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	<title>AcomeAvventura &#187; R come Reportages</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Sapore di sale</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 06:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[R come Reportages]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
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		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter &#8211; Parole Nomadi &#8211; Sale
Per noi il sale è un prodotto indispensabile, ma comune e di fascia bassa. Inevitabile lo stupore nel vedere come in alcuni angoli sperduti di mondo il commercio del sale sia ancora alla base di intere economie.
Come nella mitica Timbuctu, dove un tempo il sale si scambiava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/02/Dancalia-Carovana.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4605" title="Dancalia-Carovana" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/02/Dancalia-Carovana-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su <em>il rep</em>o<em>rter</em> &#8211; Parole Nomadi &#8211; <a title="Sale" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/s-come-sale" target="_blank">Sale</a></p>
<p>Per noi il sale è un prodotto indispensabile, ma comune e di fascia bassa. Inevitabile lo stupore nel vedere come in alcuni angoli sperduti di mondo il commercio del sale sia ancora alla base di intere economie.<br />
Come nella mitica Timbuctu, dove un tempo il sale si scambiava alla pari con la polvere d’oro e dove ancora oggi arrivano le carovane dei nomadi Berabich con i loro dromedari carichi di sale estratto nelle lontanissime cave di Taudenni.</p>
<p><span id="more-4604"></span>Oppure in Etiopia dove carovane ancora più numerose si arrampicano verso gli oltre duemila metri dell’altopiano, dopo essersi rifornite di sale nella depressione dancala: lì, a Dallol, sotto un sole opprimente, i cavatori estraggono il sale a mano con il solo aiuto di bastoni e zappe e poi lo ritagliano in lastre con rozze asce.<br />
Dall’altra parte del mondo, non più sotto il livello del mare, ma quasi 4.000 metri sopra, i salineros boliviani da secoli spaccano a colpi di piccone e raschiano la piatta e candida superficie del salar de Uyuni per ricavarne la “flor de sal”. Oggi ci sono i camion a raccoglierlo per distribuirlo ai mercati di tutto il paese, ma fino a non molti anni fa anche qui erano le carovane di asini e lama che scendevano dall’altopiano per barattarlo con i prodotti del tropico.<br />
Sono economie tradizionali e forme di commercio arcaiche destinate a scomparire nel giro di pochi anni. E non solo per l’arrivo di nuove tecnologie e mezzi di trasporto.<br />
Sotto la crosta della Piana del sale della Dancalia si nascondono ricchissimi giacimenti di potassio, un fertilizzante chimico prezioso soprattutto oggi che la popolazione mondiale aumenta e i terreni coltivabili diminuiscono. Così i tecnici cinesi sono al lavoro per asfaltare le antiche piste dei nomadi afar e gli ingegneri canadesi trivellano la crosta di sale per raggiungere i depositi di potassio.<br />
In Bolivia nell’acqua salmastra sotto il salar è invece imprigionata la più grande riserva mondiale di litio, l’oro del XXI secolo, un altro minerale strategico, componente essenziale per alimentare le batterie ecologiche delle auto elettriche.<br />
Questi deserti di sale persi nelle zone più povere e isolate del pianeta sembravano non avere alcun appeal per le multinazionali straniere, ma sono ora corteggiati da tutte le potenze industriali. Se i cinesi e i canadesi sono al lavoro in Dancalia, la Bolivia, che per secoli è stata depredata delle sue risorse d’argento e di stagno, vuole ora sostenere coi propri mezzi il processo di industrializzazione del litio. Ma per questo serve acqua, molta acqua sull’arido altopiano. E inevitabilmente, come già avviene per le miniere, i componenti chimici usati per l’estrazione e la lavorazione avveleneranno la terra… anche l’energia “pulita” ha un costo ambientale.<br />
<a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/02/Dancalia-cavatori-di-sale-3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4606" title="Dancalia-cavatori-di-sale-3" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/02/Dancalia-cavatori-di-sale-3-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>In queste distese di sale sterili e preziose si scontrano speranze di governi, timori di associazioni ecologiste e appetiti di multinazionali. Nel mezzo la popolazione e l&#8217;ambiente. La speranza è che questa gente povera, abituata a coesistere da sempre in un equilibrio duro e precario con una natura avara, possa godere in futuro di condizioni di vita migliori. La certezza è che queste terre assolute ed estreme, straordinarie e affascinanti, questi paesaggi magici di fuoco e vulcani, di sole e di sale, di lagune e di geyser, sono destinati a cambiare e probabilmente a soccombere al nostro “progresso”.</p>
<p>18 febbraio, giornata dedicata al risparmio d’energia: questa volta nessun consiglio di lettura. Semplicemente spegniamo la luce…</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fsapore-di-sale%2F&amp;title=Sapore%20di%20sale"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Agonia delle popolazioni tribali nel cuore dell&#8217;India</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 21:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[N come News e Newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[R come Reportages]]></category>
		<category><![CDATA[Arundhati Roy]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Maoisti]]></category>
		<category><![CDATA[Tribali]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettera di un amico indiano a commento dell&#8217;articolo di Arundhati Roy su Internazionale 851/2010 
Per chi volesse leggere l&#8217;articolo è disponibile la versione in inglese di Outlook India
Dear Anna,
l’articolo di Arundhati Roy è scritto bene, l’ho letto e riletto e conservato. Questo argomento come sai mi sta profondamente a cuore. Ho trascorso trent’anni fra i tribali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a title="Internazionale" href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/06/019-Tribali-Srikant.pdf" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4067" title="Orissa-tribali" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/06/Orissa-tribali-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" />Lettera</a> di un amico indiano a commento dell&#8217;articolo <strong>di Arundhati Roy</strong> su Internazionale 851/2010 </strong></p>
<p>Per chi volesse leggere l&#8217;articolo è disponibile la versione in inglese di <a title="Outlook" href="http://www.outlookindia.com/article.aspx?264738-0" target="_blank">Outlook India</a></p>
<p>Dear Anna,<br />
l’articolo di Arundhati Roy è scritto bene, l’ho letto e riletto e conservato. Questo argomento come sai mi sta profondamente a cuore. Ho trascorso trent’anni fra i tribali e ho una casa di fango fra i parajas, non lontano da dove lei è stata. Amo i tribali, conosco la loro realtà e da loro ho appreso i valori della vita.<br />
Il testo è di Arundhati è buono, fino ad un certo punto anche vero rispetto ai problemi affrontati dai tribali dopo l’indipendenza: il complesso di superiorità intellettuale dei burocrati hindu e il disinteresse della macchina governativa. Lei ha però cercato di romanticizzare i maoisti senza scavare fino in fondo. L’agonia dei tribali e la loro miseria sono sfruttate dai leader maoisti hindu, spingendoli a prendere le armi e a uccidere.</p>
<p><span id="more-4066"></span></p>
<p>Sono messi al muro, schiacciati fra gli interessi delle industrie che vogliono trasferirli dalle loro terre ancestrali e quelli dei quadri maoisti armati fino ai denti. Ragazzi minorenni, maschi e femmine, sono costretti a prendere le armi e a perdere la loro preziosa fanciullezza. Come può giustificare i rischi dei combattimenti contro i militari? Non difendo la macchina governativa, ma voglio assolutamente chiarire quanto sia pericoloso dipingere i maoisti con toni romantici. Lei li descrive come gandhiani con i fucili, ma non credo che Gandhi ne sia contento nel mondo dei morti, avendo sempre lottato contro ogni genere di violenza.<br />
Arundhati ha visitato per una sola volta nella sua vita un’area tribale, ma ne ha tratto conclusioni definitive e le ha diffuse come il verbo di un messia che può avere accesso al mondo occidentale in quanto famosa. E’ diventata una pedina nel gioco di scacchi della propaganda comunista senza davvero rendersi conto di quanto male e quanto dolore alla fine dovranno subire i tribali.<br />
deep regards<br />
Srikant</p>
<p>E&#8217; questa la mail tradotta in italiano di <a title="Srikant da A come Avventura" href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/06/019-A-come-Avventura-Srikant.pdf" target="_blank">Srikant</a>, un caro e fraterno amico, antropologo indiano e profondo conoscitore delle aree tribali, con cui ho avuto la grande fortuna di fare diversi viaggi in India.<br />
Avevo letto l&#8217;inserto pubblicato sul numero del 18 giugno di Internazionale sulle popolazioni tribali dell&#8217;India Orientale, un lungo articolo a firma di Arundhati Roy, scrittrice indiana che conosco e i cui libri ho amato. Lo stesso reportage è stato pubblicato sul settimanale indiano Outlook e ha sollevato molte critiche in patria. L&#8217;articolo, ben scritto, mi ha però lasciato non convinta. Mi è sembrato di fare un salto indietro di qualche decennio, quando romanticamente abbiamo abbracciato cause che hanno portato distruzione e morte (sto pensando ad esempio alla rivoluzione culturale cinese e a quanto successo in Tibet e non solo). Così gli ho chiesto un suo parere. Credo che le sue parole meritino una profonda riflessione.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fagonia-delle-popolazioni-tribali-nel-cuore-dellindia%2F&amp;title=Agonia%20delle%20popolazioni%20tribali%20nel%20cuore%20dell%26%238217%3BIndia"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Il fascino nascosto della Mongolia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 21:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[R come Reportages]]></category>
		<category><![CDATA[Cammello Battriano]]></category>
		<category><![CDATA[Gher]]></category>
		<category><![CDATA[Mongolia]]></category>
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		<category><![CDATA[Takhi]]></category>
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		<description><![CDATA[
Pubblicato su il reporter
Per vedere il video clicca qui
Partire / Sperando / Di non arrivare mai. / E’ questo il viaggio / Infinito.
Anonimo mongolo
 
Guardo scorrere sul monitor del computer le foto scattate in Mongolia: colori puri e paesaggi sconfinati, difficili da racchiudere dentro la cornice di uno schermo. Così come mi trovo a corto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-Cavalli-Cocco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2875" title="Mongolia disegno di Giovanni Cocco" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-Cavalli-Cocco.jpg" alt="Mongolia disegno di Giovanni Cocco" width="430" height="300" /></a></em></p>
<p>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/reportage/il-fascino-nascosto-della-mongolia-1" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>Per vedere il video clicca <a title="Viaggio in Mongolia" href="http://www.youtube.com/watch?v=KDwqzKnoch4&amp;fmt=22 per il video" target="_blank">qui</a></p>
<p><em>Partire / Sperando / Di non arrivare mai. / E’ questo il viaggio / Infinito.</em><br />
Anonimo mongolo</p>
<p> </p>
<p>Guardo scorrere sul monitor del computer le foto scattate in Mongolia: colori puri e paesaggi sconfinati, difficili da racchiudere dentro la cornice di uno schermo. Così come mi trovo a corto di parole nel raccontare il paese. Forse perché a un primo sguardo la Mongolia sembra offrire poco da fare e poco da vedere.</p>
<p><span id="more-2874"></span></p>
<p>Una sensazione di disorientamento che provano un po’ tutti, anche i viaggiatori più sensibili, comunque abituati a programmi con tappe definite e siti da visitare. L’impressione è quella di andare senza una meta, scegliendo a caso una delle innumerevoli piste che si incrociano e si perdono all’infinito.</p>
<p>Cosa offre allora di così speciale la Mongolia per giustificare la fatica di un viaggio in questo paese immenso, con lunghi tempi di <a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-cavalli.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2876" title="Mongolia-cavalli" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-cavalli-150x104.jpg" alt="Mongolia-cavalli" width="150" height="104" /></a>percorrenza e un clima estremo che solo durante la breve estate concede temperature sopportabili? Le immagini che scorrono sullo schermo del computer risvegliano nella mia mente il ricordo di stupendi paesaggi lunari, di vallate che sembrano idilliaci scorci di paradiso e di cordoni di dune che si rincorrono all’orizzonte. Certo, qui il deserto non ha le dimensioni cui sono abituati molti di noi, anestetizzati dai ricordi di tanti altrove. Straordinario è però il gioco di contrasti fra la sabbia bianchissima, le montagne scure sullo sfondo e alla base un prato verde alimentato da un’improbabile sorgente, con mucche e cammelli al pascolo. Sembra un fotomontaggio che mescola un angolo di Sahara a un alpeggio svizzero.</p>
<p>La Mongolia, lasciata Ulaan Baatar dove si concentra oltre un terzo della popolazione, è per larga parte un grande spazio vuoto coperto dal mare d’erba della steppa o da infinite spianate di sassi. L’occhio non sa dove appoggiarsi, intorno solo terra e cielo e un orizzonte circolare così ampio che sembra di percepire la rotondità del globo. Il tutto avvolto da un profondo silenzio interrotto solo dal rumore del vento. Non ci sono barriere né recinti. Nessuna segnalazione, rare le strade e pochissime quelle asfaltate. La terra appartiene a tutti e nelle <em>gher</em>, le tipiche tende circolari dei nomadi, si entra senza bussare. Cosa ci può essere di più alieno di un siffatto paese per noi che passiamo le nostre giornate in ambienti artificiali e rumorosi, circondati dal superfluo, chiusi dentro case, uffici e automobili? Noi che viviamo in un continuum di città e paesi cementificati e attraversati da nastri d’asfalto? La Mongolia è una nazione immensa e vuota di gente. Pur essendo grande cinque volte l’Italia, il numero degli abitanti è venti volte inferiore e la densità è la più bassa al mondo. Non male per chi è alla ricerca di un altrove!</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-Cavalli2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2880" title="Mongolia-Cavalli2" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/10/Mongolia-Cavalli2-150x104.jpg" alt="Mongolia-Cavalli2" width="150" height="104" /></a>Se gli abitanti sono pochi, la fauna è invece abbondante, con un rapporto numerico di uno a venticinque, solo riferendosi agli animali d’allevamento. Una fauna che ci è abbastanza familiare, visto che condividiamo con la Mongolia il parallelo 45 dello stesso emisfero. A parte alcuni incontri con specie selvatiche, dai takhi, i progenitori del cavallo, ai branchi di gazzelle, si vedono soprattutto greggi di pecore, capre e cavalli ma anche yak e cammelli battriani, quelli “veri”, con due gobbe. Ne deriva che l’elemento forse più diffuso, mi si passi l’ineleganza, sia lo sterco. In mongolo esiste un nome proprio per definirne ogni varietà, da quella umana a quella dei diversi animali, forse perché ha un diverso potere di combustione e quindi, visto che spesso è il solo combustibile disponibile, c’è una prima e una seconda scelta…</p>
<p>Dove ci sono gli animali non lontano appaiono sempre una o due <em>gher</em> perse nel mezzo del nulla. Ci vivono nuclei familiari autosufficienti, ma non isolati come un tempo. Sempre più spesso all’esterno, accanto al cavallo, è parcheggiata una moto. E poco discosto un pannello solare dà energia alla grande parabolica che porta anche in questo sperduto angolo di mondo immagini di una realtà lontana e aliena. Per quanto tempo questi nomadi dai volti aperti e sorridenti, con un cappello da cowboy, stivaloni di cuoio e la tunica tradizionale stretta in vita da una fascia di seta, sapranno resistere alla seduzione della città e dei suoi beni di consumo? Il dialogo con loro è difficile e necessariamente filtrato da un’interprete, ma i sorrisi sono sinceri e l’ospitalità spontanea e sobria, come ormai sopravvive solo fra popolazioni nomadi e isolate.</p>
<p>Lungo le piste si incontra ogni tanto un <em>ovoo</em>, un mucchio di pietre con legata qualche sciarpa di seta blu, a indicare un luogo sacro dove sostare e ringraziare il padre cielo e la madre terra, divinità che forse ancor più del lamaismo incarnano la spiritualità tradizionale. Poche le altre testimonianze del passato, perché la Mongolia è da sempre terra di nomadi e si sa che i nomadi camminano leggeri senza lasciare tracce. La loro storia è fatta soprattutto di leggende e tradizioni. Purtroppo proprio le tradizioni più profonde, dalla religione all’alfabeto fino agli stessi patronimici e discendenze, sono state cancellate dai lunghi anni di comunismo filosovietico. Impossibile, come scrive Ilaria Maria Sala nel suo “Il dio dell’Asia”, ricuperare un’identità irrimediabilmente perduta, proiettarsi indietro di settant&#8217;anni, quando il paese era una specie di monarchia teocratica, per vedere che cosa esumare e che cosa invece abbandonare per sempre. Per riannodare i fili spezzati non basta “riabilitare”, dopo l’ostracismo sovietico, Chinggis Khan, mettendo la sua effige ovunque, dalle bottiglie di birra alle banconote.</p>
<p>Più che lo svolgersi della storia, viaggiando in Mongolia si percepisce il ripetersi del tempo, l’alternarsi del giorno con la notte, l’avvicendarsi dell’estate con l’inverno, l’arrivo della stagione degli accoppiamenti, poi della tosatura e delle nascite. E’ il ritmo della vita, quello che noi, nel giro di poche generazioni, abbiamo dimenticato. La Mongolia, come il deserto o il mare, può apparire monotona al viaggiatore distratto, al turista sempre ansioso di novità e di facili stupori, ma sa regalare momenti di grande bellezza e, forse soprattutto, la libertà degli spazi immensi. Un paese dove è davvero andando che si fa la strada. Un paese spiazzante, ma capace di sedurre.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fil-fascino-nascosto-della-mongolia%2F&amp;title=Il%20fascino%20nascosto%20della%20Mongolia"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Bolivia , Magia delle terre alte</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 06:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[B come Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[R come Reportages]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Guida Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Laguna Colorada]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter 
Guarda il video Bolivia Terra Magica
La Bolivia è un paese dalla geografia difficile, senza uno sbocco sul mare e chiusa fra le cordigliere andine e la vegetazione esuberante dell’Amazzonia, ma sa ricompensare il visitatore con un’intensa esperienza di viaggio in un contesto naturale e umano rimasto ancora integro.

Nonostante sia un paese tropicale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2716" href="http://acomeavventura.com/bolivia-magia-delle-terre-alte/bolivia-laguna-colorada/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2716" title="Bolivia-Laguna-Colorada" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/09/Bolivia-Laguna-Colorada-150x104.jpg" alt="Bolivia-Laguna-Colorada" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/reportage/bolivia-magia-delle-terre-alte-1" target="_blank">il reporter </a></em></p>
<p>Guarda il video <a title="Terra magica" href="http://acomeavventura.com/video/" target="_blank">Bolivia Terra Magica</a></p>
<p>La Bolivia è un paese dalla geografia difficile, senza uno sbocco sul mare e chiusa fra le cordigliere andine e la vegetazione esuberante dell’Amazzonia, ma sa ricompensare il visitatore con un’intensa esperienza di viaggio in un contesto naturale e umano rimasto ancora integro.</p>
<p><span id="more-2715"></span></p>
<p>Nonostante sia un paese tropicale, con i due terzi del territorio occupati da un bassopiano coperto da foresta e pampa, è la regione andina la zona più conosciuta e visitata. D’altra parte non è facile sottrarsi all’incanto degli straordinari paesaggi delle “terre alte”. L’itinerario più spettacolare si snoda nell’estremo angolo meridionale del paese e dura circa una settimana. Si parte da Tupiza, a 2950 metri d’altitudine, circondata da aspre e selvagge quebradas, straordinarie formazioni rocciose e foreste di pietra dagli incredibili cromatismi. Intorno piante di cactus creano una perfetta scenografia da film western. E’ bello esplorarne i dintorni con calma, a piedi, in bicicletta o a cavallo, o per i più pigri, in fuoristrada. Lasciata Tupiza la pista continua a un&#8217;altitudine media di 4000 metri con passi che superano i 5000, lungo la via del sale, un tempo percorsa da carovane di lama con i loro carichi. Qui la vita non è molto cambiata nel corso dei secoli. Ai tempi della dominazione spagnola questi luoghi erano ricchi di miniere, mentre oggi la scarsa popolazione ha un&#8217;economia di sussistenza basata sull&#8217;allevamento dei lama. Poche ed essenziali le strutture turistiche. Ma è qui che l’altopiano boliviano nasconde i suoi gioielli più preziosi: il surreale e abbacinante Salar de Uyuni e le centinaia di lagune salmastre dalle tinte diverse, le cui tonalità variano nell’arco della giornata, passando dal rosso mattone al ruggine, dal blu cobalto al celeste e al turchese. L&#8217;aria è trasparente, il silenzio assoluto, la notte illuminata da milioni di stelle. Il paesaggio è quello della puna, la steppa delle altitudini intorno ai 4000 metri, con temperature notturne che possono scendere a -30° e venti violentissimi che soffiano ad intervalli regolari per gli sbalzi di termici fra giorno e notte. In questo deserto di rocce crescono radi cactus e la llareta, un arbusto che assomiglia ad un lichene e che costituisce il solo combustibile reperibile. Dove scorre l&#8217;acqua di scioglimento dei nevai o vicino alle lagune crescono ciuffi gialli di paja brava, sufficienti per la sopravvivenza di branchi di lama, alpaca e delle timide vigogne, un camelide selvatico protetto perché a rischio d’estinzione. Entriamo nella Reserva Nacional de Fauna Andina Eduardo Avaroa (REA) e finalmente appare, ai piedi del perfetto cono tronco del Volcán Licáncabur, la Laguna Verde, famosa per le sue metamorfosi di colore. E’ possibile pernottare nello spartano rifugio a 4400 metri d’altitudine, oppure proseguire verso nord fino a raggiungere la Laguna Colorada. Attraversiamo un’ampia vallata sabbiosa punteggiata da rocce lavorate dal vento e dal gelo che danno al paesaggio un aspetto surreale, tanto da essere note come Rocas de Salvador Dalí. Una sosta alle pozze termali di Aguas Calientes, dove ci si può immergere nell’acqua piacevolmente calda, e in mezzora siamo a Sol de Mañana, a quasi 5000 metri, fra fumarole, soffioni, geyser e pozze di fango ribollenti: un paesaggio primigenio e infernale, che diviene ancor più spettacolare all’alba, quando la bassa temperatura rende l’emissione dei fumi più potente. Un’altra ora di pista e appare la Laguna Colorada. E’ un luogo di bellezza assoluta. Centinaia di aristocratici fenicotteri dal collo sinuoso e dalle zampe lunghe e sottili, stazionano nelle acque poco profonde alimentandosi di alghe e minuscoli molluschi che filtrano con i loro grandi becchi. </p>
<p><a rel="attachment wp-att-2717" href="http://acomeavventura.com/bolivia-magia-delle-terre-alte/bolivia-salar/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2717" title="Bolivia-salar" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/09/Bolivia-salar-150x104.jpg" alt="Bolivia-salar" width="150" height="104" /></a>Dalla Laguna Colorada nel sud della Bolivia la pista continua attraverso il deserto rosso della Pampa de Siloli, dove il vento ha modellato le rocce in forme bizzarre che richiamano più i paesaggi del Tassili che quelli sudamericani. Lungo la pista si susseguono altre lagune dai diversi colori e non è raro incontrare la viscaccia, qualche timido ñandú e la volpe andina a caccia dei piccoli di fenicottero. Intorno, l’immenso e nitido orizzonte dell’altopiano chiuso da una corona di montagne dalle diverse sfumature di colore per i minerali affioranti. A Chiguana una sosta per il controllo passaporti in un fortino dove un piccolo contingente militare sta a guardia del nulla in un’atmosfera che ricorda il Deserto dei Tartari di Buzzati. Siamo ormai vicini al bordo meridionale del salar, meglio fermarsi per la notte, magari in un hotel de sal, dove tutto, ma proprio tutto, è costruito con blocchi di sale compresi tavoli, sedie e letti. Al mattino partenza prestissimo per vedere il sorgere del sole nell’abbagliante e sterminata distesa lunare del Salar de Uyuni, 12.000 chilometri quadrati di sale, originariamente chiamato Salar de Tunupa, nome di una divinità aymara e del vulcano che gli fa da sentinella. Quando piove la superficie di un bianco abbacinante si allaga, creando incredibili effetti ottici, riflettendo come in uno specchio il paesaggio circostante. Tutto raddoppia creando geometrie surreali, così che si prova la sensazione di volare fra le nubi sospesi nell&#8217;aria. In lontananza appare come un miraggio l’Isla Inkahuasi, una delle trentadue “isole” disabitate del salar. Sembra galleggiare nel cielo per il gioco di riflessi, poi si rivela essere una formazione rocciosa ricoperta di cactus. Dal punto più alto si gode un panorama stupendo sulla superficie piatta del salar che contrasta singolarmente con la verticalità dei cactus. L’isola è inserita in tutti i circuiti turistici in partenza da Uyuni, ma se vi arriverete all&#8217;alba o vi tratterrete fino al tramonto potrete ancora godervi in solitudine questo paesaggio unico al mondo. rmai il viaggio volge alla fine. Al margine settentrionale del salar raggiungiamo il villaggio di Coquesa ai piedi del Volcán Tunupa, dal cui mirador si gode una vista ineguagliabile soprattutto al tramonto. Poco distante è Uyuni, una città vagamente surreale, dalla strana atmosfera da day after, spazzata da venti gelidi e illuminata da un sole senza calore, ma dove si ritrovano le comodità della città: internet cafè, banche, alberghi e ristoranti e un ufficio del turismo. Nel salar ancora oggi si estrae il sale con mezzi primitivi, pale e picconi, per tagliarlo in blocchi regolari o raccoglierne lo strato superficiale in mucchi conici, poi lavorati e raffinati. Ma sotto questa crosta bianca è nascosta anche la più grande riserva mondiale del prezioso litio, un metallo utilizzato per la produzione di batterie e possibile alternativa al petrolio per la moderna industria automobilistica. La sua estrazione è solo agli inizi. Noi non possiamo che augurarci che lo sfruttamento delle risorse naturali e il turismo non abbiano un impatto devastante su questo fragile ecosistema, ma possano invece diventare una risorsa importante per quest’area desolata e bellissima.</p>
<p>A.M.</p>
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		<title>il reporter è premiato dalla Lonely Planet come miglior blog di viaggio italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 08:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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<p>Questa mattina sono corsa al PC e c&#8217;era la lettera di Andrea e Federico con l&#8217;annuncio atteso: <em><a title="il Reporter" href="http://www.ilreporter.com/" target="_blank">il reporter</a></em>, con cui ho l&#8217;orgoglio e il piacere di collaborare,  ha vinto il premio della Lonely Planet come miglior Travel Blog italiano! La notizia non era inaspettata, visto che già gli internauti con il loro voto l&#8217;avevano decretato vincitore  a grande maggioranza,  ma con ansia attendevamo il verdetto finale della giuria della Lonely Planet che ha confermato quello dei lettori! Grazie allora a tutti gli amici che leggono il reporter e che gli hanno dato il loro voto. Per noi questo traguardo è lo stimolo a fare ancora meglio. Davvero buon viaggio insieme a il reporter! Keep on blogging!</p>
<p>A.M.</p>
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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1496" title="andrea-lessona-foto" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/03/andrea-lessona-foto-150x108.jpg" alt="andrea-lessona-foto" width="150" height="108" /><a href="http://www.ilreporter.com/editoriale/2009/03/27/il-reporter-vince-il-travel-blogger-awards">Il Reporter</a> :  per leggere l&#8217;editoriale del Direttore de <em>il reporter</em> Andrea Lessona</p>
<p><a href="http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=682094">Wall Street Italia</a> : approfondimento sul concorso</p>
<p><a href="http://lplabs.com/2009/03/27/the-2009-lonely-planet-travel-blog-awards-winners">Lonely Planet</a> : per vedere l&#8217;elenco completo dei vincitori e i video di ringraziamento.</p>
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