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	<title>AcomeAvventura &#187; S come Solidarietà</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Cominciamo bene!</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 07:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici lettori e viaggiatori, vi segnalo l&#8217;intervista su RAI TRE nella tramissione &#8220;Cominciamo Bene&#8221; ospite di Fabrizio Frizzi ed Elsa Di Gati. Una diretta è sempre un&#8217;emozione&#8230; e naturalmente si parla di viaggio! Per ascoltarla cliccate qui oppure andate sulla colonna di destra del blog sotto INTERVISTE e cliccate su: &#8220;Intervista RAI TRE &#8211; Cominciamo Bene&#8221;. Un grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/05/014-Per-volare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3896" title="L'uomo ha radici ma anche ali" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/05/014-Per-volare.jpg" alt="" width="296" height="209" /></a>Cari amici lettori e viaggiatori, vi segnalo l&#8217;intervista su RAI TRE nella tramissione &#8220;Cominciamo Bene&#8221; ospite di Fabrizio Frizzi ed Elsa Di Gati. Una diretta è sempre un&#8217;emozione&#8230; e naturalmente si parla di viaggio! Per ascoltarla cliccate <a title="RAI TRE" href="http://www.youtube.com/watch?v=n7TjdKTPkvA" target="_blank">qui</a> oppure andate sulla colonna di destra del blog sotto <a title="Interviste" href="http://acomeavventura.com/interviste/" target="_blank">INTERVISTE</a> e cliccate su: &#8220;Intervista RAI TRE &#8211; Cominciamo Bene&#8221;. Un grazie ai responsabili della trasmissione, davvero speciali! Questo video rimane per me il ricordo di una bellissima esperienza.</p>
<p>Una segnalazione anche a proposito dei miei libri. La riedizione della guida Polaris “<strong><a title="Bolivia" href="http://acomeavventura.com/l-come-libri/bolivia/" target="_blank">Bolivia</a></strong>” uscirà nel 2011 e presto ritornerò là per un lungo periodo per l’aggiornamento. Il mio amato “<strong><a title="A come Avventura" href="http://acomeavventura.com/l-come-libri/a-come-aventura/" target="_blank">A come Avventura</a></strong>”, ormai difficile da trovare in libreria (sigh! destino dei libri… fortuna che c’è internet!) si può sempre ordinare online cliccando sul pulsante <a title="Acquista A come Avventura" href="http://acomeavventura.com/l-come-libri/a-come-aventura/acquista-acomeavventura/" target="_blank">ACQUISTA LIBRI</a> nella colonna di destra di questo blog e seguendo le istruzioni. Così facendo l’intera somma è destinata all’Associazione <a title="Mehala" href="http://www.mehala.org/it/home.aspx" target="_blank">MEHALA</a> Onlus cui ho donato uno stock di libri per contribuire al progetto per un centro sanitario e di maternità a <a title="Bilogo" href="http://www.progettobilogo.blogspot.com/" target="_blank">Bilogo</a> in Burkina Faso.</p>
<p>Allora buon ascolto e buona lettura! Ciao, <em>Anna</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fcominciamo-bene%2F&amp;linkname=Cominciamo%20bene%21" target="_blank"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>A come Avventura per il progetto Bilogo in Burkina Fasu</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 06:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[A come Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[S come Solidarietà]]></category>
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		<description><![CDATA[Cari amici lettori e viaggiatori,
vi segnalo un&#8217;intervista relativa al mio libro &#8220;A come Avventura&#8221; pubblicata da ApiComoNews a cura di Antonella Mazzoccato. La trovate cliccando qui.
E poi una novità rispetto alla distribuzione del mio libro. L&#8217;editore FBE a causa di un cambio di distributore ha totalmente rinnovato il catalogo, quindi &#8220;A come Avventura&#8221;, dopo tre edizioni ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/04/Copertina-A-come-Avventura-3-ed..jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3773" title="A-come-Avventura" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/04/Copertina-A-come-Avventura-3-ed.-106x150.jpg" alt="A-come-Avventura" width="106" height="150" /></a>Cari amici lettori e viaggiatori,<br />
vi segnalo un&#8217;<a title="Intervista" href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/04/Recensione-Apicomonews-aprile2010.PDF" target="_blank">intervista</a> relativa al mio libro &#8220;A come Avventura&#8221; pubblicata da <em>ApiComoNews</em> a cura di Antonella Mazzoccato. La trovate cliccando qui.<br />
E poi una novità rispetto alla distribuzione del mio libro. L&#8217;editore FBE a causa di un cambio di distributore ha totalmente rinnovato il catalogo, quindi &#8220;A come Avventura&#8221;, dopo tre edizioni ormai quasi esaurite,  insieme ad altri libri non è più presente nel loro catalogo (bad news!). Chi volesse <strong>ordinarlo via internet</strong> ha però una nuova possibilità: con un versamneto di 15,00 euro (comprensivo di spese di spedizione e dei 13 euro del prezzo di copertina) può ordinarlo direttamente <strong>all&#8217;Associazione </strong><a title="Mehala" href="http://www.mehala.org/it/home.aspx" target="_blank"><strong>MEHALA Onlus</strong> </a>cui ho donato i libri per la vendita in internet, destinando <strong>l&#8217;intera somma al progetto </strong><a title="Bilogo" href="http://www.progettobilogo.blogspot.com/" target="_blank"><strong>Bilogo</strong></a><strong> per un centro sanitario e di maternità in Burkina Fasu </strong>(GOOD NEWS!).  E&#8217; sufficiente fare il versamento (naturalmente potete fare anche un&#8217;offerta maggiore se lo credete, che andrà sempre direttamente al medesimo progetto), utilizzando il conto corrente postale n° 61438560 intestato ad Associazione MEHALA  oppure utilizzando il conto corrente bancario di Banca Prossima &#8211; Codice IBAN: IT76 W 03359 01600 100000005717  e indicando nella causale: “<strong>libro A come Avventura per progetto Bilogo</strong>”. Il libro vi verrà inviato nel giro di pochi giorni via posta all&#8217;indirizzo da voi indicato.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fa-come-avventura-per-il-progetto-bilogo-in-burkina-fasu%2F&amp;linkname=A%20come%20Avventura%20per%20il%20progetto%20Bilogo%20in%20Burkina%20Fasu" target="_blank"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Viaggiare, lavorare, morire da clandestini</title>
		<link>http://acomeavventura.com/viaggiare-lavorare-morire-da-clandestini/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 22:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[L come Letture]]></category>
		<category><![CDATA[S come Solidarietà]]></category>

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		<description><![CDATA[Fabrizio Gatti, Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini
Rizzoli BUR 2007  €.9.60
Recensione pubblicata sul blog nel nov. 08, aggiornata gennaio 2010
Pubblicata su  Il Reporter
Guarda il video Leggi l&#8217;intervista a Fabrizio Gatti
Per leggere l&#8217;ultimo viaggio di Fabrizio Gatti sulla rotta dei clandestini e vedere il video, cliccare qui (L&#8217;Espresso marzo 09)
&#8220;È stato facile diventare Bilal. È bastato polverizzare con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/11/bilal.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-999" title="bilal" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/11/bilal-103x150.jpg" alt="" width="103" height="150" /></a>Fabrizio Gatti, Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini</strong><br />
Rizzoli BUR 2007  €.9.60</p>
<p>Recensione pubblicata sul blog nel nov. 08, aggiornata gennaio 2010</p>
<p>Pubblicata su  <a title="Bilal" href="http://www.ilreporter.com/libri/2008/11/07/viaggiare-lavorare-morire-da-clandestini" target="_blank">Il Reporter</a></p>
<p>Guarda il <a title="Lungo la rota degli schiavi " href="http://www.youtube.com/watch?v=Ar1MA2rDSSw" target="_blank">video</a> Leggi l&#8217;<a title="Fabrizio Gatti" href="http://magazine.festivaldelgiornalismo.com/?p=1584" target="_blank">intervista</a> a Fabrizio Gatti</p>
<p>Per leggere l&#8217;ultimo viaggio di Fabrizio Gatti sulla rotta dei clandestini e vedere il video, cliccare <a title="L'Espresso" href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-nuova-ondata/2076172&amp;ref=hpsp" target="_blank">qui</a> (L&#8217;Espresso marzo 09)</p>
<p>&#8220;<em>È stato facile diventare Bilal. È bastato polverizzare con la suola l&#8217;ultima cenere della carta d&#8217;identità. Ma da allora Bilal non se n&#8217;è più andato</em>&#8220;, scrive Fabrizio Gatti. Anche per me, chiuso il suo libro, Bilal non se ne è più andato. Non è certo un romanzo strappalacrime, ma proprio perché, purtroppo, non è un romanzo, mi sono commossa leggendolo. E&#8217; sostanza senza retorica, è carne e sangue. E&#8217; un coro di voci e di volti che ti prende e non ti lascia più. Bilal ti coinvolge e poi ti sconvolge, togliendoti dagli occhi quel velo ipocrita che permette di non sentirsi responsabili.</p>
<p><span id="more-998"></span></p>
<p>Dovrebbe diventare libro di lettura in tutte le scuole medie d&#8217;Europa, come un tempo leggevamo <em>Cristo si è fermato a Eboli</em> per conoscere quell&#8217;Italia fatta di povertà e di emigrazione che ci eravamo da poco lasciati alle spalle. Allora eravamo &#8220;italiani brava gente&#8221;. Dopo la lettura di Bilal non riesco a dire lo stesso di noi italiani di oggi. Gatti descrive la stessa disperazione di allora, ma questa volta noi siamo dall&#8217;altra parte della barricata. Bilal è un libro necessario, anzi indispensabile. Per chi dice di amare l&#8217;Africa, per chi si dice viaggiatore, ma soprattutto per tutti noi che ogni giorno l&#8217;Africa la incontriamo nelle nostre città e ha il volto di tanti Bilal, Amadou, Mohamed, Fatima, Joseph, Amina&#8230; &#8221;<em>Se arriveranno vivi in Europa, li chiameranno addirittura disperati. Anche se sono tra i pochi al mondo ad avere ancora il coraggio di giocarsi la vita carichi di speranza</em>&#8220;.</p>
<p>Forse è vero, le parole non cambiano il mondo, però aiutano a superare paure e pregiudizi, a non diventare cinici, a risvegliare l&#8217;animo assopito e ormai assuefatto alla &#8220;<em>sottile banalità del male</em>&#8220;. E forse possono restituire a questi uomini e a queste donne, nati dalla parte sbagliata del mondo ed entrati in Occidente dalla porta sbagliata, quella dignità che si meritano per il loro coraggio e la loro sofferenza. Anche i peggiori di loro, perché la lotta per la sopravvivenza inevitabilmente mescola solidarietà con furbizia, quando non sopraffazione e violenza, e spesso conduce a una deriva esistenziale cui è difficile opporsi, soprattutto nella solitudine di un mondo che ti è estraneo.</p>
<p><span><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/11/mali-migranti.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1005" title="mali-migranti" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/11/mali-migranti-150x106.jpg" alt="" width="150" height="106" /></a><strong>La trama.</strong> Fabrizio Gatti si trasforma in Bilal e attraversa il Sahara sugli stessi camion dei clandestini, lungo la rotta della nuova tratta degli schiavi. Perché di questo si tratta, mercato di carne umana, spesso con gli stessi intermediari arabi di un tempo. Gatti racconta dal di dentro la sconvolgente e dolorosa odissea di queste moderne carovane in marcia dal Sud del mondo. Inseguono il sogno ingannevole dell&#8217;Europa per sopravvivere, per mantenere la propria famiglia, per sfuggire a guerre infinite, per inventarsi un futuro al di là del Mediterraneo. Molti di loro il mare non lo vedranno mai e le fredde statistiche ci dicono che i</span><span style="font-size: 10pt; color: #000000; font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: Arial; mso-bidi-font-style: italic;">l dodici per cento di chi non è stato inghiottito dalla sabbia lo sarà dalle onde. </span><span style="font-size: 10pt; color: #000000; font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-family: 'Lucida Sans Unicode';">Per Gatti &#8220;<em><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-family: 'Lucida Sans Unicode';">vedere le cose dall&#8217;interno è l&#8217;unico modo per garantire credibilità</span></em>&#8220;. Viene arrestato come immigrato clandestino e vive sulla propria pelle la sconvolgente realtà dei centri di permanenza temporanea. Fa i nomi di chi è connivente o complice di questo mercato, senza tacere le responsabilità dei governi e denunciando le &#8220;verità&#8221; dei rapporti ufficiali. Quando il lettore pensa che ormai non ci può essere nulla di peggio di questo tragico esodo attraverso il Sahara e il Mediterraneo, gli stessi paesaggi teatro delle nostre vacanze e dei nostri viaggi, ci racconta la clandestinità in Italia, la prostituzione forzata, il lavoro nero nei cantieri edili e nei campi di pomodori della Puglia. Ma la via crucis non è ancora finita. Gatti ripercorre a ritroso lo stesso cammino, seguendo i rimpatri forzati, un &#8220;controesodo&#8221; che non è il nostro ritorno dalle vacanze estive, ma il cinico frutto delle espulsioni in massa in cambio di commesse e accordi fra governi. Interi convogli scomparsi, centinaia di morti di sete e di fame fra le dune di uno dei deserti più belli del mondo&#8230; </span></p>
<p><strong>L&#8217;autore</strong>. Fabrizio Gatti è inviato per il settimanale L&#8217;Espresso, infiltrato sotto copertura fra gli immigrati clandestini e detenuto per tre volte nei centri di permanenza temporanea. Nel 2003 ha pubblicato il romanzo per ragazzi <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Viki che voleva andare a scuola</em> per Fabbri Editore. Nel 2008 ha vinto con Bilal il premio Tiziano Terzani.</p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #000000; line-height: 115%; font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; mso-bidi-font-family: 'Lucida Sans Unicode';">A.M.</span></p>
<p><strong>Alcuni brevi estratti da Bilal</strong></p>
<p><strong>Partire.</strong><em> Mi sono sempre chiesto cosa stia accadendo intorno a una persona nel momento in cui la sua mente decide di partire. Mesi o anni prima che il corpo si metta in viaggio o ne sia solo consapevole, quale sia il fatto, l&#8217; istante, il motivo per cui il ragionamento s&#8217; accorge che non restano alternative. Il punto di non ritorno in cui la testa comincia silenziosamente il percorso. L&#8217;affiorare delle intenzione segrete, delle ambizioni, delle decisioni già prese. Lo spartiacque. Muoversi o soccombere. E soccombere qui non significa necessariamente morire. C&#8217; è di peggio alla morte. C&#8217; è una vita di stenti. Di elemosina. Di fatica a scaricare camion o a selezionare rifiuti nelle discariche e rivenderli per pochi spiccioli. C&#8217; è il pianto affamato dei figli più piccoli, tutti i giorni e tutte le notti. C&#8217; è l&#8217; immagine portata dai viaggiatori, dai giornali, dai radiocronisti dei programmi internazionali della BBC che rivela l&#8217; esistenza di un mondo ricco e irraggiungibile. C&#8217;è la sconfitta personale e intima davanti alle fidanzate, alle mogli, ai propri padri e davanti alle proprie ambizioni.</em></p>
<p><strong>Nel deserto del Ténéré.</strong> <em>Gli autisti rimettono in moto. Suonano due volte il clacson e partono senza aspettare che tutti siano a bordo. Ai piedi della scaletta si affannano mani, teste, corpi. Il camion va pianissimo. Ma corrergli accanto con i piedi che affondano nella crosta di sassi e sabbia non è facile. Soprattutto per i ragazzi che da giorni si alimentano solo con acqua e zucchero. Inutile gridare agli autisti di fermarsi.<br />
Adesso è evidente quanto sia profondo il baratro dentro cui stiamo scendendo. Questi ragazzi sanno che nessuno, qualunque cosa succeda, verrà mai a tirarli fuori. Nessun padre. Nessun fratello. Nessuno Stato. Nessuna organizzazione umanitaria. Nessuno dei governi, che con le loro scelte corrotte li hanno portati qui, piangerà mai la loro morte. Qui nel deserto siamo tutti figli di nessuno. Centottantadue teste si muovono sincronizzate dai rimbalzi delle sospensioni. Centottantadue vite con il loro futuro stretto tra le mani. Il dodici per cento delle persone che partono dalla Libia e dalla Tunisia non arriva in Europa. L&#8217;ha rivelato la cronaca di questi anni. Il dodici per cento muore in mare. Il dodici per cento significa che tra i passeggeri di questo camion, ventidue moriranno. E se di questo si salveranno tutti, del prossimo ne moriranno forse quarantaquattro. Oppure sessantasei di quello che verrà dopo. E poi ci sono Kofi, Oliver, gli sconosciuti già sepolti nel deserto: gli stranded per sempre che il mare non lo vedranno per sempre&#8230;</em></p>
<p><strong>L&#8217;arrivo a Dirkou.</strong> <em>Appare una striscia verde oltre i cordoni di dune ocra. Dirkou, l&#8217;oasi degli schiavi, se ne sta accovacciata a perdita d&#8217;occhio, sotto una parete di montagne piatte. Il colore dell&#8217;argilla dipinge le case di rosa. Il resto è un mondo di sabbia. Sembra di atterrare. Per mezz&#8217;ora si scende dal pendio di una duna gigantesca. Il camion gira a sinistra ed entra in uno spiazzo di deserto recintato da pali e filo di ferro. Arrivano altri soldati armati. Gridano ordini incomprensibili, forse in hausa. I passeggeri scesi per primi devono inginocchiarsi sulla sabbia e mettere le mani sulla testa. Basta fare come loro. Veniamo allineati in cinque file davanti al camion. Daniel e Stephen si inginocchiano nella fila accanto. Hanno la faccia stravolta, smagrita, impolverata. Nessuno parla. Un soldato obbliga tre ragazzi a seguirlo dentro una piccola baracca. Ricomincia la rapina. Il sibilo dei colpi e il lamento dei tre rompe il silenzio. Il sibilo soprattutto. È quello caratteristico dei tubi di gomma e dei grossi cavi elettrici usati come fruste. Non si butta via niente nel Sahara. Il loro soffio attraversa l&#8217;aria come una pennellata messa lì a rendere più efficace il disegno. Chiudi gli occhi. Aspetti il tonfo finale e quel lamento appena pronunciato&#8230;</em></p>
<p><strong>Dolore dell&#8217;anima.</strong> <em>Mi accorgo che non esistono approdi. Non sono più io a fare questo viaggio. È il viaggio, nella sua crudeltà infinita, a plasmare me. Senza nemmeno sapere in quale essere mi trasformerà, ormai non posso fermarmi. Cercavo il perché migliaia di uomini e donne si imbarcano su rottami destinati ad affondare. Perché non fanno come Amadou, il giovane papà incontrato al mercato di Ayorou, che era quasi arrivato in Europa ma ha avuto il coraggio di ritornare a casa? Perché non rinunciano? Non si salvano? Non tornano indietro? Volevo scoprire cosa c&#8217;è sulla rotta per l&#8217;Europa di più spaventoso della morte in mare. E l&#8217;ho scoperto. Qui nel deserto ho conosciuto la morte da vivi. Eppure era facile immaginarlo già prima della partenza. Ma il viaggio mi aspettava. Era la prova da superare per poter guardare senza più complessi di inferiorità i sopravvissuti sbarcati in Italia, ma anche la storia degli italiani, degli europei partiti nell&#8217;Ottocento e nel Novecento per le Americhe, l&#8217;Australia, l&#8217;Africa del Sud. Un insostituibile esercizio della memoria. All&#8217;improvviso esplode la nostalgia. Per i morti che non ho conosciuto. Come Kofi. E per i vivi abbagliati dalle menzogne. E&#8217; l&#8217;assaggio del dolore dell&#8217;anima che accompagnerà il mio ritorno, ne sono sicuro. Una nostalgia al contrario. </em></p>
<p><strong>Per non dimenticare.</strong> <em>Dei loro figli che il mondo ha smarrito durante il viaggio non sapranno, non sapremo mai. E non c&#8217;è un solo monumento nazionale su cui ricordarli. I nostri capi di Stato ogni anno portano fiori agli altari della patria. Si fanno fotografare in commosso silenzio davanti alla tomba del Milite ignoto. È un dovere generoso rendere omaggio ai caduti in battaglia. Ma la nostra Costituzione è fondata sul lavoro. Non sulla guerra. Eppure a queste migliaia di migranti ignoti morti alla ricerca di un lavoro, o agli schiavi uccisi perché un lavoro l&#8217;avevano trovato, la Patria non ha ancora dedicato un solo altare. Il cimitero di Lampedusa è pieno di tombe anonime. Un numero al posto del nome e della foto sulla lapide. Basterebbe sceglierne qualcuno. E portarne i resti a Roma, Bruxelles, Strasburgo, Parigi, Madrid, Berlino, Londra, Vienna, Berna. Le mete simboliche dell&#8217;altra faccia dell&#8217;Europa. Giusto per non dimenticare mai.</em></p>
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		<title>Le vie dei Mercati</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 06:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Aa.Vv., Le vie dei Mercati, Edizioni La Bottega del Caffè Letterario 2009, € 30.00 
Introduzione al capitolo America Latina e capitolo Bolivia a cura di Anna Maspero &#8211; Per approfondire: Mercati, attrazione fatale 
Pubblicato su il reporter
Un libro fotografico, ma soprattutto un libro da leggere, capace di aprire le porte di tanti diversi mondi visti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2986" title="Le-vie-dei-mercati" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Le-vie-dei-mercati-150x104.jpg" alt="Le-vie-dei-mercati" width="150" height="104" />Aa.Vv., Le vie dei Mercati, Edizioni La Bottega del Caffè Letterario 2009,</strong><strong> </strong><strong>€ 30.00 </strong></p>
<p><em>Introduzione al capitolo America Latina e capitolo Bolivia a cura di Anna Maspero &#8211; Per approfondire: <a title="Mercati" href="http://acomeavventura.com/mercati-attrazione-fatale/" target="_blank">Mercati, attrazione fatale </a></em></p>
<p><em>Pubblicato su <a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/libri/le-vie-dei-mercati" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>Un libro fotografico, ma soprattutto un libro da leggere, capace di aprire le porte di tanti diversi mondi visti attraverso il momento del mercato, forse la porta più semplice e diretta per “entrare” dentro un paese…</p>
<p><span id="more-2985"></span></p>
<p>Perché un libro sui mercati, anzi, Le vie dei Mercati? Perché scriverlo, perché acquistarlo, perché leggerlo, chi ne è l’autore? Ebbene, già rispondendo a quest’ultima domanda non ci si può non stupire. Cinquanta autori e fotografi testimoni di diversi angoli di mondo, attingono al loro patrimonio di esperienze di viaggio per realizzare insieme un affresco corale che, proprio per la pluralità non solo dei luoghi e dei soggetti fotografati, ma anche di chi racconta, si presenta come iniziativa totalmente inedita e degna di attenzione. Ma perché leggerlo? “Le vie dei Mercati” appare come un libro fotografico, con una stampa di alta qualità, da sfogliare piacevolmente per le sue immagini stupende. D’altra parte quale luogo migliore del microcosmo dei mercati per scattare fotografie? E’ così facile che bisogna fare attenzione a non cadere nel banale e nello scontato. Un errore che questo volume non commette. Ben presto il lettore si accorge di essere accompagnato in un percorso affascinante supportato da testi accurati che svelano tanti diversi mondi visti attraverso questo momento topico, così come è vissuto nei dodici paesi proposti, dall’Africa all’Asia, alle Americhe, nei suq, nei bazar, nelle piazze coloniali, nei villaggi e lungo le antiche carovaniere. Si intuisce così come il mercato, centro di vita sociale ed economica, luogo d’incontro, di scambio di idee e notizie, sia stato qui scelto quasi come il pretesto più semplice e diretto per entrare in questi paesi, percepirne la vitalità, osservarne tradizioni, somiglianze e diversità. E’ un libro che, come recita l’introduzione, vuole essere ed è “un contributo alla conoscenza per apprezzare, in pari dignità, gruppi razziali di antiche sapienze spesso dimenticate o, a torto, considerate inferiori, ma che possono altresì arricchire e contribuire a una migliore e pacifica convivenza”. Cinquanta autori, che hanno prestato la loro opera a titolo gratuito, e un attento lavoro di scelta e coordinamento dell’edizione nell’arco di quattro anni, fanno di questo un libro speciale e diverso dalle tante pubblicazioni che in periodo di festività natalizie invadono gli scaffali delle librerie, catturando lo sguardo con immagini dai colori vivaci e un folklore di maniera per essere presto abbandonate alla polvere sul tavolino del salotto. Il volume, appena pubblicato da “La Bottega del Caffè Letterario”, non si vende in libreria in quanto non ha scopo di lucro, ma è distribuito durante le presentazioni degli <a title="Angoli" href="http://www.angolodellavventuraroma.com/regioni.htm" target="_blank">Angoli dell’Avventura </a>in diverse città: o attraverso eventi organizzati dalla <a title="Bambini nel Deserto" href="http://www.bambinineldeserto.org/libreria.php" target="_blank">Ong Bambini nel deserto</a>, poiché il ricavato, detratti i puri costi di pubblicazione, è devoluto a progetti di solidarietà nei paesi del Sahel Africano. Un motivo in più per acquistarlo. Per informazioni e per richiedere copie: <a href="mailto:gianna.onfiani@libero.it">gianna.onfiani@libero.it</a>.</p>
<p>A.M.</p>
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		<title>Yes, we can</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 21:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[N come News]]></category>
		<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[S come Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<category><![CDATA[Nobel Pace]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
Venerdì 9 ottobre 2009
Barack Obama  Nobel per la Pace 2009
La sua risposta: &#8221;Non sono sicuro di meritare il premio Nobel per la pace che ho appena ricevuto, sono sorpreso da questo conferimento e lo accetto con profonda umiltà&#8230; Accetto questo premio soprattutto come invito ad agire&#8221;. La nostra risposta è &#8220;HOPE&#8221;. Buon lavoro Presidente.
 
Articolo pubblicato Martedì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/11/Hope.jpg"></a></p>
<p><strong> <img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2885" title="Hope" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/11/Hope-150x104.jpg" alt="Hope" width="150" height="104" /></strong></p>
<p><strong><strong>Venerdì 9 ottobre 2009</strong></strong></p>
<p><strong>Barack Obama  Nobel per la Pace 2009</strong></p>
<p>La sua risposta: &#8221;Non sono sicuro di meritare il premio Nobel per la pace che ho appena ricevuto, sono sorpreso da questo conferimento e lo accetto con profonda umiltà&#8230; Accetto questo premio soprattutto come invito ad agire&#8221;. La nostra risposta è &#8220;HOPE&#8221;. Buon lavoro Presidente.</p>
<p><span id="more-1025"></span><em> </em></p>
<p>Articolo pubblicato Martedì 4 novembre 2008</p>
<p>Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/11/obama.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1026" title="obama" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/11/obama-430x101.jpg" alt="" width="430" height="101" /></a></p>
<p>«<em>In quanto figlio di un nero e di una bianca, nato nel crogiuolo razziale delle Hawaii, con una sorella per metà indonesiana ma in genere scambiata per messicana o portoricana, e un cognato e una nipote di origini cinesi, con alcuni consanguinei che assomigliano a Margaret Thatcher e altri così neri da poter passare per Eddie Murphy, tanto che i raduni familiari assumono l&#8217;aspetto di una riunione dell&#8217; Assemblea generale delle Nazioni Unite, non mi è mai stato possibile limitare la mia lealtà su base razziale o misurare il mio valore su base tribale</em>». Così si è presentato Barack Hussein Obama Jr. (da Repubblica 30-10-08).</p>
<p><!--more--></p>
<p>In realtà Obama non è il primo afroamericano ad avere posizioni di potere negli USA. Prima di lui ci sono stati  due Segretari di Stato, Powell e Rice, di cui uno anche donna. E&#8217; vero anche che il suo essere meticcio è legato soprattutto alle sue origini miste e non alla sua cultura, profondamente americana. Eppure, in un momento di recrudescenza dei conflitti razziali e affermazioni  di dubbie identità su base etnica, la sua elezione non può non regalare a milioni di persone la speranza che con lui l&#8217;America torni a sognare un mondo dove ci sia rispetto, accoglienza, solidarietà, giustizia e libertà. Perché siamo tutti meticci.</p>
<p>A.M.</p>
<p>Ed ecco la lista di 10 promesse fatte in campagna elettorale da Obama che riguardano il mondo intero.  Speriamo che davvero oggi si possa girare pagina e mettersi alle spalle l&#8217;era Bush.</p>
<ul>
<li>Ridurre le emissioni di anidride carbonica degli Usa dell&#8217;80% entro il 2050 e svolgere un ruolo forte e positivo nel negoziare un trattato vincolante per rimpiazzare il Protocollo di Kyoto in scadenza</li>
<li>Ritirare le truppe dall&#8217;Iraq entro 16 mesi, senza mantenere basi permanenti nel paese</li>
<li>Stabilire l&#8217;obiettivo chiaro di eliminare le armi nucleari dal pianeta</li>
<li>Chiudere il centro detentivo di Guantanamo Bay</li>
<li>Raddoppiare gli aiuti Usa per dimezzare la povertà estrema entro il 2015 ed accelerare la lotta a Aids/Hiv, tubercolosi e malaria</li>
<li>Aprire relazioni diplomatiche con paesi come Iran e Siria, per perseguire la pacifica risoluzione delle tensioni</li>
<li>De-politicizzare i servizi segreti in modo che non si ripetano mai più manipolazioni come quelle che hanno spinto gli Usa in Iraq</li>
<li>Lanciare uno sforzo diplomatico all&#8217;altezza di fermare le stragi in Darfur</li>
<li>Accettare di negoziare solo nuovi accordi commerciali che contengano protezioni ambientali e del lavoro</li>
<li>Investire 150 miliardi di dollari in 10 anni per supportare le energie rinnovabili e raggiungere un milione di auto elettriche in strada entro il 2015</li>
</ul>
<p>(Fonte: <a title="message in a bottle" href="http://www.avaaz.org/it/million_messages_to_obama/?cl=143293922&amp;v=2378" target="_blank">avaaz.org</a> <span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">: puoi firmare e inviare un messaggio al Presidente)</span></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fyes-we-can%2F&amp;linkname=Yes%2C%20we%20can" target="_blank"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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