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	<title>AcomeAvventura &#187; E come Etichetta</title>
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	<description>di Anna Maspero, riflessioni sul senso del viaggio</description>
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		<title>Non si fa!!!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 06:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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Pubblicato su il reporter &#8211; Comportamenti
“Bolla ambientale” è la definizione che gli antropologi danno dello spazio protetto e asettico in cui il turista tradizionale tende a rinchiudersi in viaggio. Altri cercano di non “fare i turisti” e di non estraniarsi dalla realtà umana dei luoghi visitati, che per molti rappresenta anzi il vero senso del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/04/090-Pipì.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3738" title="Proibito fare pipì" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/04/090-Pipì-150x105.jpg" alt="Proibito fare pipì" width="150" height="105" /></a></p>
<p>Pubblicato su <em><a title="Comportamenti" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/c-come-comportamenti" target="_blank">il reporter</a></em> &#8211; Comportamenti</p>
<p>“Bolla ambientale” è la definizione che gli antropologi danno dello spazio protetto e asettico in cui il turista tradizionale tende a rinchiudersi in viaggio. Altri cercano di non “fare i turisti” e di non estraniarsi dalla realtà umana dei luoghi visitati, che per molti rappresenta anzi il vero senso del loro viaggio. Diventa quindi importante conoscere abitudini e norme di comportamento, anche se in quanto stranieri ci è concessa una sorta di “immunità” che rende accettabile, entro certi limiti, qualche nostra “stravaganza”.</p>
<p><span id="more-3737"></span><br />
Se chiunque è disposto a perdonarci un errore d’accento o la coniugazione errata di un verbo, il discorso si fa più complesso quando entra in gioco non la sfera razionale ma quella emotiva. Gestualità e comportamenti possono essere addirittura più importanti della parola per stabilire una relazione e, se non appropriati, rischiano di innescare una reazione di rifiuto profonda proprio perché toccano ambiti più difficili da controllare.<br />
Il modo di vestire e le distanze da tenere variano e possono creare situazioni imbarazzanti, come indossare i nostri abiti un po’ sgualciti da viaggiatore informale durante cerimonie e feste o avere rapporti troppo disinvolti con persone dell’altro sesso. Semplici gesti che ci sembrano del tutto naturali hanno frequentemente decodificazioni diverse, quando non opposte, come nel caso dell’annuire con la testa per dire sì o scuoterla per negare.<br />
Prendiamo il saluto, il primo approccio con l’altro. I Maori della Nuova Zelanda si premono reciprocamente naso e fronte l’uno contro l’altro per condividere il respiro, il soffio vitale: un saluto bellissimo ma piuttosto insolito per chi è abituato a misurare la distanza tra sé e lo sconosciuto allungando il braccio per una stretta di mano. Così come il bacio sulla bocca fra persone dello stesso sesso comune fra i russi, crea negli altri occidentali non poco imbarazzo. Soffiarsi il naso nel fazzoletto è per noi segno di educazione, ma assolutamente sconveniente per un giapponese. Sputare e scatarrare è normale in molte parti d’Asia, così come preferire l’acqua alla carta igienica. Indicare con la mano, toccare la testa di un bimbo, sedersi con i piedi rivolti verso qualcuno… sono tutti gesti che possono essere da innocui a molto maleducati a seconda dei luoghi. Il cibo è cultura e condivisione, ma come comportarsi davanti a uno stufato di cane in Corea, a un budino di ratto in Arunachal Pradesh, a formiche al cioccolato in Messico, o ai chicchi di caffè vomitati dalla donnola in Vietnam? E se questi sono casi limite, il cibo rimane uno degli ostacoli maggiori, se si pensa che nella stessa Europa per un inglese è ripugnante anche mangiare carne di coniglio o di cavallo…<br />
Per non parlare della complessità e diversità di approccio ai rapporti fra i sessi, all’omosessualità, alla vecchiaia, alla morte e ai riti che l’accompagnano.<br />
L’essere umano si somiglia, ma non per quella superficiale omologazione che ricopre il mondo della stessa patina, non perché le società multietniche hanno rimescolato le carte. Si somiglia da sempre nel profondo dei valori e delle emozioni, nella gioia e nella sofferenza. Però ha diverse modalità di espressione ed è da lì che nasce quella ricchezza culturale che tanto affascina il viaggiatore. Ed è proprio lui, nella sua veste di straniero, che deve adeguarsi alle abitudini locali, lasciando a casa quel senso di sufficienza che, più o meno consapevolmente, sopravvive nel DNA di chi è nato in questa parte di mondo.</p>
<p><em>Per approfondire: “Il viaggiatore maldestro. Le gaffe e i modi per evitarle” di Mark McCrum, Einaudi</em></p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fnon-si-fa%2F&amp;title=Non%20si%20fa%21%21%21"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Con-Tatto</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 06:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[E come Etichetta]]></category>
		<category><![CDATA[P come Posta del Cuore]]></category>
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		<category><![CDATA[Contatto]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Celati]]></category>
		<category><![CDATA[Maruja Torres]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su il reporter - Contatto
Poche settimane fa ero in viaggio fra le chiese dell’altopiano etiope durante la celebrazione delle festività del Natale ortodosso. Un Natale profondamente vissuto, con migliaia di pellegrini riuniti nei cortili delle chiese e raccolti in preghiera, un Natale molto diverso dal nostro impregnato di consumismo&#8230;.

… sono al monastero di Na’akuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/01/Etiopia-pellegrini.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3429" title="pellegrini a Lalibela, Etiopia" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/01/Etiopia-pellegrini-150x104.jpg" alt="pellegrini a Lalibela, Etiopia" width="150" height="104" /></a>Pubblicato su<em> <a title="Con-Tatto" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/c-come-con-tatto" target="_blank">il reporter</a></em><a title="Con-Tatto" href="http://www.ilreporter.com/parole-nomadi/c-come-con-tatto" target="_blank"> </a>- Contatto</p>
<p>Poche settimane fa ero in viaggio fra le chiese dell’altopiano etiope durante la celebrazione delle festività del Natale ortodosso. Un Natale profondamente vissuto, con migliaia di pellegrini riuniti nei cortili delle chiese e raccolti in preghiera, un Natale molto diverso dal nostro impregnato di consumismo&#8230;.</p>
<p><span id="more-3423"></span><br />
… sono al monastero di Na’akuto La’ab e osservo i pellegrini inginocchiarsi ai piedi del sacerdote che con una croce non solo li benedice, ma li tocca in varie parti del corpo. Un contatto fisico che già da solo mi sembra avere poteri taumaturgici, almeno per quella gente profondamente credente. Poi avviene un piccolo incidente. Accanto a me una turista per distrazione batte violentemente il capo contro il ramo di un albero, accorre un sacerdote in suo aiuto, ma prima ancora che possa avvicinarsi, lei lo guarda e gli grida: “non toccarmi”. Lui si allontana senza pronunciare parola…<br />
Una scena che continua a tornarmi in mente. Forse è un invito a riflettere. Ripenso alle migliaia di corpi pigiati all’inverosimile l’uno accanto all’altro dentro il cortile di Bet Maryam la notte di Natale. Ripenso ai pellegrini che si stringono ancora di più, sfidando qualsiasi legge fisica, per farmi posto alle cerimonie. Ripenso alle mani che mi toccano, mi trattengono perché io non cada dallo spalto della chiesa, alto diversi metri. E ai bambini che nei mercati cercano la mia mano. Alla gente che si saluta abbracciandosi tre volte e non limitandosi come noi all’abituale stretta di mano che mantiene le distanze. Ripenso a un ragazzo di <a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/01/Tilahun-2010.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3425" title="Tilahun" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/01/Tilahun-2010-150x104.jpg" alt="Tilahun" width="150" height="104" /></a>nome Tilahun, cui mi lega una profonda affezione, che reincontrandomi dopo diversi anni continua ad abbracciarmi con una gioia semplice e pura.<br />
Emozioni e sensazioni di “pelle”. Ma c’è anche una spiegazione più razionale per i diversi comportamenti. Un’interessante scienza dal nome strano, prossemica, studia proprio il variare delle distanze nelle diverse culture. Intorno a noi ci sono una serie di bolle virtuali che delimitano la distanza intima, quella personale per l&#8217;interazione fra amici, quella sociale fra conoscenti e quella per le pubbliche relazioni. Sembra essere un’eredità ancestrale derivata dagli animali che reagiscono con aggressività o paura alla vicinanza dell&#8217;altro, in quanto limitazione del proprio spazio vitale.<br />
E’ importante viaggiando conoscere anche queste regole non scritte, osservare come si comportano le persone e cercare di adeguarsi per evitare situazioni di disagio o anche offensive. Ma al di là della variabilità di queste distanze a seconda della cultura di appartenenza, perché sentirci minacciati se qualcuno ci tocca? Si è allargata così tanto la nostra bolla virtuale?<br />
Viviamo in spazi urbani sempre più ristretti, ci ammassiamo dentro metropolitane, nelle discoteche o sulle spiagge, ma poi evitiamo qualsiasi contatto. Il sesso non è più tabù, ma lo è diventato invece il contatto fisico al di fuori del rapporto sessuale. Curiosiamo nella vita delle persone attraverso i social network, esterniamo fatti personali su stampa e televisione, ma nel quotidiano siamo sempre più diffidenti e ci costruiamo intorno muri virtuali e reali per proteggere la nostra privacy. E in nome della privacy, nuovo moderno feticcio, ci rendiamo la vita infinitamente più complicata. In realtà stiamo solo proteggendo la nostra solitudine.<br />
Forse il viaggio in luoghi affollati d’umanità e non solo di gente, ci può far perdere qualche paura e far ritrovare il piacere del con-tatto, quello di pelle, diverso dai tanti contatti virtuali che affollano le nostre rubriche mail.</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/01/008-Fiesta-Bolivia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3424" title="in Bolivia" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2010/01/008-Fiesta-Bolivia-150x105.jpg" alt="in Bolivia" width="150" height="105" /></a></p>
<p>Consiglio due libri scritti da viaggiatori che non temono di si mescolarsi alla gente su treni, corriere e taxi-brousse : Gianni Celati “Avventure in Africa” e Maruja Torres “Amor America, Un viaggio sentimentale in America Latina”, entrambi di Feltrinelli.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fcon-tatto%2F&amp;title=Con-Tatto"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Mangiare un gelato è reato</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 13:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[E come Etichetta]]></category>
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Dopo l&#8217;approvazione a Lucca di un regolamento per cui non è ammessa, all&#8217;interno del centro storico, l&#8217;apertura di ristoranti etnici, anche la Lombardia si mette al passo con il nuovo trend e vara quella che è stata soprannominata la &#8220;legge antikebab&#8221;. Una multa fino a tremila euro per chi consuma cibo in strada. Qualcuno ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1795" title="peru-gelato" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/04/peru-gelato-150x104.jpg" alt="peru-gelato" width="150" height="104" />Dopo l&#8217;approvazione a Lucca di un regolamento per cui non è ammessa, all&#8217;interno del centro storico, l&#8217;apertura di ristoranti etnici, anche la Lombardia si mette al passo con il nuovo trend e vara quella che è stata soprannominata la &#8220;legge antikebab&#8221;. Una multa fino a tremila euro per chi consuma cibo in strada. Qualcuno ha scritto che in Italia abbiamo perso il lume della ragione. Sicuramente abbiamo perso il senso del ridicolo.</p>
<p><span id="more-1739"></span></p>
<p>Anche se è improbabile che questa legge possa essere applicata, è grave il solo fatto che sia stata varata. Giusto regolare l&#8217;emissione di licenze di apertura di nuovi locali, multare quelli con carenze igieniche o gli avventori che sporcano (magari qualche cestino per i rifiuti in più sarebbe però un aiuto). Ma per questo le leggi ci sono già, basta farle rispettare. E non lo si fa con l&#8217;intolleranza. La &#8220;legge antikebab&#8221;, nata con intenti discriminatori verso i cibi etnici (ma a suo tempo erano etnici o stranieri anche patata, pomodoro, caffè, peperoncino&#8230;), di fatto penalizza e criminalizza il cibo da asporto e lo street food. Il cibo di strada ha una lunga tradizione di cultura e creatività. Anche in Italia. La pizza al taglio, la farinata, la focaccia di Recco, i panzerotti, le piadine, i gelati, le caldarroste&#8230;  E&#8217; un modo per godersi la città, per viverla, è un momento di aggregazione soprattutto per i giovani, una festa per i piccoli</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1741" title="street-food1" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2009/04/street-food1-150x112.jpg" alt="street-food1" width="150" height="112" /></p>
<p>e per quelle tante famiglie che non possono permettersi il costo di una cena seduti. Con queste leggi si svuota e si devitalizza la città e cresce non la sicurezza ma l&#8217;intolleranza.Non voglio difendere il fast food, visto che apprezzo quel fenomeno così italiano (nonostante il nome) che è lo slow food. Personalmente, a casa e in viaggio, cerco di mangiare cibo del posto ed evito le catene internazionali. Ma la mia è una scelta, non un obbligo. E comunque volentieri e ovunque assaggio lo street food. Ovunque ad eccezione della Lombardia dove finiremo tutti a mangiarlo di nascosto chiusi in un cesso (potremmo lanciare un neologismo, il &#8220;toilet food&#8221;!!). E non perché ammalati di bulimia, ma per evitare il sovrapprezzo applicato alle consumazioni al tavolo e la multa salata di un vigile zelante se ci azzardiamo ad uscire dal locale. I cartelli con scritto  &#8220;gelato da passeggio&#8221;  sono diventati di fatto un&#8217;istigazione a delinquere. Certo la popolarità della polizia municipale, già non altissima, non ne guadagnerà. Chissà se dovranno multare solo il nonno che ha offerto il gelato al nipote o se sono punibili anche i minori&#8230; ma una soluzione c&#8217;è, andiamo tutti nei centri commerciali, lì potremo ancora provare il piacere proibito di passeggiare con un gelato in mano!</p>
<p>Se volete fare sentire la vostra voce cliccate <a title="gruppo FB" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=94172969917" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fmangiare-un-gelato-e-reato%2F&amp;title=Mangiare%20un%20gelato%20%C3%A8%20reato"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Come perdere turisti per pura avidità</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 09:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggendo un&#8217;interessante riflessione di Maurizio Maggiani su Il Secolo XIX, ho pensato di girare il link sul blog. Parla di riviera ligure, ma l&#8217;atteggiamento spremi-turista è diffuso purtroppo ovunque in Italia. Se noi trattiamo così i turisti (italiani, ma soprattutto stranieri, visto che sono inevitabilmente i più esposti a cadere nelle trappole), non aspettiamoci un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/08/spiaggia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-747" title="spiaggia" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/08/spiaggia-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>Leggendo un&#8217;interessante riflessione di Maurizio Maggiani su Il Secolo XIX, ho pensato di girare il link sul blog. Parla di riviera ligure, ma l&#8217;atteggiamento spremi-turista è diffuso purtroppo ovunque in Italia. Se noi trattiamo così i turisti (italiani, ma soprattutto stranieri, visto che sono inevitabilmente i più esposti a cadere nelle trappole), non aspettiamoci un trattamento diverso all&#8217;estero. E invece, ripensando ai miei viaggi, mi vengono in mente soprattutto, se non soltanto, episodi di ospitalità sincera e gentilezza. Non vorrei fare la moralista, ma un altro degli insegnamenti del viaggio è proprio quello di trattare lo straniero come vorremmo essere trattati noi quando siamo altrove.</p>
<p>A.M.</p>
<p><a title="Perdere Turisti" href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/08/17/1101699154197-come-perdere-turisti-pura-avidita.shtml" target="_blank">Come perdere turisti per pura avidità</a></p>
<p>Di Maurizio Maggiani &#8211; 17 agosto 2008 - Il Secolo XIX &#8211; Genova</p>
<p><span id="more-745"></span></p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/08/il-viaggiatore-notturno.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-746" title="il-viaggiatore-notturno" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/08/il-viaggiatore-notturno-104x150.jpg" alt="" width="104" height="150" /></a>E a proposito di Maurizio Maggiani, vorrei ricordare il suo libro &#8220;Il viaggiatore notturno&#8221; (Feltrinelli 2006). Avrei voluto scriverne la recensione, poi i libri letti si sono accumulati ed è rimasto in stand-by. Un libro particolare, lento, non certo consigliabile a chi cerca romanzi d&#8217;azione. Ma pieno di suggestione. Mi sono piaciute, forse perché amo così tanto le rondini, le pagine a loro dedicate mentre il protagonista, un irundologo, aspetta il loro passaggio nel mezzo del Sahara. Commoventi le pagine dell&#8217;assedio di Tuzla. Le storie si intrecciano, non sempre è facile seguirle, ma bisogna lasciarsi trasportare dal racconto, talvolta onirico, proprio come ascoltando delle storie intorno a un fuoco nel deserto &#8230;</p>
<p> A.M.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Facomeavventura.com%2Fcome-perdere-turisti-per-pura-avidita%2F&amp;title=Come%20perdere%20turisti%20per%20pura%20avidit%C3%A0"><img src="http://acomeavventura.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Il &#8220;bastardo&#8221; non può viaggiare</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2008 10:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>A.M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[B come Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[E come Etichetta]]></category>
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		<description><![CDATA[Prendo spunto dall&#8217;articolo di oggi &#8220;La vacanza chic di Lerner fa infuriare i fan&#8221; di Federico Novella su Il Giornale. Mi ha incuriosito in primo luogo perché parlava di Perù, poi perché l&#8217;oggetto del contendere era proprio il viaggio e su questo argomento offre parecchi spunti di riflessione. Vorrei rispondere evitando i luoghi comuni (del pensiero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo spunto dall&#8217;articolo di oggi &#8220;<a title="Gad Lerner e i viaggi" href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=265176" target="_blank">La vacanza chic di Lerner fa infuriare i fan</a>&#8221; di Federico Novella su Il Giornale. Mi ha incuriosito in primo luogo perché parlava di Perù, poi perché l&#8217;oggetto del contendere era proprio il viaggio e su questo argomento offre parecchi spunti di riflessione. Vorrei rispondere evitando i luoghi comuni (del pensiero in questo caso). Internet è pieno di gente che racconta viaggi come quello di Lerner (anche questo blog che pure vorrebbe riflettere più sul perché che sul dove, e questa è un&#8217;ottima occasione). Sono tutti esibizionisti e bisognerebbe mettere i sigilli ai loro siti? O se votano a sinistra dovrebbero cambiare bandiera?</p>
<p><a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/05/gad-lerner.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-539" title="gad-lerner" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/05/gad-lerner-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>   <a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/05/calderoli-ansa.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-540" title="calderoli-ansa" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/05/calderoli-ansa-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a>   <a href="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/05/peru-machu-picchu.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-541" title="peru-machu-picchu" src="http://acomeavventura.com/wp-content/uploads/2008/05/peru-machu-picchu-150x104.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a></p>
<p><span id="more-538"></span></p>
<p>Da quanto scrive Novella il viaggio di Lerner sembra essere di tutto rilievo e di grande interesse. Poi ho fatto un salto sul blog dell&#8217;Infedele e non mi sembra che il suo breve resoconto pecchi di esibizionismo, ma piuttosto ci sia entusiasmo. Tra l&#8217;altro è partito con una coppia di studiosi di tutto rispetto (Mario Verin e Giulia Castelli Gattinara, autori di bellissimi libri di fotografia e di archeologia e che tra l&#8217;altro avremo ospiti il prossimo anno nella rassegna Viaggio intorno al Viaggio a Cantù). Il suo è un viaggio dove c&#8217;è spazio anche per i ritmi lenti del trekking, in un paese del sud del mondo, ricco di storia, cultura, natura, gente. Non mi interessa certo difendere il protagonista della vicenda. Ma questa levata di scudi (più di novanta messaggi ad oggi sul suo blog, molti critici, anche se spesso con i piacevoli toni dell&#8217;ironia), questa stigmatizzazione del viaggio (soprattutto se a farlo sono quelli di sinistra, che dovrebbero invece dedicarsi secondo Novella solo a vacanze culturali e sottotono sulle spiagge e le colline dietro casa), mi sembra sinceramente propaganda perbenista e di bassa lega. Possiamo discutere sulla sproporzione fra gli stipendi della gente normale e i compensi di alcuni personaggi, tipo di chi lavora nello spettacolo, ma non su come uno decide di usare i propri soldi. Perché non un trekking in Perù? Perché non è alla portata di tutti e quindi anche chi se lo può concedere dovrebbe o rinunciarci o nasconderlo? C&#8217;è chi i soldi non li ha e non si può permettere non solo un viaggio in Perù, ma molto altro di più essenziale. E allora chi, pur stando a sinistra, dispone di risorse per vivere senza problemi di soldi, dovrebbe forse acquistare solo cibi al discount ed evitare accuratamente qualsiasi ristorante non a menu fisso? C&#8217;è chi un viaggio può permetterselo solo da clandestino, e allora tutti noi che abbiamo un passaporto dovremmo smettere di rinnovarlo? E chi è ricco deve nascondersi, chiudere i soldi in banca o comprarsi solo Ferrari (ovviamente da parcheggiare in garage perché tanto ci sono i limiti di velocità e una Panda è lo stesso)? O non è meglio se ne vada in Perù e poi ne parli, così qualcun altro magari decide di andarci al posto di vedersi il servizio confezionato sull&#8217;ultimo modello di televisore al plasma? Ho viaggiato con (posso dirlo) parecchie centinaia di persone che investono tutti i loro risparmi degli stipendi di dodici mesi per farsi un viaggio come quello di Lerner e con altri che invece nel viaggio ci investono al massimo gli interessi bancari dei loro conti. In un caso e nell&#8217;altro ho spesso incontrato persone in gamba, motivate, e la differenza la fa non la dichiarazione dei redditi, ma lo stile di viaggio, il rispetto per chi si incontra lungo la strada, l&#8217;interesse per le realtà diverse cui ci si avvicina. E se poi al ritorno c&#8217;è anche un po&#8217; di esibizione, è umano e naturale, il racconto fa parte del piacere del viaggio.</p>
<p>Per quel che riguarda Calderoli, citato a esempio nell&#8217;articolo, spero proprio continui ad andare in vacanza a Calolziocorte, e anche lì prima di uscire si controlli bene allo specchio che T-shirt indossa, per evitare problemi a chi vorrebbe visitare la splendida Libia in tranquillità, senza trovarsi davanti cittadini libici, altrimenti gentilissimi, armati per l&#8217;occasione di bastoni e pietre alla ricerca di italiani, causa la maglietta antimaometto del nostro ministro.</p>
<p>E a Gad Lerner i miei complimenti: ottima scelta. Anzi, se gli piace il Sudamerica, appena la situazione politica si tranquillizza, gli consiglio il sud della Bolivia, personalmente ci sono stata molte volte (e non vi dico perché, fatti miei, forse sono ricca, forse sono così pazza da spendermi i soldi che ho per tornare e ritornare a 4000 metri con -20 gradi di temperatura notturna e un vento becco, a me piace così). E anche i boliviani, lo so per certo, vorrebbero che ci fossero un po&#8217; più turisti innamorati del loro paese, anche turisti ricchi, perchè è pure meglio se spendono qualche soldo in più dei saccopelisti che in genere frequentano queste destinazioni un po&#8217; fuorimano.</p>
<p>A.M.</p>
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