luglio 1st, 2010 at 11:49 pm

Agonia delle popolazioni tribali nel cuore dell’India

Lettera di un amico indiano a commento dell’articolo di Arundhati Roy su Internazionale 851/2010

Per chi volesse leggere l’articolo è disponibile la versione in inglese di Outlook India

Dear Anna,
l’articolo di Arundhati Roy è scritto bene, l’ho letto e riletto e conservato. Questo argomento come sai mi sta profondamente a cuore. Ho trascorso trent’anni fra i tribali e ho una casa di fango fra i parajas, non lontano da dove lei è stata. Amo i tribali, conosco la loro realtà e da loro ho appreso i valori della vita.
Il testo è di Arundhati è buono, fino ad un certo punto anche vero rispetto ai problemi affrontati dai tribali dopo l’indipendenza: il complesso di superiorità intellettuale dei burocrati hindu e il disinteresse della macchina governativa. Lei ha però cercato di romanticizzare i maoisti senza scavare fino in fondo. L’agonia dei tribali e la loro miseria sono sfruttate dai leader maoisti hindu, spingendoli a prendere le armi e a uccidere.

Sono messi al muro, schiacciati fra gli interessi delle industrie che vogliono trasferirli dalle loro terre ancestrali e quelli dei quadri maoisti armati fino ai denti. Ragazzi minorenni, maschi e femmine, sono costretti a prendere le armi e a perdere la loro preziosa fanciullezza. Come può giustificare i rischi dei combattimenti contro i militari? Non difendo la macchina governativa, ma voglio assolutamente chiarire quanto sia pericoloso dipingere i maoisti con toni romantici. Lei li descrive come gandhiani con i fucili, ma non credo che Gandhi ne sia contento nel mondo dei morti, avendo sempre lottato contro ogni genere di violenza.
Arundhati ha visitato per una sola volta nella sua vita un’area tribale, ma ne ha tratto conclusioni definitive e le ha diffuse come il verbo di un messia che può avere accesso al mondo occidentale in quanto famosa. E’ diventata una pedina nel gioco di scacchi della propaganda comunista senza davvero rendersi conto di quanto male e quanto dolore alla fine dovranno subire i tribali.
deep regards
Srikant

E’ questa la mail tradotta in italiano di Srikant, un caro e fraterno amico, antropologo indiano e profondo conoscitore delle aree tribali, con cui ho avuto la grande fortuna di fare diversi viaggi in India.
Avevo letto l’inserto pubblicato sul numero del 18 giugno di Internazionale sulle popolazioni tribali dell’India Orientale, un lungo articolo a firma di Arundhati Roy, scrittrice indiana che conosco e i cui libri ho amato. Lo stesso reportage è stato pubblicato sul settimanale indiano Outlook e ha sollevato molte critiche in patria. L’articolo, ben scritto, mi ha però lasciato non convinta. Mi è sembrato di fare un salto indietro di qualche decennio, quando romanticamente abbiamo abbracciato cause che hanno portato distruzione e morte (sto pensando ad esempio alla rivoluzione culturale cinese e a quanto successo in Tibet e non solo). Così gli ho chiesto un suo parere. Credo che le sue parole meritino una profonda riflessione.

Share
3
  • 1

    Anche io ho apprezzato alcuni scritti di Roy, ma non capisco come si possa, nel XXI secolo, rifarsi ancora al personaggio di Mao, che ha fatto più vittime di Hitler e Stalin messi assieme. Solo dopo la morte di Mao la Cina è uscita dal buio e si è avviata, se pur con enormi contraddizioni, verso il suo futuro.

    Marco Carnovale on luglio 11th, 2010
  • 2

    grazie a te, Anna, e alle tue ammirevoli e preziose iniziative! un abbraccione

    laura (Raya) on luglio 6th, 2010
  • 3

    Thanks Anna,
    Let people know how futile is this endless boodshed in tribal territory.Arundhati roy and people like her should realise how much harm they have already done to the Gonds.
    Let wisdom prevail
    with lots of affection to you, who helped to express the silent common mans view
    Srikant

    Srikant Mishra on luglio 6th, 2010

 

RSS feed for comments on this post | TrackBack URI

Open Sort Options

Sort comments by:
  • * Applied after refresh