Di Martina Colombo, Ottobre 2007
Decolliamo. Il nostro aereo è un piccolo aereo, tutto e solo per noi. E il suo essere piccolo fa che qualcuno, di nascosto, si chieda… volerà ?… ma la risposta arriva sulla pista di decollo: quando fuori dal finestrino scorrono i suoi fratelli maggiori, posteggiati tra ciuffi d’erba in una sorta di prateria che sembra un ricovero per vecchi velivoli. A bordo, stiamo forse un po’ stretti, ma le poltrone sono in velluto rosso, poltronissime, come quelle dei nostri Teatri…non importa se lo spazio non è tanto, perché sappiamo che guardando là sotto da quei piccoli finestrini respireremo a breve uno spazio di infiniti granelli di sabbia. Â
Atterriamo. Ci aspettavamo forse il deserto, qui subito, tutt’intorno. Ma qui deserto non è: ci sono delle case, sparse, delle piste di sabbia, una strada asfaltata, anche, delle montagne senza cima, scure. C’è una torre di controllo, deputata alla gestione del non-traffico aereo.
E ci sono le nostre jeep ad attenderci. E i nostri autisti, uomini tuareg.
Il tuffo nel Sahara, penso, non può essere lontano. Formiamo rapidi gli equipaggi e partiamo.
Manciate di chilometri di asfalto fanno crescere l’attesa. Penso che il sole tramonterà lontano dai nostri occhi, nel suo mistero nordafricano, perché puntiamo verso le dune e le dune lo inghiottiranno. Cadendo oltre la sabbia, però, la incendierà e ci regalerà di certo uno spettacolo raro…
Ci siamo. L’asfalto sparisce d’un tratto. Giro nella mia mente la mia palla di cristallo: sono nel mondo di sabbia. Granelli di polvere, fini come mille volte un granello di zucchero, si alzano in migliaia al passaggio delle nostre jeep e le ruote corrono soffici sulla sabbia. Si galleggia.
Arriviamo al campo, e l’emozione si blocca in gola.
Le nostre tende, dipinte contro i piedi di un’altissima duna rossa di sole. Un viale di candele acceso per noi…è ancora troppo chiaro per goderci l’effetto. Brillerà nella notte.
A piedi nudi c’incammineremo nella notte rischiarata dalla luna, da una luna tanto grande da inghiottire tutte le stelle.
E per me che pensavo che il mondo di sabbia fosse solo un’infinita pianura di finissimo oro quel che segue sarà una grande sorpresa: colline, montagne, curve, parabole di sabbia e mari veri, che sono laghi, in realtà , salati come mari e come mari incorniciati da esotiche palme.
È stata un’avventura breve e intensa, con grandi compagni di viaggio.




cara Martina
bello questo spicchio di deserto… grazie!

a quando un racconto piu’ lungo?
ale
Brava Martina,
bellissimo deserto, bellissima Libia!