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	<title>AcomeAvventura &#187; L come Letture</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Donne al volante</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 10:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Editrice Polaris]]></category>
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		<description><![CDATA[Donne Al Volante &#8211; Transafrica, di Mariella Carimini e Silvia Gottardi, Casa Editrice Polaris - 2012 -ISBN 978-88-6059-082-4
Pubblicato su il reporter 

“Le due cose importanti che ho imparato sono che ognuno ha la forza che ammette a se stesso di avere e che la parte più difficile è fare il primo passo, prendere la prima decisione&#8230; Avevo scoperto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Cop_DonneAlVolantecop.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5411" title="Cop_DonneAlVolantecop" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Cop_DonneAlVolantecop-102x150.jpg" alt="" width="102" height="150" /></a>Donne Al Volante &#8211; Transafrica, di Mariella Carimini e Silvia Gottardi, Casa Editrice Polaris - 2012 -ISBN 978-88-6059-082-4</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="Donne al volante" href="http://www.ilreporter.com/libri/donne-al-volante-transafrica" target="_blank">il reporter</a> </em></p>
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<p>“Le due cose importanti che ho imparato sono che ognuno ha la forza che ammette a se stesso di avere e che la parte più difficile è fare il primo passo, prendere la prima decisione&#8230; Avevo scoperto in me una capacità e una forza che non avevo immaginato possibili&#8230; Avevo capito la libertà e la sicurezza. Essere liberi significa imparare, mettersi continuamente alla prova, scommettere. E non è affatto un gioco sicuro. Avevo imparato a usare le mie paure come scalini per procedere in avanti, e non come ostacoli”. Sono parole di<em> </em>Robyn Davidson, reduce da un’attraversata in solitaria del deserto australiano. Sembrano scritte per Mariella Carimini e Silvia Gottardi, le due Thelma e Louise italiane, protagoniste del viaggio in fuoristrada dall’Italia al Sudafrica da cui è nato questo libro, un diario di viaggio ricco di consigli, box di approfondimento, schede per ogni paese attraversato e tantissime foto. Nel 2010 la prima sfida: un raid benefico lungo i 14.000 chilometri del Mongol Rally da Milano a Ulaan Baatar, poi questa Transafrica e presto il ritorno in Asia, da Milano a Tokyo, sempre coniugando avventura e solidarietà. Sì, perché ad attenderle al termine del loro viaggio in Africa c’erano le 50 mamas della Casa del Sorriso Cesvi, vittime di violenza e malate di AIDS: a loro sono andati i 24.000 euro raccolti con la missione di “donne al volante”.<span id="more-5410"></span></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Donne-al-volante.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5412" title="Donne-al-volante" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Donne-al-volante-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>Un’avventura di due mesi da Milano a Cape Town, 16.000 km a bordo di un vecchio Land Rover Discovery ridipinto di rosa e sopranominato “Gazzamobile”, che per loro diventa compagna di viaggio, casa e complice di questa straordinaria avventura. Un viaggio “sporco e ruvido, a tratti molto faticoso e scomodo”, fra deserti, savane e giungle senza supporto meccanico né navigatore, affrontato con l&#8217;incoscienza del viaggiatore e con quella sensibilità tutta femminile che non è fatta solo di meccanica e motori, ma anche di cuore, curiosità e voglia di mettersi in gioco. Mariella e Silvia sono una coppia rosa e vincente, due “donne al volante” giovani, coraggiose, toste e amiche per la pelle. Una bionda e l’altra bruna, con in comune la voglia di avventura, una volontà e un fisico temprati dallo sport professionista, ma soprattutto uno spirito curioso e libero. Due donne-donne che non si spaventano né si arrendono davanti alle difficoltà e ai tanti contrattempi, ma affrontano con allegria scippi, guasti, fatica, notti in tenda sul ciglio della strada, pasti a base di scatolette mentre si guida, giorni senza poter fare una doccia, contrattazioni su qualsiasi cosa, interminabili attese alle dogane, alzatacce alla mattina, forature e inevitabili tensioni. Sempre sicure che dietro a ogni imprevisto si nasconde anche un’opportunità, un incontro, una soluzione, sempre ottimiste e sorridenti. Il segreto? Una frase magica: “no problem!”, come dicono gli africani…</p>
<p>Seguitele Mariella e Silvia sul  loro <a title="Donne al volante" href="http://www.donnealvolante.com/" target="_blank">blog</a>!</p>
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<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fdonne-al-volante%2F&amp;title=Donne%20al%20volante"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Sana&#8217;a e la notte</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 06:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[L come Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Dak]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Illiprandi]]></category>
		<category><![CDATA[Pierpaolo Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Sana'a]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>

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		<description><![CDATA[Sana&#8217;a e la notte, di Elena Dak, Editore Alpine Studio 2012 &#8211; € 12,00 &#8211;  ISBN 9788896822340
Pubblicato su il reporter
 
La mia personale scoperta dello Yemen è di molti anni fa: era il 1982 quando atterrai a Sana’a e al mio sguardo ancora vergine si aprì un altrove favoloso. Come in un racconto delle “Mille [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Elena-Dak-Sanaa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5385" title="Elena Dak Sana'a" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Elena-Dak-Sanaa-100x150.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a>Sana&#8217;a e la notte, di Elena Dak, Editore Alpine Studio 2012 &#8211; € 12,00 &#8211;  ISBN 9788896822340</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/libri/sanaa-e-la-notte" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La mia personale scoperta dello Yemen è di molti anni fa: era il 1982 quando atterrai a Sana’a e al mio sguardo ancora vergine si aprì un altrove favoloso. Come in un racconto delle “Mille e una Notte” viaggiavo a ritroso nel tempo, fra donne velate, uomini duri e case dalle architetture impossibili. Leggendo il libro di Elena Dak rivivo le emozioni di quel primo incontro. Cammino fra le sue pagine come nei vicoli della città vecchia di Sana’a, senza seguire un itinerario, ma con il piacere di perdermi e di lasciarmi stupire. Sana’a, una città, come ha scritto Piergianni Addis, che non si sa se sia impastata di argilla o della sostanza di cui sono fatti sogni… Il libro non è un reportage e neppure un saggio, ma un diario personale, una <em>moleskine</em> impreziosita dagli acquerelli in puro stile <em>carnet de voyage</em> di Giancarlo Illiprandi e dalle foto in bianco e nero dell’autrice, che contribuiscono a immergerci in un passato senza tempo.</p>
<p><span id="more-5384"></span></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Yemen.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5386" title="Yemen - foto di Anna Maspero" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/04/Yemen-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>Lo sguardo femminile di Elena Dak, intimo e mai invadente, trasforma le immagini in parole, scavando dietro ai muri e ai veli delle donne, per restituircene l’anima e la magica bellezza. E le sue descrizioni assomigliano a delle istantanee attraverso le quali sembra essere la città stessa a raccontarsi. Una città fragile, fatta di terra, acqua e paglia ma anche ricercata e impreziosita da alabastri antichi, vetri colorati e ricami di gesso bianco. Una città imperfetta ma piena di armonia; austera ma dai tratti umani, addirittura antropomorfici; affollata e vuota; rumorosa e silenziosa; puzzolente e profumata; pulsante di vita nei suq caotici e chiusa nel silenzio dietro alle porte delle sue case torri, dove la vita si può solo intuire. Una città carica di una bellezza che non è fatta da singoli monumenti, ma dall’essere essa stessa monumento collettivo e sapiente. Impossibile non struggersi nel vederla violata dalla modernità e dalla guerra. Il primo grido di dolore è quello di Pasolini che già nel 1970, con il documentario denuncia “Le mura di Sana’a”, rivolgeva un appello all&#8217;Unesco perché ne proteggesse la bellezza e aiutasse lo Yemen a avere coscienza della sua identità e del paese prezioso che esso è. E “Tempi di guerra” si intitola l’ultimo struggente paragrafo del racconto di Elena Dak. Perché la guerra soffia su quel paese diviso e lo distrugge molto più velocemente del vento che soffia fra le sue fragili architetture di terra.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>Nell’ottobre del 1970 Pasolini girò a Sana’a alcune scene del film Il Decameron. Terminate le riprese, utilizzò la pellicola avanzata per girare 13 minuti di documentario, che intitolò &#8220;<a title="Le Mura di Sana'a" href="http://youtu.be/rYKKzP5-49I" target="_blank">Le mura di Sana’a</a>&#8220;. In quest&#8217;ultimo film, Pasolini rivolge un appello all&#8217;Unesco accolto e nel 1986 quando la città vecchia fu stata dichiarata Patrimonio dell&#8217;Umanità. Qui di seguito le sue parole, purtroppo inutili di fronte alla follia della guerra.</p>
<p><em>Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen a salvarsi dalla sua distruzione, cominciata con la distruzione delle mura di Sana’a.</em></p>
<p><em>Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen ad avere coscienza della sua identità e del paese prezioso che esso è.</em></p>
<p><em>Ci rivolgiamo all’Unesco perché contribuisca a fermare una miseranda speculazione in un paese dove nessuno la denuncia.</em></p>
<p><em>Ci rivolgiamo all’Unesco perché trovi la possibilità di dare a questa nuova nazione la coscienza di essere un bene comune dell’umanità, e di dover proteggersi per restarlo.</em></p>
<p><em>Ci rivolgiamo all’Unesco perché intervenga finché è in tempo a convincere una ancora ingenua classe dirigente che la sola ricchezza dello Yemen è la sua bellezza; che conservare tale bellezza significa oltretutto possedere una risorsa economica che non costa nulla, e che lo Yemen è in tempo a non commettere gli errori commessi dagli altri paesi.</em></p>
<p><em>Ci rivolgiamo all’Unesco in nome della vera se pur ancora inespressa volontà del popolo yemenita, in nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri, in nome della grazia dei secoli oscuri, in nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fsanaa-e-la-notte%2F&amp;title=Sana%26%238217%3Ba%20e%20la%20notte"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Viaggi e altri viaggi</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 15:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[L come Letture]]></category>
		<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Tabucchi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi e altri Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scrittore Antonio Tabucchi si è spento oggi 25 marzo nell’amata Lisbona.
“Il viaggio trova senso solo in se stesso, nell’essere viaggio… è come la nostra esistenza il cui senso principale è l’essere vissuta”, scriveva in “Viaggi e altri Viaggi” pubblicato nel 2010. E lui certo aveva vissuto, aveva letto e scritto e viaggiato e amato. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/12/Antonio-Tabucchi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5375" title="Antonio Tabucchi" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/12/Antonio-Tabucchi-108x150.jpg" alt="" width="108" height="150" /></a>Lo scrittore Antonio Tabucchi si è spento oggi 25 marzo nell’amata Lisbona.</p>
<p>“Il viaggio trova senso solo in se stesso, nell’essere viaggio… è come la nostra esistenza il cui senso principale è l’essere vissuta”, scriveva in “Viaggi e altri Viaggi” pubblicato nel 2010. E lui certo aveva vissuto, aveva letto e scritto e viaggiato e amato. Per ricordarlo ripubblico la recensione a questo suo libro con l’invito a leggerlo o a rileggerlo. A questo link un’<a title="Viaggi e altri viaggi" href="http://www.feltrinellieditore.it/giornalisti/SpecialiIntermedia?id_spec=10654&amp;utm_source=newsletter_P_480&amp;utm_medium=email&amp;utm_content=1">intervista</a> allo scrittore proprio su &#8220;Viaggi e altri viaggi&#8221;.</p>
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<p><em> </em></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/12/Tabucchi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5166" title="Tabucchi" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2011/12/Tabucchi-104x150.jpg" alt="" width="104" height="150" /></a></p>
<p>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/libri/viaggi-e-altri-viaggi" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p>Antonio Tabucchi &#8220;Viaggi e altri viaggi&#8221;,  Feltrinelli 2010 - Ean 9788807018220</p>
<p>C’è chi scrive per viaggiare e chi viaggia per scrivere. Non è questo il caso di Antonio Tabucchi. I viaggi raccolti nel suo ultimo libro sono tessere di quel puzzle che è il suo mondo e il suo cammino esistenziale, ma nessuno è stato fatto, come invece avviene per tanti altri scrittori di mestiere, con l’intenzione di trasformarlo poi in letteratura di viaggio. Tabucchi semplicemente viaggia per viaggiare. E scrive per scrivere. E vive per vivere. Perché “Il viaggio trova senso solo in se stesso, nell’essere viaggio… è come la nostra esistenza il cui senso principale è l’essere vissuta”, scrive nell’intensa nota introduttiva.<span id="more-5165"></span>Il libro racconta di luoghi cui Tabucchi sente di appartenere, come la sua Toscana e l’amato Portogallo e di altri come Parigi che, ancora ragazzo, gli hanno dischiuso le porte del mondo. Racconta di altrove vicini e lontani, l’Europa e New York, Buenos Aires e Kyoto e poi l’Egitto, l&#8217;India, l&#8217;Estremo Oriente, l&#8217;Australia e il Messico… “Viaggi ed altri viaggi” è un invito a partire, ma non facendo leva sulla curiosità del lettore per improbabili ed esotici altrove, bensì scoprendo il diverso nel familiare. Racconta di città e paesi, ma sono geografie dell’anima che ci guidano dentro il senso del viaggio. Il suo sguardo si nutre di sensibilità e di letture, di ricordi e di incontri, di luoghi e di persone. Tappa dopo tappa ci insegna a osservare, a vedere, a trovare.Tabucchi ha viaggiato molto, e questo, lo ammette, è “un grande privilegio, perché posare i piedi sul medesimo suolo per tutta la vita può provocare un pericoloso equivoco, farci credere che quella terra ci appartenga&#8221;. Tanti luoghi visitati, rivisitati e vissuti gli hanno fatto capire che la terra, come tutto nella vita, ci è data solo in prestito e a tempo determinato. Ma i suoi viaggi gli hanno fatto anche scoprire “insieme alla bellezza, la diversità del mondo … Non è vero che il mondo è piccolo. Non è neppure vero che è un villaggio globale, come pretendono i mass media. Il mondo è grande e diverso. Per questo è bello: perché è grande e diverso, ed è impossibile conoscerlo tutto”. All’autore non basta il luogo dove è nato o dove è vissuto. Gli è necessario il mondo per andare alla scoperta di sé attraverso l’altro. Che è poi il senso più profondo del viaggiare.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fviaggi-e-altri-viaggi%2F&amp;title=Viaggi%20e%20altri%20viaggi"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Pioggia-fango-merda-sole-blues</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 09:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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Massimo Rossi, &#8220;Pioggia fango merda sole blues. Un’Amazzonia senza Sting&#8221;, Nuovi Equilibri – Stampa alternativa -1999
Pubblicato su il reporter
Un libro che non è un racconto di viaggio, ma un diario di quaranta giorni vissuti da medico volontario in un anonimo, caldissimo, umidissimo e dimenticato “buco di culo del mondo”, dove il fango è impastato in eguale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/03/Massimo-Rossi-pioggia-fango....jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5330" title="Massimo Rossi pioggia fango..." src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/03/Massimo-Rossi-pioggia-fango...-100x150.jpg" alt="" width="100" height="150" /></a></p>
<p>Massimo Rossi, &#8220;Pioggia fango merda sole blues. Un’Amazzonia senza Sting&#8221;, Nuovi Equilibri – Stampa alternativa -1999</p>
<p>Pubblicato su <em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/libri/pioggia-fango-merda-sole-blues" target="_blank">il reporter</a></em></p>
<p><em><a title="il reporter" href="http://www.ilreporter.com/libri/pioggia-fango-merda-sole-blues" target="_blank"></a></em>Un libro che non è un racconto di viaggio, ma un diario di quaranta giorni vissuti da medico volontario in un anonimo, caldissimo, umidissimo e dimenticato “buco di culo del mondo”, dove il fango è impastato in eguale quantità alla merda per la totale assenza di fogne. Benvenuti a Placido de Castro, Acre, Brasile, ai confini con Bolivia e Perù. Un libro “che puzza”, a partire dal titolo, un libro che si legge con tutti e cinque i sensi e forse con l’olfatto più della vista. Nel titolo c’è già tutto: pioggia-fango-merda-sole. E poi il blues, con quella sua carica di nostalgica tristezza che affonda le radici nelle canzoni degli schiavi neri d’America. Un luogo dimenticato in cui non si può non chiedersi “cosa ci faccio io qui?” O meglio cosa ci fa qui questa gente e perché non fugge da un non-luogo come questo.</p>
<p><span id="more-5329"></span></p>
<p>Un luogo dove la musica di Sting e i movimenti ecologisti a difesa dell’Amazzonia non sono mai arrivati. Perché qui non c’è la foresta vergine dei documentari del National Geographic, qui non vivono popolazioni tribali tradizionali. C’è invece un territorio devastato dalle imprese del legname e abitato da coloni alla deriva in un’ambiente ostile.</p>
<p>Gente stanca, arresa, senza speranza, invisibile, dimenticata. La loro condanna non è la miseria estrema, ma sentirsi un’inutile eccedenza della società, “non esistere, essere niente”. Gente che non fa notizia, né quando nasce, né quando sopravvive, né quando muore. Tantissimi i bambini, piccoli di una struggente bellezza, ma che diventano subito grandi o che scompaiono prima di diventarlo, vittime di malattie o del traffico di minori. Bambini “buttati, persi, stracciati… già vecchi”. Non si respira rabbia, ma vuoto e rassegnazione, con i corollari di disoccupazione, alcolismo, prostituzione, malattie, abbandono, violenza, sporcizia. Qui ci vive un missionario italiano, padre Gabriele, “da quindici anni impegnato a lottare per riempire quel niente combattendo anche contro le proprie disillusioni”. C’è anche, di passaggio, Luigi-Luis, un francescano che nella sua indecisione se stare o ripartire, è forse la rappresentazione più vera del “cosa ci faccio io qui?” Come c’è Massimo Rossi, medico volontario, che per quaranta giorni incrocia le vite di quei reietti, ma onestamente sa di non poter essere uno di loro, perché poi torna a casa, mentre loro possono solo restare. Due mondi a parte, distanti e separati, il nostro mondo e il loro.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fpioggia-fango-merda-sole%2F&amp;title=Pioggia-fango-merda-sole-blues"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Traversine e ferrovie dimenticate</title>
		<link>http://acomeavventura.com/traversine/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 08:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ferrovie dimenticate]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Conti]]></category>
		<category><![CDATA[Traversine]]></category>
		<category><![CDATA[Treni]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica  4 marzo sarà la quinta giornata delle Ferrovie Dimenticate. Volentieri pubblico la recensione di Antonio Maddamma di LibriSenzaCarta sul libro &#8220;Traversine&#8221; di Massimo Conti su un viaggio a piedi lungo il percorso di un tratto di ferrovia abbandonata.
Anna
Tre viaggi in uno solo. Ecco a cosa ci invita Massimo Conti con il suo romanzo Traversine.
Un viaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/03/Massimo-Conti.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5333" title="Massimo Conti" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2012/03/Massimo-Conti-104x150.jpg" alt="" width="104" height="150" /></a>Domenica  4 marzo sarà la quinta giornata delle Ferrovie Dimenticate. Volentieri pubblico la recensione di Antonio Maddamma di LibriSenzaCarta sul libro &#8220;Traversine&#8221; di Massimo Conti su un viaggio a piedi lungo il percorso di un tratto di ferrovia abbandonata.</p>
<p><em>Anna</em></p>
<p><em>Tre viaggi in uno solo. Ecco a cosa ci invita Massimo Conti con il suo romanzo Traversine</em>.</p>
<p><span id="more-5332"></span>Un viaggio ideale sulle orme di quello reale, compiuto dall’autore-narratore in “50 km a piedi da Fano a Urbino lungo la ferrovia Metaurense” (come recita il sottotitolo) ormai abbandonata; un viaggio nel recente passato, sostenuto da un dialogo a più voci a bordo della littorina sulla linea ferroviaria ancora attiva (sarà soppressa nel 1987); un viaggio nella storia della Val Metauro, talora lontana, come quella evocata in un fantastico dialogo fra le anime di due soldati uccisi nella battaglia del Metauro del 207 a.C (con echi da Catullo e Properzio), talora vicina, quella delle dismissioni delle fabbriche novecentesche all’alba del postmoderno, in un paesaggio a tratti ferito, a tratti intatto, nel quale le voci nostrane di Fabio Tombari, Sergio Anselmi, Gabriele Ghiandoni e Paolo Volponi si innestano a visioni fumettistiche bonelliane e a suggestioni cinematografiche da Sergio Leone e Woody Allen. Ed è questo, a nostro parere, il viaggio più caro all’autore. Un <em>petit voyage</em>, compiuto da un bolognese che vive a Fano da vent’anni, ma è ancora considerato un “forestiero”, su un percorso non troppo distante dal tracciato dell’antica Flaminia, con uno spirito non dissimile dai viaggiatori stranieri settecenteschi e ottocenteschi: ne sono prova lo stupore e l’indignazione, il gusto per la citazione letteraria, la tendenza alla digressione, l’acribia documentaria botanica e zoologica che accompagnano la narrazione. Ma in un paesaggio quasi sempre modificato dall’uomo, nel quale si mescolano resti archeologici classici e industriali, vecchi e nuovi insediamenti, e sul quale si alternano dimenticanza e sfacelo, reticenza e denuncia sociale. Se l’autore, partito con fiducia brechtiana, vede cadere man mano la speranza che l’antica ferrovia risorga, non però si rassegna a voler perdere, in questo paesaggio, d’accordo con Paolo Rumiz, “l’ultimo treno per il bello&#8221;.</p>
<p><em>Recensione di Antonio Maddamma di LibriSenzaCarta</em></p>
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