori, con le genti da lui incontrate lungo il cammino, di tessere corrispondenze fra i viaggiatori del presente e quelli del passato, farenji e tribali, visitatori e visitati (qualche volta anche in un non facile capovolgimento di ruoli), fra i turisti che cercano di uscire dalla “bolla ambientale” e gli antropologi che raccontano di questi incontri mancati…</p>
<p>Quella dell’incontro è una dimensione rara, mai scontata, ma ancora magicamente possibile come questo racconto dimostra, quando in un viaggio si è alla ricerca di somiglianze oltre che di differenze o peggio di facili esotismi, quando funziona l’alchimia di luoghi e persone, quando un viaggio è preparato, è vissuto senza snobismi da novelli Indiana Jones, è partecipato col cuore e sperimentato sulla pelle. L’incontro può avvenire quando si viaggia con la consapevolezza di essere semplici ospiti, una “tribù in transito” di quell’altrove sognato e desiderato, ma anche con la profonda coscienza di una comune appartenenza. Può avvenire quando si viaggia senza certezze da vendere, soltanto con un bagaglio di domande e chissà, al ritorno, qualche risposta.  Ma forse la domanda ultima per noi viaggiatori è sempre la stessa: “Cosa ci faccio io qui?” E bella è la risposta di Massimo Rossi, nella solitudine della sua tenda sotto il cielo d’Africa: “Sono felice di essere qui, a casa. Forse il mal d’Africa è questo”. Essere viaggiatori è sentirsi a casa nel mondo e in quell’angolo sperduto del mondo, anche se outsiders, anche se a tempo determinato.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fetiopia-outsider-a-tempo-determinato%2F&amp;title=Etiopia.%20Outsider%20a%20tempo%20determinato"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>D come Donne</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 06:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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Il 25 novembre del 1961 le sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, furono assassinate perché si opponevano al regime dittatoriale del loro Paese. La loro storia è diventata un simbolo e in loro ricordo la data di oggi, 25 novembre, è stata scelta come “Giornata Internazionale per l’Eliminazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/futuro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5153" title="futuro" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/futuro-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su <a title="parole nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/d-come-donne" target="_blank"><em>il reporter</em> </a>- Parole Nomadi -Donne</p>
<p>Il 25 novembre del 1961 le sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, furono assassinate perché si opponevano al regime dittatoriale del loro Paese. La loro storia è diventata un simbolo e in loro ricordo la data di oggi, 25 novembre, è stata scelta come “Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne”.Il 10 dicembre scorso, giornata mondiale dei diritti umani, è stato consegnato il Nobel per la Pace alla liberiana Ellen Johnson Sirleaf, prima presidente donna di uno stato africano, alla sua compatriota Leymah Gbowee, attivista pacifista, e a Tawakkul Karman, pasionaria yemenita per i diritti civili. Due paesi i loro che conoscono la violenza: la Liberia ha visto una guerra civile lunga 14 anni che ha fatto centomila morti e lo Yemen vive una profonda conflittualità politica e sociale. Il Nobel è stato assegnato a queste tre donne proprio &#8220;per la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace&#8221;. Entrambi questi fatti parlano di donne, di pace e di nonviolenza: tre parole che naturalmente “viaggiano” insieme. Perché le donne da sempre sono impegnate per la pace e contro la violenza per la loro stessa intrinseca natura che le porta a creare e donare la vita e quindi ad amarla e a rispettarla.<span id="more-5148"></span></p>
<p>Conosco donne con gli stessi valori e capaci di grande forza. Molte di loro le ho incontrate nei miei viaggi. Donne semplici e piene di dignità, donne abituate a fare i conti con la quotidiana sfida della sopravvivenza, donne capaci di farcela anche da sole, donne che si prendono cura del mondo, donne che sanno guardare avanti in un tempo in cui in molti volgiamo nostalgicamente lo sguardo al passato o consumiamo il presente incapaci di futuro. E’ guardando al loro esempio di forza e coraggio, di sacrifico e dignità, che possiamo ritrovare fiducia nel futuro. E magari piantare anche noi degli alberi, come faceva la kenyota Wangari Maathai, la “signora degli alberi” premio Nobel per la Pace 2004 spentasi due mesi fa. Lei con le donne del suo movimento, il Green Belt Movement, aveva piantato più di venti milioni di alberi in Africa. Perché credeva nella vita e, come scrive il poeta turco Nazim Hikmet, “la vita non è uno scherzo… prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant&#8217;anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia.”</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Olivia-e-Anna.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5154" title="Olivia-e-Anna" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Olivia-e-Anna-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>Consigli di lettura: Chiara Meriani “Donne in viaggio”, The Little Pink Book – Astraea Editrice 2011.</p>
<p>Dedico quest’articolo all’amica Olivia Molteni Piro, madre di figli dalla pelle di tante sfumature diverse, nonna, appassionata d’Africa, ma soprattutto una donna con un cuore grande. Leggete la bella <a title="MAG" href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Olivia-Piro.pdf" target="_blank">pagina</a> da lei scritta su MAG, il magazine de “La Provincia” di Como di novembre, dove parla proprio del “coraggio di inventare l’avvenire”. E diamole una mano per portare a compimento il sogno ormai diventato realtà del Centro di maternità a <a title="Bilogo" href="http://www.progettobilogo.blogspot.com/" target="_blank">Bilogo</a>, in Burkina Faso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fd-come-donne%2F&amp;title=D%20come%20Donne"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Mama Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 05:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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Aggiornamento: il 6 ottobre è stato consegnato il premio Nobel per la Pace a tre donne africane: Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul  Karman. La campagna &#8220;Noppaw&#8221; (vedi sotto) aveva proposto  di assegnarlo a  tutte le donne africane, ma la scelta  di queste tre donne che per la pace hanno fatto tanto va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/02/Etiopia-Madre.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4625" title="Etiopia-Madre" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/02/Etiopia-Madre-112x150.jpg" alt="" width="112" height="150" /></a></p>
<p>Aggiornamento: il 6 ottobre è stato consegnato il premio Nobel per la Pace a tre donne africane: Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul  Karman. La campagna &#8220;Noppaw&#8221; (vedi sotto) aveva proposto  di assegnarlo a  tutte le donne africane, ma la scelta  di queste tre donne che per la pace hanno fatto tanto va comunque in questa  direzione. Leggi l&#8217;articolo sul <a title="Nobel per la Pace 2011" href="http://www.elle.it/Sorelle-Italia/premio-nobel-per-la-pace-2011-assegnato-a-tre-donne" target="_blank">Nobel per la Pace </a></p>
<p>Pubblicato su<em> il reporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/m-come-mama-africa" target="_blank">Mama Africa</a></p>
<p>Con l’8 marzo che si avvicina, il pensiero va a tutte le donne, ma in particolare alle donne africane, donne piene di dignità, nonostante tutto. Nonostante vivano in una società maschilista. Nonostante ottomila bambine ogni giorno siano sottoposte all’infibulazione soprattutto in Africa. Nonostante milioni di africane sembrano donne uguali a noi, ma sono state mutilate, tagliate e cucite per una tradizione perversa che nulla centra con la religione. Nonostante guerre fra tribù e fra stati divisi da frontiere improbabili le lascino sole a seppellire figli e mariti, padri e fratelli. Nonostante siano considerate bottino di guerra e su di loro si scateni la violenza peggiore, quella dello stupro. Nonostante l’AIDS le uccida, due volte vittime, della malattia e della promiscuità dei loro uomini. Cose che succedono non solo, ma soprattutto in Africa.<span id="more-4624"></span></p>
<p>Nonostante tutto, le donne africane continuano a lottare perché si usino anticoncezionali e perché almeno i figli che hanno in grembo possano nascere sani e non HIV-positivi. Nonostante i pozzi siano lontani, i raccolti devastati dalle piogge o bruciati dalla siccità, loro continuano a camminare, con le taniche in bilico sopra la testa e il figlio più piccolo legato sulle spalle. Sorridono con i loro denti bianchissimi, riprendono in mano la loro vita e lavorano per la pace. “L’Africa cammina con i piedi delle donne”: con questo slogan l’Associazione Noppaw ha chiesto che venga assegnato il Premio Nobel per la pace 2011 alle donne africane. Perché sono umili, coraggiose e forti.</p>
<p>Noi donne nate in un paese e in un tempo in cui godiamo di libertà e di uguali diritti rispetto agli uomini, possiamo imparare tanto da loro e dalla loro dignità. Perché anche ciò che è garantito sulla carta va testimoniato quotidianamente e difeso dalla minaccia di un potere catodico e dal diffondersi di una cultura che più che maschilista è decadente. Allora ripartiamo dalle donne. Dalle donne d’Africa. “Asante Mama Africa”, grazie tante Mamma Africa.</p>
<p>Consiglio di lettura: “Dall&#8217;Etiopia a Roma, Lettere alla madre di una migrante in fuga”, a cura di Michele Colloca e Mussie Zerai Yosief, Terre di Mezzo. Ti scava dentro.</p>
<p style="text-align: left;">Firma la petizione per assegnare il Premio Nobel per la pace 2011 alle donne africane. Guarda il <a title="noppaw" href="http://www.noppaw.org/" target="_blank">video</a>.</p>
<p style="text-align: left;">Dai il tuo contributo al Progetto Salute di Mehala per un Centro Maternità a <a title="Bilogo" href="http://www.progettobilogo.blogspot.com/" target="_blank">Bilogo</a> in Burkina Faso.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fmama-africa%2F&amp;title=Mama%20Africa"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Un mondo perduto</title>
		<link>http://acomeavventura.com/un-mondo-perduto/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 07:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Walter Bonatti]]></category>

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		<description><![CDATA[A 81 anni se ne è andato, è partito per il suo viaggio in terre lontane. Walter Bonatti ci ha fatto sognare mondi ancora lontani e ci ha regalato forse le ultime,
possibili avventure.
Anna

Walter Bonatti, In terre lontane, B.C. Dalai Editore, 2008, € 11,90
Pubblicato su il reporter
Ero una bambina negli anni sessanta e allora non c’erano le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A 81 anni se ne è andato, è partito per il suo viaggio in terre lontane. Walter Bonatti ci ha fatto sognare mondi ancora lontani e ci ha regalato forse le ultime,<br />
possibili avventure.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/11/In-terre-lontane-AcA.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4460" title="In-terre-lontane" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/11/In-terre-lontane-AcA-112x150.jpg" alt="" width="112" height="150" /></a></p>
<p>Walter Bonatti, In terre lontane, B.C. Dalai Editore, 2008, € 11,90</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="Bonatti" href="http://www.ilreporter.com/libri/in-terre-lontane" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>Ero una bambina negli anni sessanta e allora non c’erano le tante riviste di viaggi che oggi spuntano dagli scaffali delle edicole. Così, con lo stupore dei miei dieci anni, leggevo e conservavo religiosamente gli inserti del settimanale Epoca dove Walter Bonatti raccontava le sue esplorazioni negli angoli più selvaggi e incontaminati della terra. Da allora sono trascorsi, anno più anno meno, oltre quarant’anni. Il mondo è diventato accessibile, è stato mappato, raccontato e fotografato. Internet ha moltiplicato le informazioni. E anch’io ho trasformato in realtà i miei sogni di bambina viaggiando il mondo.<span id="more-4459"></span></p>
<p>Questo prologo solo per raccontare il mio stupore rileggendo oggi quegli stessi resoconti di Bonatti raccolti nel volume “In terre lontane” (o nel gemello “Un mondo perduto”, diverso solo nel titolo). Un libro, lo confesso, acquistato più per nostalgia, con l’intenzione di sfogliarlo e poi riporlo sullo scaffale a testimonianza dei miei primi sogni di viaggio che proprio di quei racconti si erano nutriti.</p>
<p>Perché il mio rinnovato stupore? Perché rileggendo questi scritti a distanza di anni ritrovo la stessa tensione e la stessa intensità di allora. Possibile, perché quelle di Bonatti sono avventure vere. Anche lui viaggiando non ha fatto altro che dare corpo ai suoi sogni di bambino, quando giocando lungo le rive del Po fantasticava di deserti e di oceani. Ma che abisso fra le sue esplorazioni e i miei viaggi, anzi, credo di poter dire i “nostri” viaggi, senza che nessuno si offenda.</p>
<p>Affinato da anni di alpinismo estremo, forte dei propri limiti e della propria determinazione, armato solo di rispetto e coraggio, prendendosi il tempo necessario ma capace anche di abbandonare l’impresa, Bonatti penetra paesaggi primordiali e avvicina popolazioni isolate per imparare a vivere dentro una natura spesso difficile, mai ostile, al massimo indifferente. Si immerge dentro di essa per un confronto alla pari, senza ricorrere alla tecnica, ma lasciando spazio a umanissimi dubbi, incognite e in ultima analisi proprio all’avventura.</p>
<p>Il suo messaggio? Anche se su terreni già percorsi, è possibile avvalersi ancor oggi dei soli mezzi umani e riaprire così enormi spazi all’esplorazione e all’introspezione. L’avventura è ancora possibile. Ma non si compera in agenzia viaggi.</p>
<p>Ascolta l&#8217;intervista con Fabio Fazio (<a title="Interv 1" href="http://www.youtube.com/watch?v=ZAtKZioUjXQ" target="_blank">parte 1</a> &#8211; <a title="interv 2" href="http://www.youtube.com/watch?v=dFEXKQvbQ5U" target="_blank">parte 2)</a></p>
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