14 gennaio 2008
Da Tito Barbini, viaggiatore e scrittore
La Patagonia è un luogo fisico o un luogo immaginario? Forse, l’uno e l’altro insieme. Per me è un’utopia. Penso che il significato di utopia sia quello di un “luogo che non esiste”.
Nella mia fantasia è una dimensione immaginaria del pensiero e una speranza di libertà anche quando riconquista, come in questo mio ritorno, i confini del luogo fisico.
Forte e solitaria questa terra dagli spazi infiniti può diventare un paesaggio dell’anima. Forse dipende dal fatto che qui non esistono orizzonti chiusi e il cielo finisce lontano lontano e tutto sfuma all’infinito. Perchè mi coinvolge cosi tanto?
“Cosas patagònicas” è un modo di dire che qui indica una cosa magica che può accadere a chiunque e in qualsiasi momento. Dipende dal silenzio e dalla solitudine. Forse questo e non altro sta alla base del mio ritorno in Patagonia senza uno scopo apparentemente ragionevole. Persino i vissuti personali della mia imfanzia che ho ricordato nel racconto scritto qui in Patagonia ho il sospetto che possano rivelarsi come ‘cosas patagonas’.
Un caro saluto, Tito
