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	<title>AcomeAvventura &#187; V come Viaggiare</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Amarcord</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 06:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Come eravamo]]></category>
		<category><![CDATA[Noi che]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter &#8211; Parole Nomadi &#8211; A come Amarcord
Riflettendo nei post precedenti sul confronto transgenerazionale fra viaggiatori, sul viaggio che cambia e noi che cambiamo modo di viaggiare negli anni, ripensavo ai vecchi tempi.
E così ho ripreso in chiave di viaggio gli amarcord che a ondate invadono internet, quelli per intenderci della serie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/post-it.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5235" title="post it" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/02/post-it-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su <em>il reporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="ilreporter" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/a-come-amarcord">A come Amarcord</a></p>
<p>Riflettendo nei post precedenti sul confronto transgenerazionale fra viaggiatori, sul viaggio che cambia e noi che cambiamo modo di viaggiare negli anni, ripensavo ai vecchi tempi.</p>
<p>E così ho ripreso in chiave di viaggio gli amarcord che a ondate invadono internet, quelli per intenderci della serie “noi che eravamo bambini negli anni ’50 o ’60… come abbiamo fatto a sopravvivere?” E allora, vai!</p>
<p>Noi che avevamo solo il numero di telefono di casa e la cornetta era legata alla base con un filo e vivevamo bene anche senza cellulare…</p>
<p>Noi che in viaggio non telefonavamo mai a casa e nessuno si preoccupava…</p>
<p>Noi che non avevamo i navigatori satellitari&#8230;</p>
<p>Noi che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci (fortuna che i canali erano solo due)…</p>
<p>Noi che non avevamo il computer, ma non ci annoiavamo mai…</p>
<p>Noi che le ricerche le facevamo sui libri perché google non c’era…</p>
<p>Noi che “navigare” voleva dire andare per mare…</p>
<p>Noi che scrivevamo le cartoline…</p>
<p>Noi che le lettere le imbucavamo nelle cassette della posta…<span id="more-5233"></span></p>
<p>Noi che “il tuo profilo” non era qualcosa da esibire nei social network..<strong>.</strong></p>
<p>Noi che l’Ipod non c’era e ascoltavamo la musica dei 45 giri di vinile nei mangiadischi…</p>
<p>Noi che le riviste di viaggi non c’erano e divoravamo i racconti di Bonatti nell’inserto di Epoca…</p>
<p>Noi che agosto lo passavamo in colonia…</p>
<p>Noi che la gita scolastica era un evento speciale&#8230;</p>
<p>Noi che i weekend andavamo in campagna e non a Praga o a Lisbona…</p>
<p>Noi che gli zaini erano quelli militari…</p>
<p>Noi che gli scarponi non erano ultraleggeri e in goretex, ma pesantissimi e in cuoio…</p>
<p>Noi che andavamo in montagna con calzettoni e guanti di lana fatti a mano&#8230;</p>
<p>Noi che il pile e la microfibra non c’erano, ma solo la lana per l’inverno e il cotone per l’estate…</p>
<p>Noi che bevevamo dalla stessa bottiglia e non ci prendevamo le malattie…</p>
<p>Noi che avevamo il nascondiglio segreto e la capanna sugli alberi…</p>
<p>Noi che se andavamo in strada non c’era pericolo…</p>
<p>Noi che il Ciao lo avviavamo pedalando…</p>
<p>Noi che andavamo in macchina senza cinture di sicurezza e senza airbag&#8230;</p>
<p>Noi che partivamo in autostop o con l’inter-rail o in quattro sulla duecavalli…</p>
<p>Noi che prendevamo il treno per Londra e vedevamo dal ferry le bianche scogliere di Dover…</p>
<p>Noi che andavamo in India in “magic bus”…</p>
<p>Noi che guardavamo con stupore chi tornava da un viaggio in Africa…</p>
<p>Noi che passavamo la frontiera con le vecchie lire nascoste nel tubetto del dentifricio a causa delle restrizioni valutarie…</p>
<p>Noi che scrivevamo il diario di viaggio sulla moleskine e non sul blog…</p>
<p>Noi che fotografavamo in bianco e nero…</p>
<p>Noi che contavamo i rullini prima di partire…</p>
<p>Noi che al ritorno facevamo gli album delle fotografie…</p>
<p>Noi che l’Apollo 11 il 21 luglio 1969 “Ha Toccato” “No non ha toccato”…</p>
<p>Noi che pensavamo di non invecchiare…</p>
<p>Noi che continuiamo a viaggiare…</p>
<p>Noi che, con un po’ di nostalgia per come eravamo, ci chiediamo come facessimo allora…</p>
<p>Noi che vorremo che i giovani avessero, come abbiamo avuto noi, fiducia nel futuro…</p>
<p>P.S.: Questa volta nessun consiglio di lettura, i protagonisti siamo noi, e ognuno può aggiungere un ricordo&#8230;</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Famarcord%2F&amp;title=Amarcord"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Turisti 2.0</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 13:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Internauti]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[WEB 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;

Pubblicato su ilreporter &#8211; Parole Nomadi &#8211; Internauti
Tre generazioni a confronto. Quella dei &#8220;Grandi Viaggiatori&#8221; vissuti in un mondo capace di regalare ancora l’emozione della scoperta di luoghi sconosciuti ai più. Quella di mezzo degli &#8220;Imperfetti Viaggiatori&#8220;, in bilico fra voglia di viaggio e mercato del turismo. E infine le nuove generazioni, armate di tecnologia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5215" title="Evolution_ok" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/01/Evolution_ok-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></p>
<p>Pubblicato su <em>ilreporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/i-come-internauti" target="_blank">Internauti</a></p>
<p>Tre generazioni a confronto. Quella dei &#8220;<a title="G come Grandi Viaggiatori" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/g-come-grandi-viaggiatori" target="_blank">Grandi Viaggiatori</a>&#8221; vissuti in un mondo capace di regalare ancora l’emozione della scoperta di luoghi sconosciuti ai più. Quella di mezzo degli &#8220;<a title="I come Imperfetti viaggiatori" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/i-come-imperfetti-viaggiatori" target="_blank">Imperfetti Viaggiatori</a>&#8220;, in bilico fra voglia di viaggio e mercato del turismo. E infine le nuove generazioni, armate di tecnologia, ma orfane di quella magia che rendeva il mondo ancora capace di stupire. Come chiamare questi nuovi viaggiatori? “Internauti”, “turisti 2.0”, “tecno-nomadi”: tutte definizioni azzeccate, visto che viaggiano prima di tutto nel web e non potrebbero vivere senza smartphone, i-pad, computer portatili e la “nuvola” che li segue ovunque.<span id="more-5214"></span></p>
<p>Sono sempre connessi, con l’altrove quando sono a casa, con casa quando sono altrove. Per loro vicinanza e lontananza sono due variabili che appartengono al passato, a un tempo in cui partire voleva dire lasciare amici e parenti e rapportarsi soprattutto con la realtà locale. Loro quando partono si rapportano invece soprattutto agli amici a casa, raccontandosi nella community dei social network e dei blog. “Quando raggiunge la meta non la guarda, semplicemente la condivide, al massimo la riguarda quando torna a casa” scrive Paolo Marcesini parlando di loro. I nuovi viaggiatori faticano a immaginare un’epoca (quella dei loro genitori, non c’è neppure una generazione di mezzo) in cui non c’erano google e le sue mappe, i blog e FB, in cui l’indirizzo era solo quello di casa e il profilo non era qualcosa da esibire nei social network, in cui i personal computer non esistevano proprio e la televisione era in bianco e nero con due soli canali. Altro che essere sempre connessi: il viaggio era l’occasione per non essere rintracciabili e a casa non si telefonava mai! Viaggiare oggi è più facile, le informazioni non mancano e i trasporti sono più efficienti, veloci e meno cari. Niente più zaini militari, ma bagagli leggeri e tecnologici. Gli itinerari non sono lasciati al caso come è accaduto ai giovani degli anni ’60, ma non sono più neppure necessariamente preconfezionati come nell’epoca del viaggio tutto compreso. Ci si può organizzare scavalcando intermediari e moltiplicando i modi (e le mode) di viaggiare, scomponendo e ricomponendo i percorsi fino a trasformarli in un prodotto a propria misura. Non più divisioni fra turismo di massa e d’élite, fra viaggiatori e turisti. Semplicemente noi stessi, un po’ più attori del nostro viaggio. Certo, &#8220;i viaggi non sono più quelli di una volta&#8221;, ma i rimpianti sono inutili. La tecnologia è alleata dei viaggiatori, a patto di conoscerla e di usarla senza perdere la capacità di memoria e di immaginazione. E a patto di imparare tutti, giovani e meno giovani, a far dialogare reale e virtuale, per ritrovare oltre lo schermo del computer, quella fisicità negata da internet.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per approfondire: “Nuovi Turismi” di Mario Gerosa e Sara Magro, Morellini<strong> </strong><strong>2011 e “Bye Byte” di Simone Bardi e Fabrizio Lanciotti, Polaris 2011</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fturisti-2-0%2F&amp;title=Turisti%202.0"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Se non ora, quando?</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 06:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Todaro]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
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		<category><![CDATA[Woody Allen]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato in Parole Nomadi &#8211; Il reporter &#8211; P come Presente
P come Presente o P come Passato? Lo spunto è l’ultimo  film di Woody Allen, “Midnight in Paris”, una poetica (e per nulla patetica) ricerca dell’età dell’oro attraverso una sorta di fiaba-sogno che si ripete puntuale allo scoccare della mezzanotte. Proprio come in “Corte Sconta” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/12/muorechinonviaggia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5180" title="muorechinonviaggia" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/12/muorechinonviaggia-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato in Parole Nomadi &#8211; <em>Il reporter</em> &#8211; <a title="Parole Nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/p-come-presente" target="_blank">P come Presente</a></p>
<p>P come Presente o P come Passato? Lo spunto è l’ultimo  film di Woody Allen, “Midnight in Paris”, una poetica (e per nulla patetica) ricerca dell’età dell’oro attraverso una sorta di fiaba-sogno che si ripete puntuale allo scoccare della mezzanotte. Proprio come in “Corte Sconta” di Hugo Pratt i veneziani: “aprendo le porte che stanno nel fondo di quelle corti, se ne vanno per sempre in posti bellissimi e altre storie…”.</p>
<p>Come sempre accade, anche in questo caso l’età dell’oro è altrove nello spazio, Parigi, e nel tempo, gli anni ’20 o la “belle epoque”, dipende dai gusti, ma comunque in un passato più o meno remoto. E non potrebbe essere diversamente soprattutto oggi, viste le ombre che gravano sul nostro presente incerto e che si allungano anche sul futuro. Slogan come “vogliamo tutto e subito”, “qui e ora”, appartengono a un tempo archiviato. E quelli della mia generazione che li gridavano non molti lustri fa, possono capire che i giovani di oggi si sentano scippati del diritto al futuro perché, come ha sintetizzato perfettamente un cabarettista tedesco, “un tempo il futuro era migliore”. Alla fine però il protagonista del film di Allen non si rifugia nel sogno del passato e neppure nella prigione di un futuro di apparenze e di effimero successo, ma sceglie il presente. Dunque “l’hic et nunc” dei latini, il “qui ed ora” della filosofia zen? Non esattamente, visto che lascia Hollywood, promessa sposa e lavoro, per vivere a Parigi, scegliendo sì il tempo presente ma un luogo diverso da quello in cui abitava. <span id="more-5179"></span></p>
<p>Certo, la gente normale non può così facilmente “mollare tutto e andare via” come succede nelle fiction, che siano film o libri. Forse è però possibile concedersi un viaggio, anche se breve o a breve raggio. Non come surrogato di una fuga altrove, ma come occasione per ritrovare il contatto con il presente e intravedere qualche riflesso dorato anche in quest’età in cui ci è stato dato in sorte di vivere. In viaggio si impara a vivere “al presente”. In viaggio siamo curiosi, osserviamo i dettagli e la bellezza del mondo, assaporiamo l’attimo e godiamo del piacere semplice di respirare, di muoverci, di vivere, vivere solamente&#8230; Ci ritroviamo ad affrontare con il sorriso i piccoli quotidiani problemi di “sopravvivenza”, rinunciando senza troppa fatica alle abitudini, superando le paure, esponendoci al diverso e accettando l’imprevisto. In viaggio procediamo passo dopo passo, attimo dopo attimo, come ci insegnano altre culture non proiettate come la nostra alla rincorsa frenetica del futuro o imprigionate in un endemico rimpianto del passato e ormai “per default” abituate a lamentarsi sempre del presente. Allora, se ci è possibile, per questo Natale scegliamo un viaggio come regalo. Non perché le feste comandate siano una coazione a partire, non perché idealizziamo l’altrove, non come surrogato a un cambio totale di orizzonti, ma perché… “se non ora, quando?”. Una domanda che dovrebbe diventare il nostro mantra quotidiano.</p>
<p>Visto che le giornate sono brevi e c’è clima di festa, questa volta consiglio non un libro, ma un film, naturalmente “Midnight in Paris”, dove comunque non manca un tuffo nella migliore letteratura. E per coniugare la passione per il cinema con quella per la lettura, fresco di pubblicazione è “I magnifici set &#8211; i luoghi del grande cinema per organizzare un viaggio senza confini” di Giovanni Todaro per Polaris Editore.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fse-non-ora-quando%2F&amp;title=Se%20non%20ora%2C%20quando%3F"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Bambini invisibili</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 06:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[S come Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[V come Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Salza]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata Mondiale del Fanciullo]]></category>
		<category><![CDATA[Olivia Molteni Piro]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter -Parole Nomadi - Bambini
Sull’acrocoro etiope osservavo stupita decine di bambini materializzarsi dal nulla in luoghi apparentemente deserti. Gli sguardi intelligenti, pronti a captare pensieri e intenzioni dei “ferengi”, degli stranieri. Quali opportunità offre loro il futuro? Sopravvivere è già un successo. Africa, Asia, Latinoamerica… Il viaggio in questi altrove è anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Dancalia-bambina-afar-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5125" title="Dancalia-bambina-afar-2" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Dancalia-bambina-afar-2-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su<em> il reporter</em> -<a title="Parole Nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/b-come-bambini" target="_blank">Parole Nomadi </a>- Bambini</p>
<p>Sull’acrocoro etiope osservavo stupita decine di bambini materializzarsi dal nulla in luoghi apparentemente deserti. Gli sguardi intelligenti, pronti a captare pensieri e intenzioni dei “ferengi”, degli stranieri. Quali opportunità offre loro il futuro? Sopravvivere è già un successo. Africa, Asia, Latinoamerica… Il viaggio in questi altrove è anche un incontro con un mondo popolato da bambini. Noi, abituati a città abitate soprattutto da adulti e da anziani, in viaggio incrociamo decine, centinaia di occhi di bambini che ci osservano curiosi, di manine che ci toccano. Qualcuno più audace ci afferra un dito, lo stringe forte e non lo molla più, un po’ per desiderio di attenzione, un po’ perché sa che potremmo essere una risorsa utile almeno per quella giornata. E loro sono già piccoli adulti, abituati ad arrangiarsi sbarcando il lunario giorno dopo giorno.</p>
<p><span id="more-5124"></span></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Dancalia-scuola.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5126" title="Dancalia-scuola" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Dancalia-scuola-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Li vediamo studiare in classi rumorose e sovraffollate, li osserviamo giocare con mezzi molto semplici, creati con il poco a loro disposizione: un po’ di fil di ferro, qualche tappo di bottiglia o un pezzo di<a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Dancalia-palla.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5127" title="Dancalia-palla" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Dancalia-palla-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a> legno. L’istruzione è un diritto, il gioco è un bisogno insito nella natura dei cuccioli dell’uomo come in quella degli animali e, proprio dove la vita è più difficile, diventa un elemento di sopravvivenza, una via di fuga dai problemi quotidiani. Ma molti di loro, bambini del tutto simili ai nostri figli, non possono né studiare , né giocare. Sono piccoli uomini e piccole donne con responsabilità già da grandi. O sono bambini di strada trattati come spazzatura, accattoni e ladri ormai esperti nell’arte di arrangiarsi. Secondo l&#8217;International Labour Organization, 162 milioni di bambini sono costretti al lavoro, 6 milioni sono ridotti in schiavitù per l&#8217;estinzione di un debito, 2 milioni sono coinvolti nel giro della pornografia e prostituzione, un milione sono rapiti o venduti, 250.000 impiegati come bambini-soldato e un numero impossibile da quantificare è rapito per l&#8217;espianto e il traffico di organi (dati tratti da Peacereporter). Per chi nasce femmina può essere pure peggio: violenze, mutilazioni sessuali, infanticidi, morti “accidentali”… Si chiama infanzia rubata: se, guardando il nostro mondo, possiamo dire di essere stati tutti un tempo bambini, non si può affermare lo stesso degli adulti dei paesi più poveri. E si chiama anche vita rubata: se, guardando i nostri figli, pensiamo a quando saranno grandi, guardando questi bambini sappiamo che non tutti diventeranno grandi… Se riescono a diventare adulti, hanno già estratto il loro numero fortunato nella roulette della vita: ogni minuto 30 bambini muoiono per fame, almeno il 40% soffre di denutrizione e sono loro le prime vittime di povertà, guerre, carestie, diarrea, malaria, mine, AIDS…</p>
<p>Racconta l’antropologo Alberto Salza, che da anni studia le strategie di sopravvivenza in Africa e ha da poco pubblicato il libro “Bambini perduti”: “ho incontrato bambini fuggitivi, abbandonati, sperduti, guerreggiati, stregoneschi, alterati, avvelenati, auto-organizzati, belli e brutti, tecnologici e incivili, vittime e organizzatori di genocidi, obesi e troppo magri, sexy. Invisibili, sempre”.“Invisibili”: bambini la cui nascita e la cui morte sembrano essere solo una questione di numeri e statistiche e non di carne, ossa e sangue. Noi, viaggiando, siamo testimoni muti di questi milioni di vite senza nome e senza futuro. Il viaggio è anche questo.</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Etiopia-elemosina.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5128" title="Etiopia elemosina" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/11/Etiopia-elemosina-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Il 20 novembre è la giornata mondiale dei diritti del fanciullo. Facciamo qualcosa perché quei bambini che ci interrogano muti, bucando lo schermo dei nostri PC dove scorrono le foto scattate durante i viaggi, possano semplicemente diventare grandi e avere il diritto a una vita dignitosa. Facciamo qualcosa perché non siano condannati a rimanere invisibili.</p>
<p>Consigli di lettura: Alberto Salza, “Bambini perduti”, Sperling e Kupfer 2010 e Olivia Molteni Piro, “Non spaventarti Federico&#8221;, Infinito Edizioni 2009.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fbambini-invisibili%2F&amp;title=Bambini%20invisibili"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>E come Entronauti</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 05:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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Nell’ultimo post riflettevo su Bonatti e su quei “grandi viaggiatori” nati durante la seconda guerra mondiale o immediatamente dopo, tempi certo più difficili di quelli toccati in sorte a noi che siamo cresciuti durante il boom economico degli anni ‘60. “Giro… vedo gente… mi muovo… conosco… faccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/10/Makelove.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5089" title="Makelove" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/10/Makelove-430x171.jpg" alt="" width="430" height="171" /></a>Pubblicato su <em>il reporter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="Parole Nomadi" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/i-come-imperfetti-viaggiatori" target="_blank">Imperfetti Viaggiatori</a></p>
<p>Nell’ultimo post riflettevo su Bonatti e su quei “grandi viaggiatori” nati durante la seconda guerra mondiale o immediatamente dopo, tempi certo più difficili di quelli toccati in sorte a noi che siamo cresciuti durante il boom economico degli anni ‘60. “Giro… vedo gente… mi muovo… conosco… faccio cose”: queste parole del film Ecce Bombo di Moretti potrebbero essere il manifesto della mia generazione. La carica alternativa del decennio fra il ’60 e ’70 ci aveva aperto la strada e noi l’abbiamo percorsa, trasformando il viaggio in una dichiarazione di libertà e di indipendenza. Abbiamo iniziato presto a viaggiare e con ogni mezzo: in autostop e con la tessera inter-rail, su una due cavalli o con il “magic bus”. Siamo andati in Marocco e in Messico, a Goa e a Kathmandu, abbiamo attraversato gli States verso ovest e i paesi del Medio Oriente verso est, leggendo Kerouac, Hesse e Castaneda, ascoltando le canzoni di Joan Baez e di Bob Dylan, dei Beatles e dei Pink Floyd.</p>
<p><span id="more-5088"></span>Non c’erano internet e il cellulare, non esistevano i voli low cost e il progetto Erasmus. Erano sufficienti uno zaino, una mappa, pochi soldi e si partiva, soli o con qualche amico, aperti agli incontri “on the road”. Mi ritrovo oggi a sfogliare gli album di foto di allora, guardo le decine di caricatori di diapositive accatastati sugli scaffali e mi assale inevitabile la nostalgia per quegli anni di scoperta, mi scorrono davanti volti, luoghi e ricordi di una vita a colori con tante indimenticabili avventure. Con la mia generazione volevamo cambiare il mondo, invece sono stati il mondo e gli anni a cambiarci, e non sempre in meglio. Ma anche, e per qualcuno soprattutto, ci hanno cambiato (e in meglio!) i viaggi. Per noi viaggiare è stata una scuola di vita che ci ha insegnato a prendere decisioni e ci ha regalato una maggiore autonomia e consapevolezza delle nostre possibilità. Ancora più vero se si trattava di giovani donne.</p>
<p>Oggi, con alle spalle tante partenze e sulle spalle un numero di anni che incomincia a diventare importante, i nostri viaggi sono più maturi, proprio come noi. In tanti continuiamo a esplorare territori che ci sono sconosciuti, anche se lungo percorsi battuti e senza in fondo metterci più in gioco o voler conquistare il mondo come allora. Qualcuno di noi è diventato un viaggiatore ormai involuto, causa eccesso di sedentarietà o comodità, forse perché invecchiando è naturale cercare una “comfort zone”, una zona di benessere e di sicurezza. Ma la cosa importante per non trasformare il viaggio in un bene di consumo qualsiasi, non è tanto quel maggior comfort che se possibile ci concediamo, è invece mantenere la stessa curiosità e la stessa passione di quegli anni. Difficile trovare una parola per definire i viaggiatori della mia generazione. Non siamo Grandi Viaggiatori come qualcuno di coloro che ci ha preceduto. Non siamo i nuovi viaggiatori, quelli nati con internet, gli “internauti” abituati a viaggiare prima di tutto nel web (di loro al prossimo post). Forse, e non è un errore di spelling, potremmo definirci degli Entronauti, dei viaggiatori del mondo alla ricerca del proprio continente interiore. Sicuramente imperfetti, riprendendo la definizione data da Severgnini, ma pur sempre viaggiatori: curiosi, rumorosi, avventurosi, frettolosi, generosi, tolleranti…</p>
<p>Due consigli di lettura: Beppe Severgnini, “Manuale dell’imperfetto viaggiatore”, Rizzoli Editore e Piero Scanziani, “Entronauti”, Il Castello Edizioni 2002 (ma personalmente sono ancora affezionata alla vecchia edizione Elvetica del 1969).</p>
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