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	<title>Commenti a: Perdersi a guardare</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Di: A.M.</title>
		<link>http://acomeavventura.com/perdersi-a-guardare/comment-page-1/#comment-8055</link>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Enrico, grazie della lunga riflessione. Mi trovo in profonda sintonia con le tue parole. Gli incontri sono “rari e preziosi”, ma accadono. Solo però a chi ha l’animo aperto. Si traducono, come anche tu dici, in emozioni e conoscenza soprattutto di se stessi. Ed è vero: è proprio la differenza a fungere da specchio, come quando studiando l’inglese capisci le regole dell’italiano (con gli esempi sulle lingue me la cavo meglio che con quelli di chimica…). Forse è per questo che certe esperienze del “turista responsabile” di visita di progetti, cooperative e similari non sempre regalano quell’incontro di cui si era alla ricerca.
Perché si era alla ricerca non tanto di contenuti, ma di emozioni o di empatia come mi piace dire. Anche per me spesso il ricordo, l’immagine di un mio viaggio coincide con un volto e a questi volti ho dedicato un capitolo nel libro A come Avventura. Confesso però che gli incontri con persone non sono la sola motivazione che mi spinge a partire. Talvolta anche un luogo è capace di trasmettere la stessa magia e la lontananza aiuta comunque a guardarsi con il necessario distacco, prendendo un poco le distanze dal sé di sempre. Ancora grazie, Anna</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Enrico, grazie della lunga riflessione. Mi trovo in profonda sintonia con le tue parole. Gli incontri sono “rari e preziosi”, ma accadono. Solo però a chi ha l’animo aperto. Si traducono, come anche tu dici, in emozioni e conoscenza soprattutto di se stessi. Ed è vero: è proprio la differenza a fungere da specchio, come quando studiando l’inglese capisci le regole dell’italiano (con gli esempi sulle lingue me la cavo meglio che con quelli di chimica…). Forse è per questo che certe esperienze del “turista responsabile” di visita di progetti, cooperative e similari non sempre regalano quell’incontro di cui si era alla ricerca.<br />
Perché si era alla ricerca non tanto di contenuti, ma di emozioni o di empatia come mi piace dire. Anche per me spesso il ricordo, l’immagine di un mio viaggio coincide con un volto e a questi volti ho dedicato un capitolo nel libro A come Avventura. Confesso però che gli incontri con persone non sono la sola motivazione che mi spinge a partire. Talvolta anche un luogo è capace di trasmettere la stessa magia e la lontananza aiuta comunque a guardarsi con il necessario distacco, prendendo un poco le distanze dal sé di sempre. Ancora grazie, Anna</p>
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		<title>Di: Enrico</title>
		<link>http://acomeavventura.com/perdersi-a-guardare/comment-page-1/#comment-8054</link>
		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Anna, tu scrivi :”queste raramente si traducono in incontro con chi vi abita, nonostante le buone intenzioni del viaggiatore “responsabile””. Riflettendo su questa tesi ho scoperto che io viaggio , in realtà, solo per incontrare esseri umani all’interno di contesti nei quali la mia “stranieritudine” è un elemento di forza, un energia in più dentro la chimica dell’incontro.
Se ripercorro alcuni viaggi mi accorgo di quanto alcuni fugaci incontri abbiamo segnato profondamente il mio percorso evolutivo, di quanto siano stati “specchi” attraverso i quali scoprire aspetti di me di cui non ero ancora consapevole. La coppia di anziani contadini che mi dicono poche parole incomprensibili mentre cucinano nel cortile e un loro nipote corre allegro intorno alla casa, mamma, nonna e il figlio piccolissimo che mi offrono un caffè dentro una casa semidiroccata con ancora sui muri i segni della guerra, la barista di un chiosco sperduto di una strada solitaria che mi suggerisce con un sorriso cosa mangiare, due bambine orfane che si stupiscono della peluria sulle mie braccia (evidentemente non avevano mai visto un avambraccio maschile), l’educatrice che si circonda di bambini quasi fossero il suo vestito quotidiano, l’ubriaco che mi racconta di conoscere l’Italia perché ci è venuto con il circo medrano, l’insegnante volontaria che porta la sua lingua a migliaia di kilometri dal suo paese…..potrei continuare per ore…. ebbene Anna, credimi, questi fugaci incontri mi hanno lasciato dentro immagini-emozioni che rappresentano pietre miliari del mio percorso di conoscenza e di consapevolezza di me stesso. Questi fugacissimi contatti sono i veri “incontri” della mia vita. Questi brevissimi momenti sono state porte attraverso cui scoprire nuovi mondi. Possiamo inserire migliaia di elettrodi nell’acqua della nostra esistenza ma solo quando tra questi vi è una differenza di potenziale che si scatena la reazione. E basta un istante, un fugacissimo istante.
Un caro saluto
Enrico</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Anna, tu scrivi :”queste raramente si traducono in incontro con chi vi abita, nonostante le buone intenzioni del viaggiatore “responsabile””. Riflettendo su questa tesi ho scoperto che io viaggio , in realtà, solo per incontrare esseri umani all’interno di contesti nei quali la mia “stranieritudine” è un elemento di forza, un energia in più dentro la chimica dell’incontro.<br />
Se ripercorro alcuni viaggi mi accorgo di quanto alcuni fugaci incontri abbiamo segnato profondamente il mio percorso evolutivo, di quanto siano stati “specchi” attraverso i quali scoprire aspetti di me di cui non ero ancora consapevole. La coppia di anziani contadini che mi dicono poche parole incomprensibili mentre cucinano nel cortile e un loro nipote corre allegro intorno alla casa, mamma, nonna e il figlio piccolissimo che mi offrono un caffè dentro una casa semidiroccata con ancora sui muri i segni della guerra, la barista di un chiosco sperduto di una strada solitaria che mi suggerisce con un sorriso cosa mangiare, due bambine orfane che si stupiscono della peluria sulle mie braccia (evidentemente non avevano mai visto un avambraccio maschile), l’educatrice che si circonda di bambini quasi fossero il suo vestito quotidiano, l’ubriaco che mi racconta di conoscere l’Italia perché ci è venuto con il circo medrano, l’insegnante volontaria che porta la sua lingua a migliaia di kilometri dal suo paese…..potrei continuare per ore…. ebbene Anna, credimi, questi fugaci incontri mi hanno lasciato dentro immagini-emozioni che rappresentano pietre miliari del mio percorso di conoscenza e di consapevolezza di me stesso. Questi fugacissimi contatti sono i veri “incontri” della mia vita. Questi brevissimi momenti sono state porte attraverso cui scoprire nuovi mondi. Possiamo inserire migliaia di elettrodi nell’acqua della nostra esistenza ma solo quando tra questi vi è una differenza di potenziale che si scatena la reazione. E basta un istante, un fugacissimo istante.<br />
Un caro saluto<br />
Enrico</p>
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		<title>Di: Roberto</title>
		<link>http://acomeavventura.com/perdersi-a-guardare/comment-page-1/#comment-8053</link>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>la descrizione del vero significato di “fotografare”, qui descritto, mi colpisce profondamente; credo non si potesse esprimere meglio il concetto dell’atto in se di scattare ed immortalare un istante; appunto una frazione di secondo che non deve essere per forza un’opara d’arte di tecnica ed esposiziona ma bensì, come solo un quadro sa trasmettere quando realizzato con l’anima del pittore, trapela l’emozione, il riflesso di colui che ha colto l’intensità del momento;
questo articolo rende onore al vero significato di fotografare, alla poesia che rende differenti le persone che vivono con il cuore ed amano condividere le emozioni, spesso anche fotografandole;grazie Anna</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la descrizione del vero significato di “fotografare”, qui descritto, mi colpisce profondamente; credo non si potesse esprimere meglio il concetto dell’atto in se di scattare ed immortalare un istante; appunto una frazione di secondo che non deve essere per forza un’opara d’arte di tecnica ed esposiziona ma bensì, come solo un quadro sa trasmettere quando realizzato con l’anima del pittore, trapela l’emozione, il riflesso di colui che ha colto l’intensità del momento;<br />
questo articolo rende onore al vero significato di fotografare, alla poesia che rende differenti le persone che vivono con il cuore ed amano condividere le emozioni, spesso anche fotografandole;grazie Anna</p>
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		<title>Di: A.M.</title>
		<link>http://acomeavventura.com/perdersi-a-guardare/comment-page-1/#comment-8010</link>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>non so Antonio, la luce per me è quella che illumina il soggetto, gli dà vita. In fondo si dice &quot;venire alla luce&quot; per nascere... Anche se talvolta può diventare essa stessa il soggetto. E le nuvole, sì, sono davvero un ottimo soggetto di riflessione... prima o poi ci provo a fermarmi non solo a guardarle…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non so Antonio, la luce per me è quella che illumina il soggetto, gli dà vita. In fondo si dice &#8220;venire alla luce&#8221; per nascere&#8230; Anche se talvolta può diventare essa stessa il soggetto. E le nuvole, sì, sono davvero un ottimo soggetto di riflessione&#8230; prima o poi ci provo a fermarmi non solo a guardarle…</p>
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		<title>Di: Antonio</title>
		<link>http://acomeavventura.com/perdersi-a-guardare/comment-page-1/#comment-8008</link>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>ottimo spunto, grazie a te! foto-grafia.... Rilancio: significa scrivere CON la luce o scrivere LA luce? ;-) e per quanto riguarda le nuvole...io sono un loro amante. L&#039;altra sera, durante un reportage fotografico dell&#039;inaugurazione della marcia mondiale per la pace, ho conosciuto un gruppo musicale toscano. SI chiamano Train de Vie ed una delle loro canzoni piu&#039; belle si chiama proprio &quot;cacciatori di nuvole&quot;. TI invito ad ascoltarla. All&#039;inizio del secolo scorso, il grande fotografo Stieglitz pubblico&#039; un libro &quot;Equivalent&quot; esclusivamente di foto di nuvole. Diceva che queste rappresentano qualcosa che e&#039; gia&#039; dentro l&#039;autore ma che non ha ancora preso una forma chiara. Bellissimo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ottimo spunto, grazie a te! foto-grafia&#8230;. Rilancio: significa scrivere CON la luce o scrivere LA luce? <img src='http://acomeavventura.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  e per quanto riguarda le nuvole&#8230;io sono un loro amante. L&#8217;altra sera, durante un reportage fotografico dell&#8217;inaugurazione della marcia mondiale per la pace, ho conosciuto un gruppo musicale toscano. SI chiamano Train de Vie ed una delle loro canzoni piu&#8217; belle si chiama proprio &#8220;cacciatori di nuvole&#8221;. TI invito ad ascoltarla. All&#8217;inizio del secolo scorso, il grande fotografo Stieglitz pubblico&#8217; un libro &#8220;Equivalent&#8221; esclusivamente di foto di nuvole. Diceva che queste rappresentano qualcosa che e&#8217; gia&#8217; dentro l&#8217;autore ma che non ha ancora preso una forma chiara. Bellissimo</p>
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