Riflessioni a margine del libro di Marco Aime, L’incontro mancato. Turisti, nativi, immagini, Bollati Boringhieri 2005, €16.00
“In realtà prima che gli aggettivi sostenibile e responsabile venissero legati alla parola turismo, associazioni quali Nouvelle Frontières in Francia e Avventure nel Mondo in Italia proponevano a partire dai primi anni ‘70, viaggi spartani realizzati con mezzi locali, come locali erano le strutture che venivano utilizzate, al fine di lasciare quanto più possibile del budget di viaggio in loco e non alle multinazionali o agli intermediari europei. Mancava però un quadro ideologico che legasse il nuovo turismo a un movimento più ampio di pensiero. I principi venivano esplicitati senza enfasi politica, ma fondamentalmente erano gli stessi che ora vengono presentati come elementi chiave della nuova etica turistica”.
Non è il solo riferimento ad Avventure nel Mondo presente nel saggio di Marco Aime sull’incontro fra turismo e nativi. E davvero credo che l’autore, grazie soprattutto all’esperienza maturata in prima persona, riesca a centrare una delle caratteristiche peculiari della formula di Avventure, nel tempo arricchitasi di programmi e migliorata in termini organizzativi, ma rimasta sostanzialmente intatta nello spirito. Anche quando era diventato di moda, Avventure non è salita sul carro del ‘turismo responsabile’, pur sollecitando un dibattito in merito fra i suoi coordinatori e diffondendo fra i viaggiatori il decalogo del turismo responsabile formulato dall’AITR. Così come non si è mai data la pena di sfruttare canali propagandistici tipo manifestazioni di viaggio più o meno alternative. Per farsi conoscere Avventure si è sempre limitata alla rivista e soprattutto al passa parola di tanti viaggiatori e alla libera iniziativa di molti coordinatori che organizzano raduni fra partecipanti e serate di proiezione o momenti d’incontro fra viaggiatori. Nella rivista poi, la redazione ha da sempre dato spazio alle lodi sperticate come anche alle critiche,comprese quelle spietate, astenendosi di norma da qualsiasi commento, ma offrendo un quadro realistico delle dinamiche che si sviluppano all’interno dei gruppi.
Un concetto espresso chiaramente anche nell’ultima lettera inviata ai coordinatori: “Su un campo non vorremmo assolutamente entrare (come non siamo mai entrati) perchè non riteniamo di averne il diritto è l’Avventura Umana nel quale ogni viaggio ci coinvolge. Rapporti tra i partecipanti, odi ed amori, generosità ed egoismo, leadership e sottomissione, prevaricazioni e strategie psicologiche e tutto ciò che fa parte del mondo dei rapporti interpersonali e della convivenza dove ognuno è libero di esprimere se stesso a cominciare dal coordinatore al quale chiediamo di non farsi mai condizionare e di esprimere in viaggio liberamente la sua personalità, noi saremo solo attenti spettatori, talvolta curiosi nel leggere le vostre lettere e i vostri racconti. Noi siamo uno straordinario strumento di aggregazione, forniamo i mezzi minimi per realizzare viaggi in ogni parte del mondo, il resto del gioco appartiene tutto a voi coordinatori e partecipanti.”.
Proprio il concetto di ‘mezzi minimi per realizzare viaggi’ è di estrema importanza e non si dovrebbe smettere di sottolinearlo, con i partecipanti, ma anche con quei coordinatori che, grazie alla facilità di contatti nell’epoca di internet e per assecondare le aspettative di alcuni partecipanti abituati al turismo organizzato, tendono a confermare e prenotare tutto il possibile, di fatto travisando una formula basata sull’autogestione del viaggio da parte del gruppo.
Una formula che, ammettono i responsabili, talvolta ci ha fatto fare “madornali errori, ma il più delle volte ha permesso di realizzare imprese fin qui relegate nel mondo di irraggiungibili sogni” (Redazionale 1/2004). D’altra parte anche il cosiddetto insuccesso può essere il prezzo da pagare alla ricerca di un’avventura non addomesticata ed edulcorata: senza voler trasformare il viaggio in una scommessa con il caso dove lo ‘scomfort’ diviene lo scopo dell’andare, avventura significa rinunciare al tutto garantito e lasciare invece che gli imprevisti e i disagi possano trasformarsi da fattori di disturbo in opportunità, momenti di arricchimento e di incontro.
In sintesi, quella di Avventure è una formula di viaggio che non ha mai cercato di essere accattivante o di moda, anzi ha sempre spinto, purtroppo non sempre con successo, all’autoselezione, aspetto basilare della formula insieme a quelli di autogestione, coordinamento, collaborazione e condivisione.
Temo di avere un po’ divagato dal tema principale, le mie volevano essere notazioni ‘in margine’ al libro di Aime, ma per ritornare un po’ all’argomento iniziale, posso solo dire che l’autore parla…
… dello spazio vuoto dell’incontro, la cosiddetta ‘bolla ambientale’ e di ‘incontro mancato’ fra turisti e nativi, perchè anche i cosiddetti viaggiatori ‘alternativi, sono comunque percepiti come bianchi e turisti e per tutti rimane aperta “una sola porta d’accesso ai mondi visitati: quella per stranieri”.
…dell’accompagnatore che, stando a cavallo fra due culture, svolge un ruolo di facilitatore, ma sovente priva il visitatore della possibilità di osservare con altri occhi.
… delle guide che descrivono il pittoresco e non il quotidiano.
…del fatto che anche il turismo sostenibile fa parte del grande mercato turistico pur cercando di moralizzarlo, del fatto che muove un numero ristretto di persone, mentre è proprio quando i numeri sono rilevanti che maggiore è l’impatto e il rischio di cadere nel modello tradizionale.
… del fatto che il turismo può contribuire a sviluppare la consapevolezza del valore della propria cultura, nella misura in cui i locali riescono a mantenere il controllo dell’evento e a gestirlo.
…della concezione prevalente fra i turisti secondo cui è vero e autentico ciò che è tradizionale e antico, mentre in realtà la cultura se viva è un processo di continuo cambiamento.
… del fatto che dei luoghi spesso visitiamo il passato, monumenti, le opere d’arte e i musei, resti di una società scomparsa o che sta per scomparire, mentre il nativo vive il presente.
… della contrattazione che tanto affascina e irrita ad un tempo turisti e viaggiatori.
… delle foto che perpetuano un’immagine stereotipata del paese visitato.
… della narrazione e della proiezione di diapositive che spesso divengono lo scopo del viaggiare.
… dell’importanza della dimensione del transitare e dello sperimentare durante il viaggio il tempo davvero ‘libero’.
Tutto ciò scritto in modo comprensibile e non accademico: davvero una lettura capace di regalare una maggior consapevolezza al nostro viaggiare. Che dire, grazie Marco e a tutti buona lettura!
A.M.
